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Islam in Love: quando l'amore va oltre i confini culturali e religiosi

La storia d'amore fra una donna orientale e un uomo occidentale, scritta dall'autrice esordiente Rania Ibrahim che ha voluto parlare delle difficoltà e degli obblighi che le donne musulmane hanno nei confronti della comunità e del Corano.

La scrittrice Rania Ibrahim autrice di Islam in Love

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Com'è possibile parlare di sesso all'interno della comunità islamica? Le difficoltà ci sono, perché è un argomento che non viene affrontato per vergogna e pudore. Il Corano, infatti, impone alle donne di non avere rapporti prima del matrimonio e vieta loro di sposare persone che appartengono ad altre religioni. Le giovani musulmane, però, stanno avendo sempre più l'esigenza di far ascoltare la propria voce: perché l'Islam venga privato dei suoi tabù. Di passioni e amore ha scritto Rania Ibrahim, autrice del libro Islam in Love, pubblicato dalla casa editrice Jouvence. In più di 400 pagine, la scrittrice ha raccontato la storia di una giovane donna musulmana, Laila, che si innamora di Mark, figlio di un leader di partito di estrema destra della città di Dover. In che modo i due riusciranno a superare gli ostacoli? Ce ne parla Rania Ibrahim.

Il libro Islam in Love scritto da Rania IbrahimJouvence
Una storia di amore fra una ragazza musulmana, Laila, e un ragazzo occidentale, Mark.

Quale messaggio ha voluto diffondere con il suo libro?
Andare oltre i pregiudizi. Nonostante la società ci vesta e ci riempia di dogmi e di simboli di appartenenza, rimaniamo sempre esseri umani. Ogni tanto, però, le emozioni e i nostri sentimenti vincono perché riusciamo a trovare l'essenza dell'altro. Laila è una ragazza musulmana che ha imparato ad amare un occidentale, Mark, nonostante le sue idee. Lui, invece, è riuscito a superare quella barriera visiva e ideologica rappresentata dal velo indossato dalla ragazza. Quando si arriva da due mondi diversi, fortemente influenzati da ideologie e politiche, inevitabilmente capita di scontrarsi.

I due, però, sono riusciti ad andare oltre i simboli e si amano nonostante tutto.

Questo è stato il motivo per cui ha ricevuto alcune critiche?
Molti lo hanno guardato con odio, senza neppure leggerlo. Questo è accaduto sia da parte dei cattolici sia dei musulmani. Mi hanno detto che quello che ho scritto non rappresenta la vera immagine dell'Islam. Secondo loro una donna non può essere così libera. La stessa parola Islam, nell'immaginario, riconduce a qualcosa di chiuso. Io invece ho voluto accostare le due parole Islam e Love, perché la mia religione è amore anche se altri hanno cercato di strumentalizzarla non tanto a fini ideologici quanto politici e di interessi.

Da qui anche la scelta della protagonista di vivere la sua libertà come donna?
La mia storia parte da due mondi chiusi che non si parlerebbero mai, e che invece si incontrano per comprendersi e amarsi. Avrei potuto scrivere di un'amicizia, ma non sarebbe stato lo stesso. Ho deciso di andare oltre, perché volevo parlare di sesso prima del matrimonio. Porre l'accento sulle difficoltà, e gli obblighi, che le donne musulmane hanno nei confronti del Corano e degli uomini. Laila, infatti, decide di lasciarsi andare e inizia a vivere questa storia. Se ci pensiamo capita nella vita reale, più spesso di quanto si possa credere. Per questo il mio libro è stato criticato. Per la mia comunità è impensabile affrontare un argomento del genere con tanta libertà. In fondo ho scelto una ragazza che si è data una possibilità, e che si è fidata della persona che ama tanto da concedersi. Laila sa di sbagliare nei confronti della sua religione, ma ha voluto darsi un'opportunità.

Ha scelto di inserire alcune parti erotiche nel testo per andare controcorrente?
In realtà ho voluto solo un po' sognare. Ho parlato di una passione proibita. Sono felice che Islam in Love sia stato distribuito come lettura per alcune scuole del Nord. In primavera ci saranno degli incontri con i ragazzi, il libro è stato inserito nella fascia di età di 16-18 anni. La scelta di farlo leggere anche ai giovani dipende dalla necessità di far capire loro che bisogna conoscere anche le culture diverse dalla propria e imparare a rispettarle. Il titolo che è stato dato a questi incontri è Giulietta con il Velo.

Laila è una moderna Giulietta, anche se di un'altra cultura, alla quale è stato impedito di non innamorarsi del suo Romeo. Le due famiglie sono rappresentate dalla società occidentale e orientale.

Ho lasciato un finale aperto, una scelta consapevole perché non ho avuto il coraggio di mettere un punto a qualcosa che avevo creato.

Guardando alla società attuale, qual è secondo lei il vero problema?
Non c'è curiosità. Le persone non parlano mai con chi professa un'altra religione, ma danno tutto per scontato. Tanti guardano la televisione, ma pochi leggono o comprano un giornale. Internet, ormai, è molto veloce e sui social network non si clicca neppure sugli articoli pubblicati, ma si costruisce un'idea di un argomento solo per sentito dire, oppure dai commenti lasciati sotto dagli altri utenti. Poche volte mi è capitato di vedere persone che hanno voluto approfondire, com'è accaduto per il mio romanzo. Questo atteggiamento l'ho visto non solo fra i cristiani cattolici o atei, ma anche fra i musulmani che hanno criticato il mio libro. Per me si tratta di una chiusura. Sarebbe come dire: "Mi sono fatta un'idea e ora me la tengo". Se Dio è clemente, perché gli uomini devono ergersi a giudici? C'è una tendenza diffusa a voler condannare, senza prima conoscere chi abbiamo di fronte. Inoltre sono stati innalzati tanti muri, costruite troppe barriere. Nel romanzo ho scelto di inserire una citazione di Woody Allen: "Non ho nulla contro Dio è il suo fan club che mi spaventa".

Andiamo avanti per slogan e questo atteggiamento non fa altro che alimentare odio.

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