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Il cinema del coraggio: tutti i film che parlano di sieropositività

Dal premio Oscar Matthew McConaughey al documentarista francese Hervé Guibert, gli autori e i film d'impegno civile che hanno trattato una materia difficile e scottante come la diffusione dell'AIDS e le conseguenze di questa terribile malattia.

Autoscatto di Hervé Guibert

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La sindrome da immunodeficienza acquisita, tristemente nota come AIDS, è una malattia che ha cambiato la società e reso tutti più vulnerabili di fronte a un male che, fino a pochi anni fa, era ritenuto incurabile e considerato una sorta di lettera scarlatta che condannava l’intera comunità gay a una crudele espiazione per la propria condotta, giudicata promiscua e sconveniente. Il mondo del cinema ha affrontato apertamente e per la prima volta il delicato tema con l'annunciata e mediatica morte del divo hollywoodiano Rock Hudson, avvenuta nel 1985. Hudson, sposato per convenienza con la sua segretaria, ha nascosto a lungo la malattia e il suo orientamento sessuale: il decesso ha scosso l’opinione americana, inerme e innocente di fronte a qualcosa che sembrava più grande e impossibile da comprendere.

Rock Hudson, star americana deceduta per AIDS nel 1985 HD
Rock Hudson

La prima opera cinematografica che ha trattato in modo chiaro ed esaustivo la sieropositività è un film per la televisione di John Erman del 1985: Una gelata precoce è il racconto in parte biografico di un avvocato gay (Aidan Quinn) che, scopertosi malato, dichiara alla sua famiglia e alle persone a cui vuole bene il suo orientamento e il suo stato di salute. 

Una gelata precoce è il primo film a parlare apertamente di AIDS HDMubi
Una scena del film Una gelata precoce

Nel corso degli anni, il grande schermo è riuscito a raccontare storie dolorose, realistiche, commoventi e intense: noi abbiamo scelto 10 pellicole - e un bonus - sul tema dell’AIDS che si sono contraddistinte per lo stile non convenzionale e per aver dato un contributo culturale al dibattito.

10 - Jeffrey

La commedia di Christopher Ashley del 1995 descrive, in chiave umoristica, quanto la paura dell’AIDS abbia cambiato le abitudini di vita e condizionato le esistenze delle comunità omosessuali, tra paranoie e giusta opera di prevenzione. Jeffrey (Steven Weber, Tredici) è un cameriere e aspirante attore che si barcamena tra provini e bollette. Per il terrore di contrarre l’HIV, sceglie scientificamente di non avere più rapporti sessuali ma l’incontro con il fascinoso Steve (Michael T. Weiss, Jarod il camaleonte) rischia di scompaginare i suoi rigidi buoni propositi.

Nel cast, attori di grande esperienza come Sigourney Weaver (Alien) Christine Baranski e Nathan Lane, i due splendidi comprimari della serie televisiva The Good Wife.

09 - Pride

Diretto nel 2014 da Matthew Warchus e presentato al Festival di Cannes dello stesso anno, Pride prende spunto da un evento realmente accaduto a Londra nel 1984: la nascita del LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners. Nel periodo più oscuro dell’era thatcheriana, un gruppo di omosessuali capitanati dal giovane e idealista Mark Ashton (Ben Schnetzer, Snowden) intravedendo molti punti in comune con i minatori, anche loro perseguitati dalle forze dell’ordine per le loro idee, raccolgono fondi da destinare a un paesino sperduto del Galles abitato dai lavoratori delle miniere, allo stremo dopo un anno di sciopero.

L’incontro tra mondi così agli antipodi, quello colorato e urbano dei gay londinesi e il ruvido e tradizionale dei fieri minatori, dopo alcuni momenti di difficoltà, porterà alla nascita di una grande amicizia e un sorprendente legame tra esseri umani, uniti contro il medesimo, invisibile nemico.

