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25 novembre: tutti i film per dire no alla violenza sulle donne

Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Da Il colore viola a Sotto Accusa, il cinema offre storie al femminile che parlano di abusi e possibilità di riscatto.

Una immagine tratta da North Country - Storia di Josey, un film contro la violenza sulle donne

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Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne: una ricorrenza nata per sensibilizzare le persone riguardo un argomento assai delicato e che ha ancora bisogno di tutta l’attenzione e l’aiuto possibile delle istituzioni. I numerosi centri antiviolenza che ascoltano tutti i giorni storie di maltrattamenti e accolgono le vittime nelle loro strutture, aiutandole a rifarsi una vita lontano dalla paura e dall’emarginazione, organizzano molte iniziative in tutta Italia per contrastare una vera e propria emergenza che non accenna a diminuire. Dal femminicidio alle molestie sul lavoro, dallo stupro alle silenziose violenze domestiche anche il cinema, tempio dell’intrattenimento e svago per eccellenza, ha più volte affrontato tale tematica senza cadere in facili sensazionalismi.

Abbiamo scelto i film più significativi che parlano di violenza sulle donne, crudi e veritieri spaccati di realtà che ci ricordano quanto siano ancora irte di incomprensibili e oscuri ostacoli la dignità e serenità femminile.

10 - Giglio infranto

Giglio infranto di D.W.Griffith (1919), regista considerato il padre del cinema americano, è la prima pellicola a raccontare una squallida vicenda di violenze e soprusi su una minorenne. Nel quartiere più povero e disperato di Londra vive una bambina il cui padre, un pugile alcolizzato e fallito, la maltratta quotidianamente. Un orientale pieno di buone intenzioni cerca di salvarla ma non riesce a evitare il suo triste destino. In un crescendo drammatico l’uomo uccide il cattivo, pur consapevole dell'inevitabile conseguenza delle sue azioni.

Nonostante la semplicità narrativa di un cinema agli esordi, Giglio infranto riesce a toccare le corde emotive senza eccessi patetici o censure interne e Griffith dà prova di una sensibilità maschile fuori dal comune.

9 - Chocolat

La fortunata commedia romantica di Lasse Hallström (2000) con la coppia Juliette Binoche e Johnny Depp, la bella cioccolataia emancipata e lo zingaro gentile, nonostante la generale spensieratezza tematica, è un piccolo quanto significativo esempio di solidarietà e amicizia femminile contro qualsiasi violenza subita. La vittima dei soprusi di un marito incivile e rozzo è Josephine (Lena Olin) una povera donna di paese giudicata da tutti come instabile e poco raccomandabile. Solo la forestiera Vianne (Juliette Binoche) l’aiuta a rifarsi una vita e l’allontana dalle botte del coniuge prendendola con sé nel ruolo di assistente nella bottega di dolci al cioccolato.

Una immagine tratta dal film Chocolat con Juliette Binoche e Lena Olin, esempio di amicizia femminile
Chocolat

Un piccolo esempio che dimostra quanta importanza e forza abbiano l’affetto e la comprensione delle donne verso le altre donne.

8 - Quando una donna

The Burning Bed, il titolo in originale di questo film per la televisione del 1984, diretto da Robert Greenwald, rende perfettamente l’idea del clima incandescente e letale della violenza domestica. Farrah Fawcett lascia i panni della bionda Charlie’s Angels per mettersi in quelli scomodi di una moglie che si ritrova in una spirale di violenza fisica e psicologica ad opera del marito (Paul LeMat). Dopo aver subito umiliazioni e percosse continue, la donna si farà giustizia da sé.

La locandina del film per la televisione Quando una donna, storia di un uomo violento verso la moglie
Quando una donna

Una rarità televisiva che non reclama un alto valore artistico ma invita ad aprire gli occhi di fronte alla classica famiglia borghese americana.

7 - Sotto accusa

Sarah (Jodie Foster) lavora come cameriera in un bar di Boston e ha fama di essere una donna poco seria. Una sera, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, viene violentata nel locale da 3 giovani e di fronte ad altri avventori che li incitano a continuare quell’abominio ma, dopo la sua querela, vengono solo accusati di lesioni colpose. Con l’aiuto della procuratrice (Kelly McGillis, Top Gun) riuscirà a convincere la giuria di non essere mai stata consenziente e a mandare i colpevoli in galera, facendo condannare anche i testimoni di quella barbarie. Sotto accusa (Jonathan Kaplan, 1982) è un pugno nello stomaco e una denuncia visiva che non fa sconti: tratto da un fatto realmente accaduto costruisce, in modo mirabile, tutta l’ambiguità di pensiero rivolta a una donna libera e i cinici giudizi che vorrebbero la vittima una complice a causa del modo di vestire o per un atteggiamento ritenuto provocante e seduttivo.

