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La sindrome del cuore infranto: morire di dispiacere è possibile

La perdita di un caro può causare la sindrome tsako-tsubo, detta anche sindrome del cuore infranto: è quanto successo alla signora Joanie Simpson.

Profili di una donna ed un cane sulla spiaggia al tramonto

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Nel 2016, la signora Joanie Simpson ha provato un dolore così forte dopo aver perso il suo Yorkshire Terrier Meha che si è subito recata in ospedale, come racconta il Washington Post. I suoi sintomi erano un mal di schiena quasi insopportabile, che l'aveva svegliata nel mezzo della notte, e una sensazione altrettanto lancinante nel petto. Preoccupati che la signora Simpson potesse avere un attacco di cuore, i medici del pronto soccorso locale l'hanno fatta trasportare in elicottero in un ospedale a Houston, meglio equipaggiato per trattare un arresto cardiaco.

Gli esami condotti presso il Memorial Hermann Heart & Vascular Institute-Texas Medical Center hanno indicato che le supposizioni dei dottori erano errate. La signora Simpson non stava soffrendo un attacco di cuore, ma le è stata diagnosticata una cardiomiopatia da stress (nota anche come sindrome tako-tsubo), ovvero una patologia che presenta sintomi simili a quelli dell'attacco di cuore ed è informalmente conosciuta come la “sindrome del cuore infranto”, proprio perché accade spesso a chi ha appena patito una perdita devastante, o sofferto un grande dolore emotivo.

Si ritiene che la sindrome del cuore infranto sia causata da un aumento degli ormoni dello stress che provocano spasmi ad un cuore generalmente in salute, talvolta rivelandosi anche fatali. Per la signora Simpson, quel momento fortemente emotivo è stata la morte del suo cane Meha.

Una cagnolina col collare rosaJoanie Simpson
Meha, la Yorkshire Terrier di Joanie Simpson

La diagnosi della signora, avvenuta nel 2016, è stata da poco riportata nel New England Journal of Medicine: non per il ruolo del cane nella vicenda, come spiega uno dei suoi dottori, Abishek Maiti, ma perchè quello di Joanie Simpson è stato un “caso molto conciso ed elegante” di una patologia affascinante, che la ricerca medica ha descritto come assolutamente reale e a volte fatale. Sebbene non sia il primo caso pubblicato che sottolinei la connessione tra la sindrome del cuore infranto e lo stress che segue alla morte di qualcuno che si ama, evidenzia qualcosa che molti sanno bene: soffrire per un caro malato o deceduto può essere tanto devastante.

Uno studio recente da parte del Veterinary Record ha scoperto che non è inusuale per i padroni che si prendono cura di animali gravemente malati di provare lo stress e l'ansia assimilabili al “caregiver burden” (letteralmente “Il fardello di chi assiste un malato”). La signora Simpson, una 62enne in pensione che aveva lavorato come trascrittore medico, di certo non ne è rimasta scioccata. Quando è avvenuto il fatto, la donna stava passando un periodo difficile: il figlio stava per sottoporsi ad un’operazione alla schiena, il genero aveva perso il lavoro, la vendita di una proprietà stava rivelandosi molto più complicata e lunga del previsto. E in mezzo a tutto questo, il suo cane Meha di 9 anni stava lottando contro un’insufficienza cardiaca congestizia.

L'animale cominciò a peggiorare, tanto che a maggio dell’anno scorso era talmente malata che la padrona ha preso un appuntamento affinché fosse praticata l’eutanasia. Quando però arrivò il giorno stabilito il cane sembrava in salute, vispo, e quindi la donna ha cancellato l’appuntamento. Meha è morta l’indomani, e non in maniera serena, tanto che la Simpson disse: "È stato qualcosa di orrendo da vedere. Quando sei già preoccupato per tante altre cose, è come la goccia che fa traboccare il vaso."

Quando i dottori le hanno quali fattori di stress nella vita della Simpson potessero aver causato la patologia, lei sapeva che sebbene ce ne fossero molti era stata in particolare la morte di Meha a spezzarle il cuore. La donna è stata dimessa dopo due giorni, ora è sulla via della guarigione.

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