Il film Pride racconta l'insolita storia d'amicizia e stima tra omosessuali e minatori HD
Il cast del film Pride

Uno splendido e brillante racconto, in bilico tra dramma e commedia, in cui la lotta per i diritti e il difficile percorso dell’accettare sé stessi s’interseca con il convitato di pietra, lo spettro dell’AIDS che esordisce in modo feroce negli anni ’80, mietendo vittime e uccidendo silenziosamente la popolazione omosessuale.

8 - Philadelphia

La pellicola di cinema mainstream, diretta da Jonathan Demme (1993) è la prima con cui il grande pubblico è costretto a confrontarsi, tra subdole forme d’intolleranza e superstizione intorno a questa malattia mortale. Andrew Beckett (Tom Hanks, Il ponte delle spie) è uno dei più giovani e brillanti avvocati di un grande studio associato che, da un giorno all’altro, viene pretestuosamente licenziato per negligenza. Andrew, sieropositivo, sospetta che qualcuno abbia scoperto la sua malattia, tenuta segreta per paura di essere isolato e che per questo sia stato mandato via.

Perduto il lavoro ma supportato dalla sua famiglia e dal suo fidanzato Miguel (Antonio Banderas, Spy Kids) trova un coraggioso avvocato afroamericano (Denzel Washington, Flight) per fare causa ai suoi datori di lavoro. Tra i due nascerà un’amicizia improntata alla stima e all’affetto, nonostante l’inevitabile tragedia personale. Philadelphia è un racconto patinato con picchi drammatici urticanti ma ha avuto l’indubbio merito di aver portato sul grande schermo le verità e tutte le contraddizioni che girano intorno a questo tema.

Due Oscar più che meritati: quello al miglior attore protagonista, Tom Hanks – anche se gli avremmo preferito il perfetto Denzel Washington – e alla migliore canzone, la ballata Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen. Nella colonna sonora anche la struggente Philadelphia di Neal Young.

7 - Dallas Buyers Club

Agli Oscar piacciono sempre gli attori che s’imbruttiscono o che stravolgono la loro fisicità per una parte e Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée (Big Little Lies, 2017) non fa eccezione: Matthew McConaughey (Interstellar, 2016) e Jared Leto (Blade Runner 2046) hanno vinto nel 2013 la dorata statuina per il miglior attore protagonista e quella per il miglior non protagonista grazie alla loro performance e a un cambiamento fisico sbalorditivo, dando il meglio in questo racconto drammatico, tratto da una storia vera ambientata a metà anni ’80.

Matthew McConaughey e Jared Leto sono i protagonisti di Dallas Buyers Club sulla sieropositività HD
Matthew McConaughey e Jared Leto due oscar per il film Dallas Buyers Club

McConaughey è Ron Woodroof, operaio texano rude, omofobo, amante dei rodei, dell’alcool e rapporti occasionali non protetti con donne poco attente alla loro salute. Dopo essere collassato, in ospedale scopre di essere affetto da AIDS a uno stadio talmente avanzato da avere, davanti a sé, solo un mese prima di morire.

Prima incredulo della diagnosi perché convinto che solo gli omosessuali possano ammalarsi, poi spaventato dagli effetti collaterali delle AZT che lo fanno stare peggio, decide di assumere farmaci non approvati dagli Stati Uniti, presi durante un ricovero in un ospedale del Messico e che sembrano avergli allungato le aspettative di vita.

McConaughey cowboy sieropositivo e Leto transessuale in una immagine da Dallas Buyers Club HDParade
Dallas Buyers Club

Insieme a un transessuale tossicodipendente (Leto) fonda una società – il Dallas Buyers Club – allo scopo di aiutare gli altri malati importando illegalmente questo medicinale da altri paesi stranieri, con tutti i rischi del caso.

Un pugno nello stomaco che mostra non solo la devastazione fisica della malattia ma l’incapacità della società a reagire in modo adeguato all’emergenza sanitaria, condannando a morte migliaia di persone.

