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Donatella Versace, la storia di una donna e di una sorella

Estrosa, esosa, coraggiosa, Donatella Versace è passata in due decenni da sorella timida di un grande stilista a vera e propria icona. Ecco la sua storia.

Donatella Versace in primo piano

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Se c’è qualcosa di profondamente concreto e allo stesso tempo volubile e impalpabile che è rimasto della ricca eredità di Gianni Versace, è sua sorella Donatella. Se nella psicologia freudiana un fratello è per eccellenza il doppio psicoanalitico, Donatella non si è limitata a replicare Gianni dopo la sua morte ma lo ha reinventato plasmandolo in una società in frenetica trasformazione.

In attesa di scoprire la Donatella forte e addolorata di Penélope Cruz in American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace, vi proponiamo un ritratto della stilista italiana, che da timida sorella minore è diventata la regina di un impero fashion.

La famiglia Versace: una sarta moderna e due figli con un rapporto simbiotico 

Gianni Versace e Donatella Versace negli anni '90HDW Magazine
Gianni e Donatella, anime indivisibili

Donatella è nata a Reggio Calabria il 2 maggio 1955. Poche cose sono state chiare e nette nella sua vita come suo fratello Gianni e il biondo platino, abbagliante colore dei suoi capelli e corazza ossigenata con cui affrontare il mondo prima e dopo il suo grande lutto. Franca, la madre di Donatella, avrebbe voluto fare il medico, ma suo padre – un conservatore vecchio stampo – glielo impedì in quanto donna. Sufficientemente benestante e piena di idee innovative, Franca aprì una sartoria che, come racconta Minnie Gastel nella biografia di Gianni Versace, serviva tutta la città con abiti progressisti, lontani dalle banali imitazioni dei cartamodelli Dior e Chanel, traboccanti di grinta e vivacità.

In famiglia c’erano i genitori e i tre figli: Santo, Gianni e la piccola Tina, morta per le complicazioni dovute alla peritonite. Donatella nacque successivamente, dopo il lutto per Tina, e ricevette le coccole e l’affetto di tutta la famiglia. Ma con Gianni (che aveva 9 anni più di lei) la bambina stabilì subito un rapporto speciale, tra simbiosi e telepatia, come rivelò lei in un’intervista all’Espresso condotta da Jacaranda Falck e riportata in parte nella biografia della Gastel.

Avevamo lo stesso carattere. 

Donatella e Gianni erano amici, complici, anime gemelle. Lei fu la sua prima modella e il suo compito era spiare l’arrivo dei genitori per evitare che sorprendessero Gianni a dedicarsi ai vestiti femminili. La ragazza, più avanti, abbandonò la Facoltà di Lingue per seguire il fratello maggiore a Firenze e per studiare moda insieme a lui: insieme interorizzarono storia, design, tecnica e arte, pronti a dominare il mondo della moda.

Donatella e Gianni anime gemelle, dal backstage alla vita

Gianni e Donatella Versace in passerellaHD
Gianni e Donatella Versace durante una sfilata

Negli anni ’70 Gianni Versace si trasferì a Milano dove cominciò a firmare le sue prime collezioni e a folgorare le passerelle. Donatella lo raggiunse negli anni ’80 ma probabilmente non fu lei a decidere di essere la sua ombra: loro erano legati da sempre, da quella che Goethe chiamerebbe la più potente e sorprendente delle affinità elettive.

Incapace di stare lontano da Gianni, Donatella raccolse le PR del marchio fondato dal fratello e prese in carico la gestione di Versus Versace, il ramo giovane e progressista del brand. La sorella di Gianni dimostrò una visione illuminata del marketing e della comunicazione di Versace, senza tirarsi indietro quando, all'occorrenza, bisognava prendere in mano albi e matite e mettersi a disegnare. L’impero correva veloce: negli anni ’80 l’allure di Versace aumentava e i fratelli ebbero l’idea di associare al fashion brand celebrità, top model o icone del pop per assorbirne il mito e l’ascendente sul pubblico. Era proprio lei, Donatella, a occuparsene: Gianni evitava le occasioni mondane e lavorava fino a tardi mentre il mattino si svegliava presto.

In questo periodo Donatella fu travolta dal marchio Versace, nonché da quello stesso successo per cui aveva tanto lavorato. S’innamorò del modello Paul Beck (da cui ebbe due figli, Allegra e Daniel), assistette alla propria ascesa irrefrenabile insieme a quella del marchio, si buttò sul lavoro e nei party, nelle pubbliche relazioni e nelle emozioni, e visse la sua vita a mille. Nel 1995 Versace concepiva l’abito come un “palazzo di cristallo”, influenzato e influenzatore delle linee architettoniche della fine del millennio. Lo stilista, considerato postmoderno e sperimentatore dai teorici della moda, lavorò la plastica come materiale tessile, abbinando gli stimoli della pop-art con minuziose cuciture a mano.