Una immagine tratta dal film Sotto accusa, storia di una violenza. Jodie Foster ha vinto un Oscar HD
Jodie Foster in Sotto accusa

Jodie Foster affronta una delle prime ed esplicite sequenze di violenza del cinema e, con la sua bravura e coraggio, vince il primo dei due meritati Oscar come miglior attrice protagonista.

6 - A letto con il nemico

Laura (Julia Roberts) è sposata con Martin (Patrick Bergin, Verità apparente) e vivono in una bella casa vicino al mare, apparentemente felici. In realtà Martin si è dimostrato, nel tempo, un uomo patologicamente geloso, ossessivo fino alla patologia e molto violento tanto che la donna è sempre più terrorizzata da lui e dalle sue improvvise reazioni. Durante una gita in barca insieme a dei conoscenti, Laura e Martin si ritrovano in mezzo a una tempesta: lei finge di annegare e si dà alla fuga in un’altra città, sperando di rifarsi una vita. Per una serie di coincidenze, il marito scopre l’inganno: Laura ripiomba nell’incubo ma, questa volta, avrà la forza di reagire.

Il film, uscito nel 1992, ha avuto un inaspettato successo di critica e pubblico grazie alla presenza magnetica di Julia Roberts. Nonostante ecceda nel melodramma, ha l’indubbio merito di raccontare ciò che si nasconde dietro i sorrisi e la vita agiata di molte coppie, l’incubo silenzioso della violenza coniugale e la fragilità psichica di chi pensa che la brutalità sia un segno d’amore.

5 - Magdalene

Nella cattolicissima Irlanda degli anni ’60 molte ragazze di famiglie proletarie, giudicate troppo disinibite per i loro atteggiamenti o diventate una vergogna per i parenti perché già madri o sedotte senza il loro volere, vengono portate in una convitto religioso – le Magdalene Houses, devote a Maria Maddalena - per essere educate dalle suore e lavorare come lavandaie. Questa triste condizione accomuna le tre protagoniste, Margareth, Bernadette e Rose che subiscono dalle religiose violenze psicologiche di ogni tipo e osservano il comportamento tutt’altro che irreprensibile del prete verso alcune compagne di collegio. Il disgusto per le angherie e la speranza di un futuro migliore le portano a ribellarsi e a cercare finalmente la libertà. Il regista Peter Mullan, apprezzato attore in film come Braveheart e Trainspotting, con questo film vince il Leone d’oro al Festival di Venezia 2002 e conquista gli spettatori con la denuncia di un fatto storico e l’accusa alla chiesa cattolica di aver sfruttato e usato ogni genere di sopruso verso ragazze colpevoli solo di aver amato o di essere troppo attraenti.

Magdalene ci ricorda, ancora una volta, che questi tipi di violenza prosperano grazie a vecchie credenze, a rigide e assurde norme di comportamento e a retaggi culturali che hanno davvero poco di cristiano e misericordioso ma sono pericolosamente capaci di giustificare ogni umana nefandezza.

4 - Il colore viola

Nei primi del ‘900, in America del Sud la popolazione di colore è ancora sotto padrone e vive nell’ignoranza e indigenza. L’adolescente Celie (Whoopy Goldberg, Ghost) partorisce due bambini, frutti di un incesto, poi costretta a separarsene e a sposare un uomo più grande di lei, il malvagio Albert (Danny Glover, Arma letale). Celie viene lasciata all’oscuro degli eventi: crede che la donna sia un essere inferiore e i maltrattamenti un fatto naturale. L’arrivo della sorella Nettie (Akosua Busia, Ashanti) che le insegna a leggere e gli incontri, negli anni, con donne forti e ribelli come Sofia (Oprah Winfrey) e la ballerina Shug (Margareth Avery, A casa con i miei) la rendono finalmente consapevole e trova, così, la forza di costruire una nuova vita.

Steven Spielberg omaggia la forza delle donne di fronte alle sofferenze più atroci e riesce a coinvolgere lo spettatore in un racconto epico che attraversa gli eventi con lo sguardo fiero e orgoglioso di un personaggio che vive, su di sé, tutte le umiliazioni possibili dovute al colore della sua pelle, al suo sesso e alla sua condizione sociale.

