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We Are X: parla Yoshiki, la rock star che cambiò il Giappone

Yoshiki è una leggenda del rock e con la sua band, gli X Japan, ha cambiato il destino e la musica del Giappone. Eppure non lo conoscete: in un'intervista ci ha spiegato perché.

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Il luogo è un hotel esclusivo, l'entourage e il dispiegamento di forze è quello delle grandi occasioni: non capita tutti i giorni di intervistare Yoshiki, una leggenda vivente del rock, ospite del Festival dei Popoli di Firenze che con la sua band ha saputo rivoluzionare la storia (musicale e non) della propria nazione, generare un movimento musicale ancora attivo ed entrare nella leggenda della musica. 

Manca solo una componente: i fan. Non c'è quello sguardo d'intesa, manca quella sorpresa stupita che si legge di solito sul volto dei presenti quando una celebrità passa loro accanto e viene immediatamente riconosciuta. In Giappone tutto questo non sarebbe possibile, tanto che il nostro intervistato in cerca di privacy vive stabilmente a Los Angeles, dove gravita tra i suoi molteplici studi di registrazione e compone colonne sonore per cinema e televisione.

Negli Stati Uniti è amato e rispettato dalla comunità musicale (dai Guns'N'Roses ai Kiss, passando per Marilyn Manson) e non: Stan Lee lo chiama orgogliosamente amico e ha realizzato Blood Red Dragon, una serie a fumetti di cui Yoshiki è il protagonista. 

Il punto è proprio questo: chi è Yoshiki e perché se è tanto famoso può girare quasi indisturbato per l'Italia e l'Europa? A rispondere a questa domanda e alla sua storia di fama, successo, tragedia, ossessioni e razzismo ci pensa finalmente uno splendido documentario musicale diretto da Stephan Kijak. Presentato nell'ultima edizione del Festival dei Popoli, We Are X è il primo tentativo di raccontare al pubblico occidentale una rivoluzione musicale di cui è spesso inconsapevole, attraverso la vita più che straordinaria del suo protagonista. 

In occasione del tour promozionale che lo sta portando in giro per l'Europa e della sua tappa italiana, ho avuto il privilegio e l'onore di chiedere al leader degli X Japan - la più iconica e celebre band giapponese di sempre - di raccontarci la sua storia, così incredibile e ricca di colpi di scena da sembrare un romanzo o una serie TV. 

Ritratto di Yoshiki, la più grande rock star che ancora non conosci

1975, da qualche parte in Giappone. Un ragazzino di 10 anni rincasa e trova la madre in completo silenzio, mentre fissa il cadavere di suo padre, morto suicida. Il bambino è Yoshiki, che qualche anno più tardi diventerà il leader del più celebre gruppo musicale del Giappone. Allora però è solo un ragazzino legatissimo al padre, il genitore che ad ogni compleanno gli regala un nuovo strumento musicale e lo accompagna spesso ad assistere a concerti di musica classica. 

La band degli X JapanHDFestival dei Popoli
Gli X Japan oggi: Pata, Sugizo, Yoshiki, Toshi e Heath.

Il grave lutto cambia per sempre la vita di Yoshiki, mentre dentro di lui comincia a covare il dubbio di avere un qualche tipo di responsabilità per l'accaduto. In quell'anno così difficile la madre gli regalerà una batteria. Yoshiki, già polistrumentista e compositore nonostante sia poco più di un bambino, scaricherà la rabbia suonando quello strumento. Sarà il battesimo del rock per un giovanissimo fino ad allora consapevole solo dell'esistenza della musica classica. 

Con l'amico d'infanzia Toshi fonderà a breve una band rock metal, in cui investirà anche i risparmi di famiglia. Crea un'etichetta musicale indie, assolda Taiji - uno dei migliori bassisti in circolazione all'epoca - e hide, che diventerà suo amico e confidente privilegiato. Nascono così gli X Japan, la band rock metal che sconvolse il Giappone. Le canzoni degli X Japan hanno un sound europeo e una strana ossessione per il confine tra amore e morte, sofferenza e estasi: in un attimo entrano nell'immaginario collettivo e nei karaoke del Giappone.

