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Elif Shafak: usate la vostra intelligenza emotiva

Elif Shafak, scrittrice turca e attivista, durante un Ted Talk, ha raccontato l'importanza di nutrire e coltivare l'intelligenza emotiva. Per guardare ai fatti in modo diverso, più propositivo, attivando così l'empatia e la solidarietà

Elif Shafak, scrittrice turca, è una sostenitrice dell'intelligenza emotiva

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Pensare in modo diverso dall’ordinario, guardando al di là dei soliti stereotipi e semplificazioni, non è solo rivoluzionario, ma anche molto efficace. Perché permette di cogliere tutte quelle sfumature, che spesso sfuggono, ma di cui sono fatti tutti i fenomeni politici, economici e sociali che stiamo vivendo. Per non restare atterriti e inermi davanti a questa molteplicità, che ci appare troppo spesso difficile da afferrare, lo strumento migliore da mettere in gioco è l’intelligenza emotiva, la giustapposizione di emozioni e di razionalità.

Parola di Elif Shafak, la 46enne scrittrice turca e autrice di best seller in tutto il mondo, che da sempre dà voce ai diritti delle donne, dei Lgbt e delle minoranze. Apprezzata dalla critica per aver armonizzato nei suoi libri, in modo creativo, la cultura orientale e quella occidentale, nel 2006 è stata processata per aver offeso la Turchia, con il suo romanzo “La bastarda di Istanbul”, dove affronta l’argomento tabù del genocidio degli Armeni.

Il potere delle emozioni

Durante un suo TED Talk, “La potenza rivoluzionaria di pensare diversamente”, ha sottolineato l’importanza delle competenze emotive, che tutti noi abbiamo, cioè la capacità intellettiva di comprendere e utilizzare in modo consapevole le nostre e altrui emozioni. Non solo per leggere meglio la realtà, ma per riscoprire l’empatia, la solidarietà e la bellezza della molteplicità che c’è fuori e dentro di noi.

“Voglio parlare delle emozioni e della necessità di aumentare la nostra intelligenza emotiva. Penso che sia un peccato che la politica ponga poca attenzione alle emozioni. Spesso, gli analisti e gli esperti sono così impegnati da dati e metriche, che sembrano dimenticare quelle cose che nella vita sono difficili da misurare, e forse impossibili da raggruppare in modelli statistici. Penso che questo sia un errore, per due ragioni principali. In primo luogo, perché siamo esseri emotivi. Come esseri umani, credo che tutti siamo così. Ma in secondo luogo, siamo entrati in una nuova tappa della storia del mondo, in cui i sentimenti collettivi guidano e scoraggiano la politica più che mai. E attraverso i social media e il social network, questi sentimenti vengono ulteriormente amplificati, polarizzati e viaggiano in tutto il mondo abbastanza velocemente”

“Sentire” è la via per aprirsi al dialogo

Dalla politica al mondo accademico, le emozioni non vengono prese seriamente, afferma la scrittrice. Invece colmare queste lacune emotive potrebbe essere la strada giusta per trovare dei punti di contatto con chi la pensa in modo diverso dal nostro, soprattutto per non chiuderci nelle nostre convinzioni. Davanti a sfide complicate e a temi complessi, la tendenza è di rallentare, di cercare la via della semplificazione. Così ci si rifugia nelle proprie opinioni, si sfugge a un vero scambio intellettuale e invece del dialogo, si attua solo uno scontro tra due certezze. Ed è lì che la demagogia si insinua e prende forza, come dice la Shafak:

“I demagoghi hanno capito come funzionano i sentimenti collettivi e come possono trarne vantaggio. Ci dicono che tutti apparteniamo alle nostre tribù e che saremo più sicuri se siamo circondati dai nostri simili. […] Ci sono tanti politici di questo tipo, apparentemente lontani tra loro per le visioni che hanno, ma credo che ci sia una cosa che li accomuni: non amano la pluralità, non possono affrontare la molteplicità. […] Così lentamente e sistematicamente, ci viene negato il diritto della complessità”

Elif Shafak e il potere dell'intelligenza emotivaHD

Siate orgogliosi della vostra diversità

Schierarsi e tifare solo per la propria “tribù”, come sostiene Shafak, riduce la nostra mente e il nostro cuore, redendoci intorpiditi davanti alla sofferenza degli altri. Bisogna abbandonare l’illusione delle singole identità, perché ognuno di noi ha dentro una molteplicità di voci. Il segreto è pensare a se stessi come un cittadino mondiale, un’anima globale. Siamo fatti di tanti “allegati”, cioè di molte storie e di molte esperienze, che possono esserci utili per attivare empatia e solidarietà. E queste sono le emozioni giuste anche per mettere all’angolo la paura di mostrarci per quello che siamo. Proprio come l’autrice, che ha colto l’occasione per fare coming out:

"Io ho sempre parlato a voce alta, e anche scritto in modo ampio, dei diritti delle minoranze, i diritti delle donne, i diritti LGBT. Ma, pensando a questo "Ted Talk", ho capito una cosa: non ho mai avuto il coraggio di dire in uno spazio pubblico che sono stata bisessuale anch'io, perché temevo così tanto la calunnia, il marchio, il ridicolo e l'odio che ero certa ne sarebbero seguiti. Ma, naturalmente, nessuno deve mai, in nessun modo, rimanere in silenzio per paura della complessità"

Impariamo anche dai “cattivi maestri”

Essere consapevoli delle nostre sfaccettature, vedere che siamo di più delle etichette che ci appiccichiamo addosso, ci permette di apprezzare la “magia” dell’esistenza, la sua ambiguità. Perché come la vita, anche noi siamo fluidi e in continuo cambiamento. E in quest’ottica, il nostro “antagonista”, il nostro “nemico”, con il suo pessimo comportamento può indicarci la via giusta da percorrere, opposta a quella che ha già tracciato.

Elif Shafak è una famosa scrittrice turcaHD

"Il poeta libanese Khalil Gibran diceva: "Ho imparato il silenzio dalla conversazione, la tolleranza dall'intolleranza e la gentilezza dalla scortesia". Penso che sia un grande motto per i nostri tempi. Quindi, dalle demagogie populiste, impareremo l'indispensabilità della democrazia. E dagli isolazionisti, impareremo la necessità della solidarietà globale. E dai tribalisti impareremo la bellezza del cosmopolitismo e la bellezza della diversità"

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