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Origin, recensione del romanzo di Dan Brown

Da dove veniamo? E dove andiamo? Queste sono le domande a cui dovrà trovare risposta il professor Robert Langdon in una nuova avventura tra le bellezze della Spagna.

Adamo nella copertina di Dan Brown

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Sin dagli albori dell'umanità, l’uomo è sempre stato combattuto tra religione e scienza ed è da questo connubio delicato che parte il nuovo romanzo di Dan Brown: Origin, edito da Mondadori, è in libreria dal 3 ottobre e si pone come obiettivo quello di condurre il lettore tra le bellezze mozzafiato della Spagna insieme al veterano Robert Langdon in una nuova avventura che, purtroppo, non rispecchia i canoni a cui Brown ci ha abituati finora.

Origin: da dove veniamo? E dove andiamo?

Dopo l’ultimo successo di Brown (Inferno) ambientato in terra nostrana, Origin vanta come protagonista - oltre al canonico professore di Harvard - un nuovo scienziato: il suo nome è Edmond Kirsch e, oltre a essere un delineato ateista, è conosciuto per le sue notevoli invenzioni high-tech.

Il romanzo di Dan Brown con Adamo in copertina
Origin, di Dan Brown

Non è un caso che questo esemplare della scienza sia uno dei discepoli di Langdon e che tenga una presentazione misteriosa proprio al Guggenheim di Bilbao, presupponendo un annuncio che cambierà i paradigmi della nostra esistenza.

La scoperta di Kirsch è il cuore pulsante di Origin, un mistero attorno al quale Dan Brown ha aggrovigliato un filo rosso talmente spesso da risultare a tratti soffocante.

Ma dov’è che vuole andare Dan Brown?

Origin aveva tutte le basi a sua disposizione per confermarsi un romanzo degno di Robert Langdon, ma in realtà ha schiacciato i presupposti positivi con una penna prolissa, condita di dettagli futili e passaggi narrativi forzati.

Nonostante la narrazione sia partita in grande stile (perfettamente in linea con gli standard dell’autore), l’abilità di gestire il grande mistero (e, di conseguenza, abbinarne degli altri come una grande matrioska) è ben presto vacillata dinanzi la staticità di questo romanzo.

Gli interrogativi che ha scelto Brown per questo nuovo romanzo sono vecchi come il mondo: chi è che ha ragione quando si parla delle origini dell’uomo? Dio o la scienza? Sappiamo da tempo dell’opinione dell’autore circa la religione, per cui non stupisce l’assoluta mancanza di schieramenti all’interno del romanzo (come giusto che sia), ma a convincere ancor meno è proprio il grande mistero attorno al quale si è articolato Origin.

Robert Langdon, tra arte e tecnologia

Chi ha amato i precedenti romanzi di Dan Brown non sarà affatto deluso dalla stravaganza di dettagli che costellano Origin, slittando dal cuore dell’arte spagnola fino a giungere alla massiccia imposizione che oggi abbiamo concesso alla tecnologia.

Attenzione! Possibili spoiler!

Ma è proprio qui che la bellezza si ferma. Per quanto l’autore abbia voluto puntare un faro su ciò che oggi arricchisce (e, al tempo stesso, danneggia) la nostra società, scegliere la tecnologia come il grande mistero delle origini è quanto di più banale al giorno d’oggi ci sia.

A ben rifletterci, l’autore ha cercato sin da subito di comunicarci quale fosse lo stupefacente enigma che ha costituito le basi del romanzo, motivo per il quale la rivelazione finale (perché sì, la risoluzione del mistero giunge soltanto in conclusione) ha intaccato quella che sarebbe stata la bellezza relativa del romanzo.

Sono anni ormai che il mondo dell’intrattenimento sfrutta la tecnologia come uno scenario apocalittico del futuro. Basti pensare agli stessi film citati da Dan Brown (da Alien a Terminator) per capire quali siano state le fonti d’ispirazione primarie per questo romanzo.

Per quanto Brown abbia dimostrato ancora una volta di essere un attento osservatore del mondo attuale, purtroppo sembra essere caduto nella trappola della superficialità, scegliendo un approccio riflessivo che – preso per quello che è – in realtà risulta gradevole e ben approfondito. Ma l’atto di riflettere da solo non basta per rendere questo romanzo al pari di quelli precedenti.

Robert Langdon, da sempre immischiato in lotte contro il tempo per salvare il mondo come un supereroe senza mantello e soltanto con un orologio di Topolino al polso, in questo romanzo è quasi apparso una marionetta al fianco di altri personaggi dalla storia superflua i cui dettagli sarebbero anche potuti essere omessi (o, quantomeno, metà di essi).

Origin: promosso o bocciato?

La storia del romanzo si conclude nell’arco di una notte (il che, conoscendo Brown, non dovrebbe stupirci), ma terminare la lettura purtroppo non è stato così facile.

Per chi è alla ricerca di un romanzo dalle ambientazioni mozzafiato, tappezzato dalle descrizioni prolisse tipiche di Dan Brown, potrebbe trovare pane per i suoi denti. Ma la verità è che Origin è piuttosto al di sotto dei suoi predecessori e Robert Langdon, giunto a questo punto, avrebbe meritato qualcosa di più (e, permetteteci la parentesi, anche una storia d’amore più credibile).

La domanda sorge spontanea giunti a questo punto: ci sarà una nuova avventura per Robert Langdon oppure il professore di Harvard sarà costretto a tornare alla sua scrivania ponendo il passaporto (e le indagini) nel cassetto?

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