Yoshiki siede su un trono di chitarreHDFestival dei Popoli
Yoshiki racconta in We Are X l'inizio drammatico della sua carriera musicale

Il leader e il compositore di gran parte del repertorio della band è Yoshiki, desideroso di prendersi cura della sua famiglia musicale adottiva, di vivere per e con i fan l'aria di libertà che in quegli anni si respirava anche nel Giappone conservatore. Negli anni '80, con il look esagerato e il sound aggressivo, diffuse nella generazione alienata e insoddisfatta dell'epoca la necessità e il coraggio di essere se stessi. Sempre, anche a costo di andare contro le convenzioni rigide della società giapponese.

We Are X è però concentrato sulla grande ossessione del gruppo: sfondare negli Stati Uniti, diventare celebri a livello globale. Tra le band rock e metal più influenti e tra i critici musicali è opinione comune che sia stata solo la loro nazionalità a ostacolarli. Lo strisciante razzismo verso musicisti giapponesi, forse unito alla paura che gli Stati Uniti provavano all'epoca verso la superpotenza giapponese, ha fatto il resto. Yoshiki però dimostra grande lucidità nel ripartire equamente le colpe:

A quell'epoca il mondo non era pronto per noi, ma neppure gli X Japan erano davvero pronti ad affrontare la pressione del grande mercato musicale globale. Dopo 20 anni e tutto quello che ci è successo, posso dire che eravamo impreparati, viziati dal successo ottenuto con facilità nel nostro paese. Linguisticamente e mentalmente non eravamo pronti a quello che ci aspettava. 

L'arte è dolore, la vita è una lotta contro la morte

La rabbia per il mancato successo, la pressione crescente della popolarità in patria, i demoni personali: Yoshiki racconta senza reticenze i momenti peggiori della sfavillante carriera degli X Japan, che all'inizio degli anni '90 precipita più volte nella tragedia. La storia è nota, ma We Are X racconta con grande forza i momenti più difficili di un uomo tormentato dal dolore - fisico e spirituale - ossessionato e perseguitato dal suicidio. Confessioni non facili da fare davanti alla telecamera:

Kijak mi ha intervistato molte volte e all'inizio non è andata bene. C'erano molti passaggi in cui mi chiudevo, cose di cui davvero non volevo parlare. Poi pian piano per me è diventata quasi psicoterapia: parlavo a lui come si parla a un dottore, rivivendo i momenti difficili del passato. Alla fine non ho eluso nessuna domanda. 

E di domande difficili Yoshiki ne ha dovute affrontare parecchie. La storia degli X Japan si conclude in una spirale di drammi tale che sembra un racconto fittizio. Prima Taiji viene cacciato dalla band (e Yoshiki si rifiuta ancor oggi di pronunciarsi a riguardo), poi l'amico e cantante Toshi finisce sotto l'influenza di una setta religiosa. Dopo un ultimo, drammatico live in cui Toshi è preda della paranoia, tra l'isteria generale, la band si scioglie. 

We Are X, Yoshiki sul palco del Madison Square GardenHDFestival dei popoli
Yoshiki: storia dei tormenti interiori dell'uomo più celebre del Giappone

Il colpo più duro arriva qualche mese più tardi: l'amico hide, avviato a una brillante carriera da solista, si toglie la vita, senza lasciare nemmeno un biglietto. Su come siano andate esattamente le cose esistono varie versioni, quel che è certo è che Yoshiki viene strappato al suo dolore dalla necessità di dover invitare tutti alla calma, per il crescente rischio di emulazione tra i fan. Qualche anno più tardi Toshi capisce di essere stato plagiato, si riavvicina alla band. Yoshiki ritrova il cantante e l'amico, si riavvicinano anche a Taiji e tengono alcuni concerti insieme. Poco dopo anche Taiji si toglie la vita

Inseguito da una scia di morte destabilizzante, Yoshiki si ritrova a fare i conti anche col dolore fisico: un decennio di performance live selvagge e senza freni hanno lasciato un segno pesante sul corpo di un adolescente dalla salute fragile. Eppure è proprio quando la tendinite al braccio destro si fa cronica - rendendogli difficile suonare il pianoforte - e quando il dolore al collo deformato dal troppo headbanging si fa atroce che la band sembra pronta a decollare di nuovo.

