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Dieta vegana: è davvero cruelty free?

La dieta vegana viene considerata cruelty free, libera da ogni forma di violenza. Ma la verità dietro la produzione di alimenti vegani può nascondere sofferenze per gli animali, sfruttamento del lavoro minorile e fenomeni di disboscamento.

Un ragazzo stringe al petto dei vegetali tenendo una carota in bocca

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Molti la scelgono perché cruelty free, ma l’alimentazione vegana è davvero estranea allo sfruttamento delle persone e alla sofferenza degli animali? Viviamo per lo più in città, ma chiunque stia in campagna o abbia contatti con l'agricoltura sa che mangiare vegano senza uccidere animali è impossibile. Non parliamo solo delle vittime dei pesticidi (perite per avvelenamento) e della mietitura (fatte a pezzi dalle macchine per i raccolti), ma anche di quelle del disboscamento di aree verdi da trasformare in campi da coltivare che tolgono nutrimento a specie destinate a morire di fame o a trasferirsi in zone potenzialmente pericolose.

Inoltre, ci troviamo di fronte a un vero effetto domino, dove la scelta di non mangiare determinati alimenti a favore di altri ha causato e causa tutt’ora lo sfruttamento del lavoro anche minorile. Prodotti divenuti molto popolari presso i vegani sono ora coltivati in grandi quantità da persone vittime di condizioni lavorative disumane.

Cosa si nasconde nella produzione agricola di alimenti vegani

Panino preparato con prodotti tipici veganiHD

Come sappiamo la dieta vegana si basa sul non mangiare carne, pesce, latticini e ogni loro derivato a favore di cereali, legumi e prodotti vegetali. Il lavoro agricolo però non è tutto rosa e fiori, è duro, complicato, richiede uno sforzo fisico non indifferente e spesso la salute degli operai è messa a rischio per svariate ragioni, come il dover trascorrere molte ore sotto il sole. Nelle aree meno progredite - per esempio, del Sud America dove è possibile coltivare alimenti diventati popolari con il veganesimo - l'avvento di questo regime pesa su chi lavora per favorirlo.

Pensiamo a uno dei cibi più consumati dai vegani: la quinoa. Questo pseudo cereale molto nutriente era alla base della dieta indigena ma con la crescente richiesta mondiale di tale alimento, le popolazioni del Perù e della Bolivia hanno dovuto rinunciare ad esso, perché diventato troppo costoso, a favore di altri cibi artificiali e meno salutari. Idem per gli anarcardi e in generale i semi, i cui benefici per l’organismo sono stati esaltati in ogni dove. La loro lavorazione e produzione infatti è complessa e spesso provoca ustioni caustiche negli operai per via degli acidi impiegati per separare il seme dai prodotti di scarto.

Le conseguenze dell’uso di pesticidi

Un uomo spruzza pesticidi sulle piante coltivateHD

Un altro aspetto da tenere in considerazione è rappresentato dall’impiego massiccio di pesticidi nelle coltivazioni agricole. L’uso di questi prodotti uccide ogni giorno milioni di specie vegetali, di insetti e di animali che si nutrono di piante contaminate. Inoltre tali sostanze finiscono con l’inquinare corsi d’acqua, sterminando specie anfibie, pesci e altre creature. Ma a patire le conseguenze dell’uso di pesticidi sono anche i lavoratori agricoli che entrano in diretto contatto con essi.

È un circolo, una catena viziosa che solo in apparenza protegge l’uomo in quanto in realtà distrugge il mondo in cui vive e lui stesso.

Esiste un’alternativa?

Un ragazzo e una ragazza sorridono coltivando in un orto privatoHD

Quindi il veganesimo è sbagliato? Assolutamente no, ma ritiene più impegno. Perseguire questo regime alimentare spinti dall'anelito a non far male agli animali e al prossimo è auspicabile, ma non si può fare andando comodamente al supermercato. Solo uno sforzo serio e costante di vigilanza sull'origine dei prodotti e la coltivazione diretta possono assicurare la coscienza pulita. Troppo faticoso? Le cose stanno così. L’unica soluzione possibile, a fronte di quanto detto fino ad ora, è abbandonare la coltivazione intensiva a favore di quella diretta, basare la propria alimentazione sulla varietà, evitando inutili estremismi. Questo è anche il consiglio che dà Lierre Keith, autrice dell’opera The Vegetarian Myth, che dopo essere stata vegana ha smesso a seguito della scoperta dei meccanismi feroci che si celano dietro la diffusione del veganesimo in Occidente.

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