6 - Angels in America

Il drammaturgo americano Tony Kushner è l’autore di Angels in America (1991) un caposaldo del teatro e il portabandiera della cultura gay all’ennesima potenza. Lo spettacolo, della durata di ben 7 ore, ha ispirato l’omonima serie televisiva della HBO (2003) diretta da Mike Nichols (Il laureato, 1967) che ha vinto una pioggia di premi e visto la partecipazione di grandi interpreti come Meryl Streep, Emma Thompson, Al Pacino.

Angels in America descrive la condizione degli omosessuali in piena era reaganiana, le difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale e a farsi accettare dalla società e il peso biblico della diffusione dell’HIV, considerata come giusta e divina punizione per uomini viziosi e lascivi. La scelta stilistica di Angels in America viaggia su diversi binari: dall'ironia malinconica alla critica dei falsi valori fino a compositi riferimenti alla religione cristiana, tra condanna, feticismo ed espiazione.

Andrew Garfield nello spettacolo teatrale che parla di omosessualità e AIDSHDNational Theatre
Andrew Garfield

Tra gli attori che si sono cimentati sul palcoscenico a Broadway ritroviamo Mister 007 Daniel Craig, Zachary Quinto (Star Trek) Cynthia Nixon (Sex And The City) e Andrew Garfield (La battaglia di Hacksaw Ridge, 2016).

5 - Rent

L’adattamento cinematografico del celebre spettacolo di Broadway (Jonathan Larson, 1996), diretto da Chris Columbus (2005), mette in scena, in una scintillante New York di fine anni '90, un irriverente e caleidoscopico gruppo di artisti maudit che giocano con la loro sessualità, sperimentano droghe, cercano di non pagare mai l’affitto e vivono accanto allo spettro dell’AIDS.

In origine, la regia doveva essere affidata a Spike Lee ma le sue scelte artistiche e l’intenzione di prendere attori di grande richiamo non andavano d’accordo con la produzione. Chris Columbus (Mrs. Doubtfire, 1993) ha deciso di riunire il cast teatrale per descrivere queste esistenze ai margini e la fluidità sessuale degli anni 2000.

4 - The Normal Heart

Diretto da Ryan Murphy (Mangia prega ama, 2010) il film per la televisione basato sull’omonimo script teatrale (Larry Kramer, 1985) è una cronaca drammatica e toccante della diffusione dell’AIDS nei primi anni ’80. Ned (Mark Ruffalo, Thor: Ragnarok) scrittore di successo, vive la sua omosessualità in modo libero e disinibito. Il suo cattivo stato di salute lo porta a conoscere la dottoressa Emma Brookner (Julia Roberts) che sta studiando una sconosciuta forma di cancro che sembra colpire solo la comunità gay.

Ruffalo e Bomer in una immagine dal film The Normal Heart su HIV e omosessualità HDHBO
Mark Ruffalo Matt Bomer

Tra i due nasce una collaborazione allo scopo di informare gli omosessuali dai pericoli del sesso non protetto e, assistendo alla morte di molti dei suoi amici, Ned decide di esporsi in prima persona per raccontare a tutti il suo dramma e dare risalto alla malattia.

Matt Bomer e Mark Ruffalo protagonisti di The Normal Heart HD
Matt Bomer e Mark Ruffalo

Nel cast anche Matt Bomer (Magic Mike, 2012) e Jim Parsons (The Big Bang Theory).

3 - Amore carne

Pippo Delbono (Una famiglia, 2017) è un attore teatrale e cinematografico che ha scelto l’arte come ricerca e come impegno civile. Ha lavorato in tutto il mondo portando i suoi spettacoli anche nelle carceri e in zone impervie e collaborato con grandi nomi dello spettacolo come la coreografa e ballerina tedesca Pina Bausch e l’artista Sophie Calle.

Nel 2011 dirige Amore carne, cinema sperimentale girato unicamente con il cellulare, con ritmi non convenzionali, snodi narrativi astratti e perturbanti e a tratti naif ma sempre sinceri e luminosi. Il racconto della sua vita e delle sue opere attraverso lo sguardo rivolto a sé e fuori di sé, i collaboratori, amici e punti di riferimento, amori impraticabili e un antagonista silenzioso e sempre presente, la sua sieropositività, che descrive senza retorica o facili drammi come fosse un testimone involontario dei suoi giorni, unico artista italiano a dichiararsi e a mettere a nudo questa insolita quanto pacifica convivenza.

