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Roma Film Fest 12: Detroit, film sui diritti dei neri solido come la sua regista Kathryn Bigelow

Al 12esimo Roma Film Fest va in scena Detroit, ultima fatica della cineasta Kathryn Bigelow ambientata nel pieno delle rivolte, dai tragici esiti, avvenute nella città statunitense a fine degli anni ‘60.

Kathryn Bigelow sul set di Detroit

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Solo il 3,6% dei registi è donna e tra queste solo una per ora è riuscita a vincere, nel recentissimo 2010, un premio Oscar: Kathryn Bigelow, vera e propria icona vivente tra le registe donne. La cineasta statunitense che ha firmato con piglio di ferro film come Strange Days e Il buio si avvicina, a 5 anni da Zero Dark Thirty torna alla ribalta con la sua nuova fatica, Detroit, in concorso al Roma Film Fest 12.

Uscito in America lo scorso agosto, il lungometraggio racconta - a metà tra film e docu-film - gli scontri che misero a ferro e fuoco i sobborghi “neri” della città nell’estate del 1967 e, in particolare, il tragico evento che, complice l’abuso di potere da parte tre poliziotti su un gruppo di ragazzi ospiti di un motel, costò la vita ad alcuni giovani afroamericani.

Tre atti, un grande tema

Una scena tratta da Detroit Kathryn BigelowHD

Per ripercorrere uno dei momenti più difficili della recente storia americana in cui le “pari opportunità” tra i bianchi e i neri erano ancora un’illusione, la Bigelow ha deciso di dividere il suo lungometraggio in tre atti durante i quali riesce con grande e oggettiva lucidità a ricostruire cosa è accaduto, sia per commemorarlo - a esattamente mezzo secolo di distanza - che per risvegliarne l’assopito e utile ricordo.

Nella prima parte del film, Detroit - dopo un breve excursus storico - si sofferma sulla matrice della rivolta, che in pochissime ore divenne una vera e propria guerra (sub)urbana, senza mai, però, schierarsi dalla parte della polizia che fu chiamata a placarla, né da quella degli abitanti dei ghetti, rabbiosi rivoltosi in cerca di uguaglianza. Kathryn Bigelow quindi, mette fin da subito in chiaro che non siamo davanti a una lotta tra buoni e cattivi mostrando nei volti dei tanti uomini, bianchi o neri, civili o in divisa, tanta rabbia quanta compassione. Tanta intolleranza e disperazione, quanta voglia di integrazione.

Nel secondo atto del film, invece, la cineasta racconta per filo e per segno, atti processuali e libertà di poter romanzare gli avvenimenti alla mano, quello che successe in quel motel in cui si è andati ben oltre una rivolta sociale e il bisogno dello stato di doverla placare. In quel motel, nel luglio del ’67, un gruppo di giovani - tre dei quali assassinati a sangue freddo - sono stati vittime di un vero e proprio abuso di potere a sfondo razzista che, viene in più frangenti precisato, nulla c'entra con la divisa di chi lo compie.

Detroit si conclude mostrando il processo che ha scagionato i tre poliziotti dalle accuse di percosse e omicidio, sentenza deliberata da una giuria di uomini e donne rigorosamente caucasici e che ha rovinato la vita dei superstiti dell’orrore del motel e messo ancor più in discussione fiducia di tantissimi loro fratelli nella giustizia americana, facendoli sentire - ancora una volta - ospiti di un paese che hanno contribuito a fondare.

La realtà secondo Kathryn

DetroitHD

Dopo The Hurt Locker e Zero Dark Thirty la Bigelow dimostra ancora una volta di essere una regista attualissima, poliedrica e desiderosa di raccontare la verità per quella che è, senza schierarsi mai e la lasciando allo spettatore la libertà di formarsi un’opinione.

Con Detroit, inoltre, la cineasta decide di portare sul grande schermo una storia mai come adesso esplicativa di quali possano essere feroci conseguenze dell’odio razziale, mostrandoci le cose per quelle che sono e rendendo ancora una volta la verità arte.

Detroit sarà nelle sale italiane a novembre 2017.

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