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Donne e malattia, quando il pregiudizio uccide: il caso della 14enne morta per aneurisma

Il caso della studentessa 14enne romana morta perchè i dottori hanno sminuito il suo dolore impuntandolo allo stress riapre il dibattito sul pregiudizio che troppo spesso colpisce le donne in ambito medico.

Pronto soccorso

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Aveva 14 anni la ragazza di Roma morta lo scorso 6 novembre a causa di un aneurisma celebrale che i dottori dell’Ospedale Pertini hanno scambiato per stress. La liceale si era sentita male poco dopo il suono della campanella che segnava l’inizio delle lezioni, svenendo davanti agli occhi increduli dei suoi compagni. Poi la corsa in ospedale come codice giallo, i medici che dicono alla famiglia che la loro bambina è solo stressata, le insistenze della madre che obbligano i dottori a fare una tac e poi un nuovo trasferimento verso l’ospedale Bambin Gesù, dove i chirurghi fanno di tutto per far defluire il sangue di quello che è fin dall’inizio era un aneurisma celebrale, rivelatosi fatale.

Dopo la tragica perdita della figlia, la famiglia della ragazza ha denunciato ignoti per delitto colposo, nella speranza che venga fatta chiarezza su quello che è successo. Intanto il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha inviato una task force al Pertini e anche la Regione Lazio ha aperto un'indagine interna, richiedendo al Direttore Generale della Asl Roma 2, ove ricade l'ospedale, una relazione dettagliata sull’accaduto.

Quella dell’adolescente romana è solo l’ultimo dei tanti casi in un cui reali problemi di salute di una donna vengono scambiati per stress o per mera patologia “psichiatrica”. Emblematica in merito è anche la storia dell’impiegata di Livorno che non è stata ascoltata dal suo medico di base che l’ha definita “ipocondriaca” quando invece era affetta da un carcinoma midollare tiroideo diagnosticatole solo 4 anni dopo i primi sintomi da una tac. Oggi la donna toscana non è ancora guarita, ma nonostante questo riuscita ad avere un figlio e ha preteso giustizia intentando una causa civile contro il suo ex medico in seguito quale la Corte di Appello di Firenze le ha dato ragione.

Donne e malattia: il pregiudizio mortale

Che le donne affette da una malattie vengano trattate in maniera diversa dagli uomini in quanto i loro sintomi sono spesso considerati derivanti unicamente da espressioni psicologiche ed emozionali “tipicamente femminili” è cosa ormai nota e che viene considerata una forma di gravissima discriminazione denominata, dal 1991, sindrome di Yentl. Tale termine è stato coniato dalla cardiologa e psicologa americana Bernadine Healy in seguito a uno studio basato sull’osservazione di un gruppo di donne affette da coronaropatia. Tale ricerca portò alla luce che, a differenza dei pazienti maschi, le femmine subivano più errori diagnostici, ricevevano meno cure e venivano sottoposte ad interventi chirurgici nientaffatto risolutivi.

La dottoressa Bernadine HealyHDNew York Times

Il termine sindrome di Yentl - che prende il nome l'eroina del racconto Yentl The Yeshiva Boy di Isaac B. Singer che era costretta a travestirsi da uomo per accedere allo studio del Talmud, testo sacro dell’ebraismo - oggi non viene utilizzata solo in ambito cardiologico. Dal ’91 in poi, infatti, sono stati realizzati molti studi inerenti al differente trattamento medico che le donne ricevono rispetto agli uomini e tra i quali vale la pena annoverare la ricerca del 2001 dell’Università del Maryland, The Girl Who Cried Pain (La ragazza che urla di dolore), che mette in luce che le donne malate sentono il dolore più intensamente e per un più lungo lasso di tempo proprio perché le loro patologie vengono trattate in maniera più blanda rispetto a quelle degli uomini.

Malattie femminili: il dolore silenzioso

In merito alla discriminazione delle donne in ambito medico/scientifico, nel maggio del 2015 ha fatto scalpore e aperto un dibattito internazionale importante l’articolo del giornalista e scrittore Joe Fassler che ha reso pubblica l’inumana esperienza della moglie, ricoverata per un dolore lancinante causato da una torsione ovarica, diagnosticata soltanto dopo 9 ore di attesa e di esami fatti senza criterio.

Il lungo articolo di Fassler pone l’accento su quanto spesso vengano sottovalutate le malattie tipicamente femminili, prima su tutte l’endometriosi che - nonostante 176 milioni di casi accertati - sono pochissimi i medici che riescono a diagnosticarla scambiandola spesso e volentieri per dismenorrea.

La medicina di genere

La questione femminile in medicina nasce proprio dall’articolo Bernardine Healy che coniò il termine sindrome di Yentl,  pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. Ad oggi lo studio del medico della Healy è la pietra miliare della medicina di genere, ovvero una branca della scienza che si pone come obiettivo quello di offrire ad ogni persona, uomo o donna, la terapia più efficace ed appropriata attraverso lo studio delle differenze sessuali, socio-culturali e comportamentali che influiscono sullo sviluppo, diagnosi e cura della malattia.

Giovane donnaHD

Dal 2000 l'Organizzazione mondiale della sanità ha inserito la medicina di genere nell'Equity Act, due anni dopo costituisce  il Dipartimento per il genere e la salute della donna. Nel maggio 2010 le istituzioni europee hanno promulgato una legge che le rende la medicina di genere obbligatoria in Europa attraverso una rappresentanza femminile equa negli studi clinici e di ricerca che nella maggior parte dei casi sono stati sempre effettuati su giovani adulti, maschi e bianchi.

La strada perché la medicina di genere diventi una vera e propria cura per discriminazione delle donne in ambito medico/scientifico è ancora lunghissima ma la speranza è che, prima o poi, casi come quello della ragazza romana e della donna livornese diventino una rarità e che racconti come quelli di Joe Fassler non siano più la normalità:

La diagnosi di calcoli al rene che era stata fatta a mia moglie era dovuta a una negazione del dolore di Rachel, che veniva ricondotto alla sua natura femminile. Con un po’ più di attenzione, ci si sarebbe accorti che c’era bisogno di una valutazione ginecologica... Ogni alzata di spalle delle infermiere sembrava volermi dire: 'Le donne piangono, cosa ci puoi fare?'

Fonte: La Repubblica, Il Fatto Quotidiano

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