Un collage di esperienze e riflessi fisici di grande suggestione in cui la malattia è un motore e non un freno alle proprie scelte.

2 - Notti selvagge

Furente e impietoso autoritratto del regista francese Cyril Collard, morto di AIDS nel 1993 a soli 35 anni: dal suo omonimo romanzo, Collard riprende sul grande schermo la vita parigina bohémien, le scelte borderline, gli amori senza barriere e il duplice rapporto con la malattia, tra serafica accettazione e ostinato rifiuto di riconoscersi come un condannato a morte.

Una immagine dell'artista Cyril Collard, morto nel 1992 a causa dell'AIDSHDFondation Cyril Collard
Cyril Collard

Jean (Collard) è un cineasta di talento che vive il suo stato in modo fatalista: intreccia una relazione con Laura (Romane Bohringer, L’appartamento) rischiando con incoscienza di contagiarla e, nello stesso tempo, si lega a un giovane sportivo, Samy (Carlos López). L’apparente indifferenza verso le conseguenze delle proprie azioni ben presto lasciano il passo a una sensazione di smarrimento e dolore nei confronti dei suoi cari e verso l’indecifrabile destino che lo aspetta.

Cyril Collard è stato un artista a tutto tondo che, con la sua presa di coscienza e apertura mentale, ha parlato apertamente dell’AIDS mescolando la realtà con il suo estro creativo, trasformando la disperazione personale in prolifica catarsi.

1 - 120 battiti al minuto

Il film rivelazione del 2017, diretto da Robin Campillo, sceneggiatore di La Classe - Entre les murs (Laurent Cantet, 2008) ispirato alla sua personale esperienza come attivista, nei primi anni ’90, del collettivo Act Up-Paris, associazione francese che promuove la lotta contro l’AIDS, è uno splendido e vitale ritratto di militanza politica civile e di lotta per i propri diritti.

I 120 battiti sono quelli tipici della musica techno pop del periodo che scandiscono il ritmo della storia di Nathan (Arnaud Valois) e Sean (Nahuel Pérez Biscayart) sempre pronti a dare battaglia per informare un mondo abulico e distante e scuotere le coscienze di una società che condanna senza appello lo stile di vita omosessuale.

La sessualità maschile è in primissimo piano, come la descrizione visiva di una malattia crudele che colpisce e allontana, condannando il malato alla solitudine e alla perdita del sé. 120 battiti al minuto ha vinto il Grand Prix speciale della giuria a Cannes 2017 ed è stato selezionato per rappresentare la Francia agli Oscar 2018 nella categoria miglior film in lingua straniera. 

Bonus: La pudeur ou l'impudeur - Hervé Guibert

Hervé Guibert è uno scrittore, giornalista e fotografo francese, deceduto nel 1991. I suoi lavori, di grande impatto, si confondono con la vita complessa e piena di stimoli del suo autore e s'intersecano con le relazioni d'amore importanti come quella con il filosofo Michel Foucault.

Nel 1990, con il romanzo autobiografico All’amico che non mi ha salvato la vita, dichiara al mondo la sua sieropositività, descrivendo il decorso implacabile della malattia. Le sue opere fotografiche e il suo documentario La pudeur ou l’impudeur mostrano i cambiamenti del corpo, testimoniano la battaglia quotidiana e solitaria degli ultimi mesi della sua esistenza.

Piano americano di Hervé GuibertHD

La cruda realtà delle immagini turba le coscienze ma è un monito efficace, umanissimo e assai attuale per ricordare che, anche a distanza di anni, l’AIDS è ancora una malattia molto diffusa a causa delle reticenze e del silenzio ipocrita di una società schizofrenica che celebra la bellezza di corpi irraggiungibili ma censura la sua viva sessualità.

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