Così Yoshiki si prende di nuovo sulle spalle tutta la responsabilità degli X Japan, sostituisce con musicisti capaci quei vuoti incolmabili che lo circondano sul palco e arriva nell'olimpo statunitense della musica: il Madison Square Garden. We Are X è stato girato proprio alla vigilia di questo attesissimo ritorno e sbarco ufficiale negli Stati Uniti, con Yoshiki che stringe i denti e affronta il dolore, pur di esserci, pur di suonare. Ce la farà davvero a salire sul palco, in futuro, dovesse mai arrivare quel successo inseguito per una vita intera? Lui non ha dubbi: 

L'arte è uno scambio e alle volte viene generata proprio dal dolore. Dopo la fine del tour mondiale e delle riprese del documentario, sono andato in Germania a operarmi il collo, non una, bensì due volte. Mi hanno inserito un disco artificiale tra le vertebre. Dovrò sottoporti ad altre operazioni, se voglio continuare a suonare la batteria. 

Mentre anche in Italia arrivano finalmente gli X Japan con il documentario We Are X e un CD live - quello storica esibizione statunitense, distribuito da Sony - Yoshiki sembra pronto a scoprire cosa ci sia dopo il coronamento del suo sogno, la fine della sua magnifica ossessione. Gli chiediamo infatti se pensa che un gruppo giapponese oggi potrebbe sfondare a livello mondiale e lui risponde, sicuro:

Sì, certo. È cambiato tutto da quegli anni, non è più necessario essere nati in Occidente per sfondare. Con quello che abbiamo superato in questi 20 anni - i suicidi, le morti, il lavaggio del cervello della setta religiosa - credo che adesso siamo pronti anche noi. 

Yoshiki non è pronto a cedere il suo sogno ad altri e, a onor del vero, il Giappone ha partorito musicalmente davvero pochi artisti al livello della sua band. Le uniche rock star sue eredi - comparabili per fama, talento e smania egotica - le ha radunate lui stesso qualche anno fa negli SKIN: dovevano essere il trio delle meraviglie, ma il sogno di conquistare con Gackt e Hyde il mondo è durato giusto qualche settimana. Forse perché in fondo questo 51enne giapponese la cui resilienza ha dell'incredibile, questa battaglia la vuole combattere con l'amico di sempre Toshi e con quel che rimane della band che tanto lo ha fatto soffrire, che lo ha reso ricchissimo e miserabile.

la copertina della colonna sonora di We Are XSony
We are X sbarca in Italia anche con la colonna sonora del film

Una band che il mondo merita di conoscere e che lui non è disposto a mollare. Una band che ha fondato un movimento musicale - il visual kei - con un fandom di nicchia ma agguerritissimo in Europa, Russia, Sud America. Insinuo malignamente che questa sua eredità musicale sia in crisi, lui ribatte:

Ho organizzato il Japan Visual Summit, un festival con 55 band che si sono esibite in un evento della durata di 3 giorni. Abbiamo staccato 100mila biglietti, perciò assolutamente no, il visual kei non è morto.

Nemmeno lui sembra particolarmente intenzionato ad arrendersi al dolore e alla pensione. Anzi, rispolvera con piacere l'idea di un album di inediti di cui si parla ormai da anni: 

Sì, uscirà presto un album di inediti. Lo dico anche se ormai nessuno mi crede più quando lo faccio (ride). Diciamo che è completato al 99% e dovrei riuscire a metterci la parola fine entro dicembre, massimo gennaio. Sono abbastanza certo che ne riparleremo per la prossima primavera. 

E chissà che non sia la volta buona per l'idolo della generazione X giapponese - chiamato persino dall'Imperatore a esibirsi in un brano classico al pianoforte - che mai ha smesso di sognare la conquista del mondo. 

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