Nel 1997 Gianni era già stato consacrato come uno degli stilisti più famosi e influenti del mondo. Presentò una collezione alla sfilata Atelier di Parigi, con un must: “La linea deve stare tutta in una valigia”: leggera e impalpabile, la collezione constava in abiti di tulle, chiffon e organza, in leziose applique Swarovski, secondo i nuovi trend minimal che avevano eletto come regina la minuta e fragile Kate Moss. Versace sfilò a Parigi anche a giugno, per la settimana Haute Couture, schierando Naomi Campbell come top model di punta.

Addio Gianni: il buio e la luce

Donatella Versace sul red carpetHD
Donatella Versace e la sua svolta

Gianni Versace dimostrò di mantenere quella corona fashion che nessuno gli avrebbe potuto sottrarre. WWD scrisse, in occasione della settimana Haute Couture, “Versace ha sfidato il pubblico a reagire, ad amarlo o a odiarlo, dimenticando l’indifferenza”. Donatella conosceva bene quella sensazione, che l’attirava costantemente verso il magnete-Gianni.

Tornando al tema del doppio, quando Gianni Versace fu assassinato una mattina di luglio sulle scale di Villa Casuarina a Miami, mentre usciva per andare a comprare il giornali, Donatella era a Roma con Santo, per una sfilata in Piazza di Spagna. Avvisati tempestivamente dopo l'accaduto, arrivarono con un aereo privato e fu terribile: qualcuno pensò a uno scherzo, qualcuno si mise a urlare. Donatella poteva vivere senza marito, senza lavoro, ma non senza Gianni. Il dolore fu lacerante, la travolse, la sommerse come un’onda da alta marea. E lei… si lasciò andare. Passò anni disperati, mentre allo stesso tempo provava a disegnare e a portare avanti il marchio di suo fratello.

Qualcuno ha detto che l’ora più buia è quella che precede l’alba. Donatella lo sapeva e a un certo punto decise di vivere, scelse di andare avanti. Nel 1998 la designer creò la sua prima collezione per Versace, nel 2000 disegnò l'abito verde che Jennifer Lopez indossò ai Grammy. Incombevano gli anni di quella che Bauman ha chiamato "la modernità liquida": i mezzi di comunicazione si evolvevano senza fermarsi e Donatella, travolta dalle novità. ha deciso di saltare su quella giostra senza perdere tempo. Fedele a sé stessa e assetata di progresso, la sorella di Gianni si è fatta cullare dalla rivoluzione tecnologica, dall'arrivo di Instagram, dalle nuove fashion icon misurate a follower e a clic. Gigi e Bella Hadid sfilano senza interruzioni sulle passerelle Versace e Zayn Malik, fidanzato di Gigi, nella primavera 2017 ha lanciato la sua prima collezione per Versus Versace, coadiuvato da Donatella.

La sfilata di Donatella per Gianni

Le top model anni '90 sulla passerella della Milano Fashion Week 2017HD
Donatella e le top model

Il 15 luglio 2017 cadeva il 20esimo anniversario dalla morte dello stilista. Gli omaggi, le testimonianze e i ricordi di chi lo conosceva e amava sono stati innumerevoli. Nel frattempo Ryan Murphy ha deciso di dedicare al giallo della morte di Versace la seconda stagione di American Crime Story, che arriverà prossimamente sul canale italiano FoxCrime. Nella serie Donatella sarà interpretata da Penélope Cruz mentre Gianni dal venezuelano Édgar Ramírez.

Per ricordare il fratello, Donatella ha organizzato una sfilata eccezionale che abbiamo ammirato durante l'ultima settimana della moda milanese. La collezione è stata progettata e disegnata ricordando Gianni, ciò che lui era e ciò che amava. Ma non si tratta di un omaggio lacrimoso e disperato, come ha precisato la designer durante un'intervista rilasciata a Rapubblica.

Non sono nostalgica. Non c'è stato niente di triste facendo questa collezione: è stata fatta con gioia, con la gioia che si meritava.

Innumerevoli le citazioni, nella collezione Primavera/Estate 2018, agli anni '90, alla trasgressione creativa di Gianni, ai suoi simboli, senza dimenticare le top model, un concetto lanciato e sdoganato proprio dal grande stilista. In passerella, vestite d'argento, a chiudere il défilé sono apparse Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Carla Bruni, Cindy Crawford ed Helena Christensen. Le modelle anni '90 hanno sfilato magnetiche e altere insieme a Donatella. È stata proprio la stilista a volerle durante quella sfilata, per Gianni ma non solo.

Volevo dare l'occasione ai Millennial di vedere da vicino cos'è una vera supermodel, che è stata inventata con Gianni.

Gli anni '90 sono scivolati via, insieme a Gianni Versace e alla sua storia. E per questo proprio a Donatella, ora, nel presente, tocca scrivere le pagine del futuro, della propria vita e del sogno incantato di Versace.

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