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Stereotipi di genere: alle femmine inculcano di essere meno brillanti

Uno studio dimostra come le bambine di sei anni si considerino meno geniali dei loro compagni maschi, andando così a precludersi molte strade nella vita.

Classe di bambini

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Recenti studi pubblicati dalla rivista Science hanno rilevato che le bambine di sei anni hanno meno fiducia in se stesse e nella propria intelligenza rispetto ai coetanei maschi. Si tratta di un cambio di prospettiva che si verifica nel passaggio tra l’asilo e la prima elementare: una diversa visione e considerazione delle proprie capacità l’hanno infatti le bambine di cinque anni, che hanno fiducia in se stesse tanto quanto i bambini maschi della stessa età.

Questi studi mostrano quindi quando gli stereotipi di genere si insinuano nella mente dei bambini: percependosi come meno dotate, è probabile che le bambine autolimitino le proprie aspirazione e, di conseguenza, riducano le proprie possibilità di fare carriera una volta adulte.

Un altro studio, realizzato dalla rivista PLOS One, ha mostrato l’altra faccia della medaglia: il campione analizzato erano in questo caso studenti universitari di biologia, e i risultati hanno evidenziato come questi tendessero a sovrastimare i risultati ottenuti dai loro colleghi maschi, e sottovalutassero le prestazione delle donne.

Questi squilibri di percezione rispetto all’intelligenza di genere, ossia il fatto che la genialità sia più spesso vista come una caratteristica tipicamente maschile, spiegano come mai le figure femminili di rilievo e spicco siano meno di quelle maschili. In un'infelice uscita nel 2005, il rettore di Harvard disse che donne erano meno presenti degli uomini fra i nomi di spicco della scienza per via di una diversa attitudine. Segno quindi che certi stereotipi sono trasversali: intaccano la percezione di tutti, a prescindere dal titolo di studio, dal ruolo sociale e dall'età.

Ecco allora perché conoscere quando questo tipo di immagine di sé va formandosi può essere utile per cambiare in positivo l’atteggiamento delle bambine, di modo da dar loro la possibilità di sviluppo delle proprie ambizioni, senza autocensure basate su erronee percezioni.

Lo studio nel dettaglio

Una classe di bambiniHD

Ci sono stati due diversi esperimenti, che hanno dato gli stessi preoccupanti risultati. Il primo studio ha esaminato un campione di 96 bambini di età compresa tra i 5 e i 7 anni. È stata loro raccontata la storia di una “persona davvero geniale”, senza però specificarne il sesso. Alla fine, è stato chiesto loro di scegliere fra diverse immagini di uomini e donne, quale fosse quella persona. I risultati sono stati sorprendenti: i bambini di 5 anni associano la genialità al proprio sesso, ma a 6-7 anni un numero molto basso di bambine ha pensato che quella persona fosse femmina. La maggior parte ha associato la genialità a un uomo.

Il secondo esperimento ha invece mostrato come il concetto di “genialità” non vada di pari passo con il voto ottenuto a scuola: è stato infatti riscontrato che le ragazze più grandi pensano che le loro coetanee femmine riescano meglio negli studi rispetto ai maschi, ma non per questo le considerano geniali.

Sulla base di questi dati, stato condotto un terzo esperimento: a 64 bambini di 6 e 7 anni sono stati proposti due giochi, uno “molto, molto difficile” e uno “per persone brillanti”. È emerso che le femmine non mostravano nemmeno interesse per il gioco considerato “per persone brillanti”, cosa che invece non è avvenuta col campione di 96 bambini tra i 5 e i 6 anni, dove maschi e femmine avevano lo stesso atteggiamento di curiosità per entrambi i giochi.

Chi vuoi essere da grande?

Bambina scienziataHD

È così emerso che gli stereotipi di genere cominciano a radicarsi nella mente delle persona già da bambini, formando così gli interessi e le attitudini che poi le persone svilupperanno nel corso della propria vita. Il fatto che questo cambio di percezione cominci a formarsi intorno ai 6 anni può essere imputato al fatto che è il momento in cui si lascia un contesto “libero” come l’asilo, per cominciare a misurarsi con l’apprendimento e le valutazioni della scuola. Non è però chiaro quale sia il fattore scatenante: una possibilità è che i libri presentano quasi sempre personaggi maschili (salvo ovvie eccezioni) e questo può spingere le bambine a pensare che la causa sia la non intelligenza delle donne. Ovviamente, il motivo di questa assenza è da imputarsi a retaggi sociali e culturali che vigevano nel passato e trattavano la donna come un essere umano di serie B.

Insomma, il prossimo passo è studiare questa delicata età, in cui la coscienza di sé va via via formandosi, per intervenire e spiegare alle bambine che anche loro, come i compagni di classe maschi, possono essere intelligenti, brillanti, e soprattutto ambire a essere chi vogliono.

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