Stai leggendo: L'inchiesta sulle autiste di Uber: continue molestie, nessuna conseguenza

Prossimo articolo: La medicina sottovaluta il dolore femminile

Letto: {{progress}}

L'inchiesta sulle autiste di Uber: continue molestie, nessuna conseguenza

Dopo le accuse scioccanti contro Weinstein, l’argomento molestie è più attuale che mai. Dopo le donne dello spettacolo, anche le autiste di Uber e Lyft hanno molto da dire.

Una donna autista per Uber

1 condivisione 1 commento

L’attrice e regista italiana Asia Argento ha svelato anni di abusi e molestie a cui era stata sottoposta da uno dei produttori più potenti di Hollywood, Harvey Weinstein. Dopo il “coming out” di Asia e di tante, tantissime colleghe, attrici, modelle, donne dello spettacolo, si è diffusa la campagna #MeToo, che invitava le donne famose e non a denunciare soprusi subiti sul luogo di lavoro e non solo. L'iniziativa è diventata in breve tempo virale.

Un recente sondaggio di Washington Post ha rilevato che il 54% delle donne ha riportato di aver sperimentato attenzioni sessuali indesiderate e il 30% di queste ha riscontrato tali soprusi sul posto di lavoro. Inoltre il 95% delle donne ha rivelato che questi tentativi e questi gesti sgraditi non hanno riportato conseguenze. A questo proposito, Cosmopolitan ha portato avanti un’inchiesta sulle donne-autiste, prendendo in esame le testimonianze di chi lavora per Uber o Lyft, due compagnie private di auto a richiesta. L’inchiesta ha preso in esame le dichiarazioni di donne-autiste dai 23 ai 38 anni.

Le testimonianze delle autiste Uber

Un cliente chiama UberHDUber
Le molestie raccontate dalle autiste Uber e Lyft

L’autista 38enne Alison ha raccontato di aver subito molestie da un cliente che era andata a prendere fuori da un bar. Vedendolo sedersi sul sedile anteriore, la donna ha pensato che facesse un gesto amichevole. Ma poi lui le ha messo una mano sulla gamba e non è più stato “easy”. "Gli ho detto che non mi piaceva, di tornare sul sedile posteriore e che queste cose non avvenivano nella mia macchina" ha ricordato. Pur ricompostosi, il cliente non ha smesso però di disturbare Alison con domande su donne single che poteva conoscere o interrogativi invadenti e fastidiosi. L’autista aveva rivelato tutto ai suoi superiori, che le avevano assicurato che quell’uomo non avrebbe più potuto contattare lei come professionista Uber. Ma ad Alison questo non bastava.

Non voglio che nessuna mia amica autista Uber possa localizzarlo come potenziale passeggero.

Altrettanto sconfortante è la testimonianza di Meagan, 27 anni, che ha raccontato di aver caricato sulla sua auto un (apparente) gentiluomo da un complesso residenziale lussuoso. Lui, durante il tragitto, le ha rivolto continue e importune domande sulla sua vita privata e su suo marito. 

Ha detto che era sposato ma tradiva la moglie e che, dato che sua moglie non si preoccupava, non vedeva perché dovesse preoccuparsi mio marito. Alla fine, quando siamo arrivati a destinazione, mi ha chiesto di spegnere i fari.

Meagan ha mantenuto il sangue freddo ma si è allarmata non poco: per fortuna, poi, l’uomo è sceso. Non ha ricevuto conseguenze per questa avance fuori luogo. Le altre autiste hanno raccontato episodi tristemente simili. 

Ancora discriminazioni di gender

Una donna sull'auto di UberHDUber
Le donne troppo spesso vittime di discriminazioni

L’inchiesta di Cosmopolitan è abbastanza sconfortante: le donne che parlano di molestie e proposte fuori luogo come se appartenessero alla normalità sono tantissime. E le cose che lasciano senza parole sono due: la prima è l’inevitabilità dell’oltrepassare il limite quando una donna assume un determinato ruolo professionale. Un uomo alla guida di quelle auto Uber avrebbe difficilmente suscitato proposte simili, da uomini o donne, o sarebbe stato designato dal passeggero di turno come oggetto di possibili attenzioni, a prescindere dal fatto che queste fossero sgradite.

La seconda è la mancanza di qualunque forma di conseguenze, complici regole, leggi e regolamenti da rivedere a proposito di questi soprusi. Anche le compagnie, come le famosissime Uber e Lyft, devono intervenire per denunciare alle autorità qualunque forma di abuso contro le dipendenti, pagate per portare in giro le persone e non per ricevere apprezzamenti o proposte. Chi sale su una vettura Uber, come su un taxi, deve capire di essere di fronte a una persona che in quel momento sta lavorando, come se fosse dietro a una scrivania o a uno sportello qualunque.

I sedili di un'auto non trasfigurano una lavoratrice in nessun'altra cosa che non sia un'autista.

Donna su un'auto LyftHDKut
Una donna su un'auto Lyft

Quando si arriverà a provvedimenti più concreti a proposito di queste spiacevolissime molestie?

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.