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Thor: Ragnarok, il lato spensierato del Dio del Tuono

È arrivato nelle sale italiane il terzo cinecomic Disney/Marvel dedicato al Dio del Tuono, dove il più epico dei supereroi della Casa delle Idee mostra la sua fallibilità e (auto)ironia. Ecco la nostra recensione.

Il poster di Thor Ragnarok

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Il successo dei Guardiani della Galassia sembra aver cambiato una volta e per sempre l’Universo Cinematografico Marvel, che ha deciso di prendere spunto proprio dal vincente “mood” scanzonato e (auto)ironico dei film di James Gunn per raccontare le epiche battaglie dei suoi storici supereroi, anche quelli all’apparenza più seri come Thor.

Che le pellicole di Gunn abbiano fatto scuola in quel dell’MCU è confermato fin dai primi minuti di Thor: Ragnarok, terzo blockbuster comic dedicato al Dio del Tuono, che stavolta si discosta in tutto e per tutto dalla messa in scena shakespeariana del primo capitolo della saga, firmato da Kenneth Branagh, già in parte “rinnegata” con Thor: The Dark World.

Due mondi che non si incontrano

Dopo un intenso incipit in cui ci viene spiegato in cosa consiste il Ragnarok, dove assistiamo a un'esilarante riunione tra i figli di Odino e che ci presenta la “malefica” villain Hela (Cate Blanchett), Thor: Ragnarok si divide immediatamente in due storyline parallele, una ambientata su Asgard e l’altra a Sakaar.

Jeff GoldblumHDMarvel

Mentre, infatti, la Dea della morte mette a ferro e fuoco Asgard, Thor (Chris Hemsworth), orfano del suo martello, e Loki (Tom Hiddleston) vengono catapultati su Sakaar, eccentrico pianeta governato dall’ancora più eccentrico Gran Maestro (Jeff Goldblum), personaggio deliziosamente “queer” dell’Universo Cinematografico Marvel.

Chris HemsworthHDMarvel

Ed è proprio su Sakaar che la trasformazione di Thor da infallibile Dio a fallibile super-umano viene sottolineata con un cambio di look del supereroe che sarà obbligato a mettersi in discussione, a porsi delle domande - le cui risposte lo veicoleranno verso una rinascita - e soprattutto a gestire l’inedita bizzarra squadra formata da Hulk (Mark Ruffalo), la girl-power Valchiria (Tessa Thompson) e il voltagabbana Loki.

Cate Blanchett in Thor RagnarokHDDisney

Ma se le avventure ambientate nel pianeta del Gran Maestro colpiscono ed esaltano, soprattutto in virtù delle continue gag atte a smitizzare il più possibile tutti i personaggi più noti dell’MCU regalando loro un’inedita autenticità, quelle ambientate su Asgard risultano prettamente funzionali al gran finale e poco coerenti con l’economia narrativa e il carattere fracassone della pellicola.

Il super potere della parodia

Chris HemsworthDisney

Nonostante la disarmonica duplice narrazione, il potere della parodia - che è stato sfruttato per la prima volta nell’MCU da James Gunn - funziona anche in Thor: Ragnarok ed è in grado di innalzare quello che è sempre stato, cinematograficamente, il meno potente dei grandi Avengers, donando al Dio del Tuono una nuova freschezza che non rinnega mai le sue origini da grande schermo.

Grazie al lungometraggio di Taika Waititi, regista di commedie indie che è riuscito nella difficile impresa di far sentire forte la propria voce nel suo primo blockbuster, Thor è ad oggi il supereroe dell’Universo Cinematografico Marvel dall’evoluzione più interessante e completa. Un guerriero in grado di stare al passo con i tempi e con i gusti del pubblico sovrano, stanco di apocalissi e bisognoso di nuove speranze e miti sempre più umani.

Thor: Ragnarok è nelle sale italiane dal 25 ottobre, prodotto da Disney.

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