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Angelina Jolie e il suo impegno per i diritti e la difesa dell’uomo

La Jolie, regista impegnata, si è messa in prima linea per raccontare il genocidio dei cambogiani negli anni '70 basata sull'autobiografia scritta dall'attivista Loung Ung che in quella circostanza perse i genitori.

L'attrice e regista Angelina Jolie con la scrittrice Loung Ung.

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Angelina Jolie è ritornata a indossare le vesti da regista, per realizzare un film come First They Killed My Father, in Italia disponibile su Netflix con il titolo Per primo hanno ucciso mio padre. Presentato in anteprima al Toronto Film Festival, e ispirato a una storia vera, il film racconta la storia contenuta nell'autobiografia Il Lungo Nastro Rosso scritta dall'attivista cambogiana Loung Ung. Ma di che cosa parla? Si tratta di una storia di sopravvivenza ambientata negli anni del regime dei Khmer Rossi, guidati da Pol Pot in Cambogia.

Fu uno dei regimi comunisti più violenti e, nonostante fosse durato solo dal 1975 al 1979, causò la morte di circa due milioni di persone. Per Angelina Jolie, quindi, è stata un'occasione per ritornare indietro nel tempo e fare luce su quegli eventi. Ad aiutarla nella realizzazione è stata proprio la scrittrice Ung che a dieci anni ha subito violenze. Così il racconto viene filtrato attraverso lo sguardo di una bambina che, sebbene debba ancora conoscere il mondo, si è trovata ad affrontare qualcosa di più grande. Ma come ha fatto la Jolie a sostenere questa nuova prova? Lo ha spiegato in un'intervista che ha rilasciato alla rivista di intrattenimento The Wrap.

L'impegno sociale della regista

Angelina, da anni impegnata come ambasciatrice per l'UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha spesso fatto visita ai profughi nei campi. In realtà è già stata in Cambogia, 16 anni fa, quando ha avuto la possibilità di vedere con i suoi occhi la condizione di povertà che coinvolge gli abitanti. "Mi sono resa conto di quanto poco sapessi del mondo, ma quando ho letto le memorie di Loung Ung mi sono detta che avrei dovuto raccontare questa storia" ha spiegato.

L'attrice Angelina Jolie abbraccia l'attivista Loung Ung.HDAngelina Jolie.

A darle un ulteriore incoraggiamento è stato il figlio adottivo Maddox che oggi ha 16 anni, anche lui cambogiano. Un motivo in più per aiutarlo a comprendere le sue origini e il loro valore. L'ultimo anno per l'attrice non è stato facile, anche a causa del divorzio da Brad Pitt, ma non le ha impedito di dedicarsi al suo lavoro e di sostenere le cause che le stanno più a cuore, come l'affermazione dei diritti dell'uomo e la parità di genere. Più volte è intervenuta per far valere i diritti delle donne, come ha fatto a Hollywood in occasione della prima di The Breadwinner.

Oggi Loung Ung ha 47 anni e ha avuto tutta la vita davanti a sé per comprendere che cosa fosse successo e l'importanza dei diritti dell'uomo. Per questo è diventata anche un'attivista. Sono passati più di quarant'anni, ma le terribili esperienze sono ancora vive sulla sua pelle. Non ha potuto dimenticare il modo in cui venne ucciso suo padre (da qui anche il titolo del film). La scrittrice, perciò, ha voluto onorare le vittime e recuperare la loro storia perché non andasse persa. In realtà l'industria cinematografica ha realizzato pochi film sui cambogiani e il film diretto dalla Jolie è uno di questi. La Ung, però, non avrebbe mai immaginato che un giorno la sua storia potesse diventare un film, per questo ha ringraziato la Jolie per averla aiutata a rendere concreto questo suo sogno. Ma come ha detto il produttore Rithy Panh, "La storia si ripete e noi abbiamo bisogno di questo tipo di film, per spiegare alle nuove generazioni qual è il valore dell'essere umano."

Il pericolo di amare e l'importanza di raccontare

La Jolie ha affermato che il punto di vista della bambina è stato decisivo per la costruzione della trama. Ci sono parti in cui la protagonista osserva incuriosita gli eventi (forse non del tutto cosciente dei pericoli) e altri invece nei quali distoglie lo sguardo, perché non è ancora pronta ad affrontare certe cose. In sostanza per la regista non solo è stato importante creare un punto di vista, ma empatia con il suo pubblico. Infatti, come lei stessa ha spiegato di "aver cercato di essere fedele alla storia e all'esperienza della protagonista."

Nel corso dell'intervista la Ung ha chiarito che oltre alle difficoltà causate dalla guerra, non è stato facile innamorarsi di qualcuno. Per sperare di sopravvivere ha dovuto improvvisarsi sorda, muta, cieca: in altre parole invisibile. Quando hanno portato via i suoi genitori, lei è rimasta in un villaggio in cui non conosceva nessuno e per questo ha provato un grande senso di solitudine. Inoltre doveva sempre stare attenta alle persone che frequentava, perché da un momento all'altro avrebbero potuto tradirla. Osservare le sue esperienze con un film è stata una grande prova di coraggio, un'esperienza senza dubbio commovente.

La scrittrice Loung Ung autrice de Il Lungo Nastro Rosa.HDLoung Ung

Per Angelina è stato anche un diritto, non solo come artista ma anche come cittadina che ha il dovere di informare e far riflettere le persone. Come infatti ha dichiarato nell'intervista: "Il fallimento della democrazia dipende da una voce che non riesce a imporsi e a guidare gli altri verso la civiltà". In questo possono contribuire senz'altro le donne. Della stessa opinione è anche Rithy Panh e ha aggiunto: "Pensare a tragedie come quella di Charlottesville o, andando indietro nel tempo di Auschwitz, la gente deve capire che avrebbe dovuto attivarsi per impedire che tutto questo accadesse". Alla fine le ideologie non fanno altro che diffondere l'odio e dividere le persone: "Ci sono più sfollati nel mondo e guerre in corso rispetto a prima. Per questo bisogna diventare più forti, uniti e prestare attenzione" ha detto concludendo.

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