3 - North Country – Storia di Josey

Tratto da una storia vera, North Country (Niki Caro, 2005) esplora in modo convincente le conseguenze che le violenze subite hanno sulle scelte e sul comportamento di una donna e quanto questo terribile evento condanni la vittima a una vita d’infelicità. Josey (Charlize Theron, Il tuo ultimo sguardo) scappa con i  figli da un marito aggressivo per ritornare a casa dai suoi genitori. Trova lavoro come shampista ma i soldi sembrano non bastare mai; decide così di lavorare in miniera per guadagnare di più ma è oggetto, come altre colleghe, di soprusi e umiliazioni da parte di alcuni responsabili come il signor Sharp (Jeremy Renner, Arrival). Josey sceglie di reagire e fa causa ai proprietari ma rimane presto isolata perché le altre dipendenti non vogliono testimoniare per paura di perdere il posto e i genitori disapprovano la sua scelta. Solo l'avvocato Bill White (Woody Harrelson, Hunger Games) la sostiene. Durante il processo la sua vita privata viene portata alla luce per screditarla: Josey fa i conti con il terribile passato che l'ha portata a fare scelte sbagliate.

La bellezza di Charlize Theron non toglie nulla alla bravura e all’intensità messa al servizio di un personaggio difficile e dolente, ben sorretto da un cast di grandi stelle come Sissy Spacek (The Help) Frances McDormand (Fargo) e una giovane Amber Heard nel ruolo di Josey adolescente.

2 - L’amore rubato

Dall’omonima raccolta di racconti di Dacia Maraini, una sorta di catalogo delle tipologie di violenze subite dalle donne, la regista Irish Braschi (Io sono nata viaggiando) porta sul grande schermo un collage di dolorose storie al femminile. Vittime e carnefici vengono raccontate sotto l’impietoso sguardo della macchina da presa come un diario degli orrori contemporanei sempre più frequenti e a cui, ancora oggi, si fa fatica a credere.

Donne di diversa educazione ed estrazione sociale sono tristemente accomunate da ogni sorta di abuso da parte dell’uomo. Marina finge numerosi incidenti domestici per giustificare le ferite ma la realtà è diversa, Francesca è vittima di una violenza di gruppo da parte di alcuni studenti della sua scuola: tutte loro cercano riscatto e giustizia ma la società sembra cieca e sorda a ogni loro richiesta.

1 - Libere disobbedienti innamorate

Il titolo scelto in italiano non rende giustizia al significato simbolico del film: In Between parla del cono d’ombra in cui sono ancorate le tre protagoniste di Tel Aviv, città-stato divisa tra due culture: quella con lo sguardo rivolto ai tentativi di emancipazione, non priva di ostacoli, e quella che le obbliga a stare sempre un passo indietro al marito. Un mondo che a noi sembra lontano e antico ma, ancora oggi, è il quotidiano di tante, troppe donne costrette a barattare la libertà a caro prezzo. Laila e Salma condividono l’appartamento e le loro giornate: Laila è un avvocato che cerca di farsi prendere sul serio da colleghi maschilisti e si destreggia tra serate in discoteca, molte birre e un amore che la vuole più docile, Salma lavora come barista e Dee-Jay, è omosessuale ma non vive serenamente perché ha paura delle reazioni della sua famiglia, molto religiosa e osservante. Con loro abita anche Nour, studentessa d’informatica timida e rispettosa dei sacramenti, l’unica a portare il velo e fidanzata con un uomo apparentemente devoto ma molto tradizionalista. La loro libertà di amare, di lavorare e di studiare rischia ogni giorno di perdere di significato per il solo fatto di essere donne.

La regista palestinese Maysaloun Hamoud descrive, in modo toccante, una realtà che conosce bene attraverso l’amicizia e complicità di tre donne sempre in bilico ma unite contro un nemico comune. Il coraggio dimostrato nel raccontare questo complesso universo le ha portato, però, numerose minacce di morte e censure alla pellicola. È questo il prezzo da pagare per essere se stesse?

Bonus: Tina - What's Love Got to Do with It

Tina è Tina Turner, la cantante rock afroamericana più famosa al mondo; il film, una biografia abbastanza aderente al vero che, pur non offrendo particolari doti artistiche, è un illuminante esempio di presa di coscienza femminile di quanto le lusinghe amorose di un uomo violento e brutale possano trasformarsi in una trappola senza uscita, anche se sei una rock star.

La giovane Anne Mae (Angela Bassett, Chi-Raq) ha una voce bellissima, potente e un carattere ribelle che non sopporta regole e imposizioni. Quando incontra il compositore Ike Turner (Laurence Fishburne, L’uomo d’acciaio) lo sposa e, insieme, iniziano ad avere un successo clamoroso in campo musicale grazie alla perfetta intesa. Il temperamento di Ike è ombroso, manesco e psicologicamente devastante: dopo anni di soprusi, Tina chiede il divorzio e, attraverso una dolorosa e snervante causa milionaria recupera la libertà, mantenendo il proprio nome d’arte e avviandosi a una carriera da solista di enorme fortuna.

Questo elenco di pellicole intense e coinvolgenti dimostra, ancora una volta, che il cinema è un mezzo potente e un ottimo strumento di sensibilizzazione, capace di farsi comprendere da tutti: la lotta contro la violenza parte proprio dalla conoscenza del problema.

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