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Helena Bonham Carter: intervista a una donna controcorrente

L'attrice, a Firenze per il trentennale di Camera con vista, ci ha parlato del suo legame con l'Italia e ci ha svelato di non aver vissuto il debutto sul grande schermo come un successo.

Helena Bonham Carter in un'immagine

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Prima di essere la musa di Tim Burton, pronta a imbruttirsi, invecchiarsi o mascherarsi da ciò che la fantasia del suo compagno dettava, e prima di stravolgere corpo e anima per dar vita a Marla Singer (la ragazza interrotta di Fight Club), Helena Bonham Carter ha conquistato i cuori del pubblico nei panni dell'eroina romantica tardo-ottocentesca protagonista di tante pellicole in costume.

Una matassa di riccioli neri, occhi grandissimi, pelle candida, l'attrice inglese ha portato sullo schermo una serie di donne pronte a ribellarsi alle convenzioni dell'epoca e a lottare per rivendicare la propria indipendenza sentimentale e spirituale. Volontà ferrea e spirito indomito in un corpo minuto, Helena Bonham Carter ha sempre dimostrato di non preoccuparsi troppo del giudizio altrui.

Un primo piano di Helena Bonham Carter a FirenzeHDValentina D'Amico

Anticonformista e ribelle, l'attrice ha intrecciato una relazione con Kenneth Branagh quando lui ed Emma Thompson erano ancora la coppia d'oro del teatro shakespeariano contemporaneo e poi ha fatto coppia fissa con Tim Burton per oltre dieci anni diventando la sua musa. Dalla loro unione, consumata in due appartamenti adiacenti - scelta dovuta, pare, ai gusti diversi in fatto di programmi televisivi serali - a nord di Camden Town, sono nati due figli.

Se le scelte artistiche controcorrente non fossero una spia sufficiente, il suo look eccentrico e personalissimo – un misto tra neoromance, steampunk e dark – dimostra quanto Helena Bonham Carter non ami seguire le mode, ma piuttosto crearle. L'attrice inglese sembra vivere in un mondo tutto suo e nonostante la carriera ricca di soddisfazioni l'abbia spesso condotta a Hollywood, non sembra mai aver mai avuto la tentazione di abbandonare la sua Londra dove viene spesso avvistata intenta a fare la spesa o a portare al parco di Primrose Hill i figli Nell e Billy Ray.

Helena Bonham Carter ama vivere lontano dai riflettori e finito il lavoro si rifugia nell'anonimato della capitale inglese. L'unica concessione al divismo è il ritardo con cui si presenta al cinema fiorentino de La Compagnia dove è chiamata a introdurre, insieme al regista James Ivory, Casa Howard, evento parte della retrospettiva dedicata al regista nella settimana delle celebrazioni per il trentennale di Camera con vista.

Helena Bonham Carter intervistata a FirenzeHDValentina D'Amico

Helena, il tuo legame con Firenze è sempre stato molto stretto. Come trovi cambiata la città rispetto all'epoca di Camera con vista?

Difficile dirlo, perché vengo costantemente a Firenze. La mia famiglia ha una casa ad Arcetri fin dalla Seconda Guerra Mondiale. Non ho mai visto l'Italia come un paese rigido e legato alle tradizioni, anzi, la mia visione è molto vicina a quella dei turisti inglesi di Camera con vista. Capisco che il cattolicesimo condizioni la vita degli italiani, ma dal mio punto di vista l'Italia è sempre stata il paese del sole, della sensualità, della spensieratezza, del cibo... e naturalmente dello shopping. Adoro l'Italia. Quando ero giovane sono stata diretta da Liliana Cavani e Franco Zeffirelli, ma se avessi l'opportunità tornerei subito a lavorare qui.

Quando James Ivory ti ha scelto per Camera con vista, ti ha regalato il tuo primo grande successo.

Non ho vissuto quell'esperienza come un trionfo. Ero troppo giovane, odiavo rivedermi sullo schermo. Questa è una sensazione che non mi ha mai abbandonato. Per fare l'attrice devi avere grande fiducia in te stessa perché è un mestiere difficile. Devi avere grande autostima e io all'epoca non l'avevo. Ho ritrovato i diari dell'epoca ed ero molto angosciata. Riguardandomi, mi sono odiata dall'inizio alla fine. Ero molto imbarazzata, ero consapevole di essere impreparata, mi sembrava di essere terribile. Sentivo che il film era un incidente di percorso e che io non ero capace di recitare. Nonostante tutto ho cercato di essere me stessa e basta con i miei difetti.

Ci sarà stato qualcosa di positivo nonostante tutto.

A salvarmi è stata la famiglia cinematografica composta da James Ivory, Ismail Merchant e dagli altri collaboratori, che mi ha adottata. Mi chiamavano la "piccola cosa". Avevo bisogno di essere adottata professionalmente perché all'inizio non ero sicura di cosa avrei voluto fare della mia vita.

Helena Bonham Carter durante la presentazione di Casa HowardHDValentina D'Amico

Ti è rimasto qualcosa di Lucy Honeychurch? Il personaggio ti ha cambiato in qualche modo?

A dire la verità non ricordo molto bene. A Firenze Lucy si è innamorata, le sono accadute un sacco di cose. In Italia ha scoperto la passione, il batticuore, la violenza. In Inghilterra la sua vita era molto più ordinaria. Anche io in Italia ho avuto le mie esperienze, ma non le racconterò.

Nonostante le tue insicurezze, James Ivory ha amato il tuo lavoro visto che ti ha voluta in molti altri suoi film.

Ricordo quando James mi ha scelto per Casa Howard. Eravamo a una festa a Hollywood e lui mi fissava. A un certo punto mi ha detto "Mi sto immaginando come staresti incinta".

Per anni hai interpretato soprattutto ruoli in costume. Quando è arrivata la svolta?

Direi che è arrivata con Fight Club, credo che quello sia stato il grande cambiamento. Quando ricevi una candidatura all'Oscar per le prime sei settimane ti arrivano proposte di qualsiasi tipo; è una green card per avere qualunque ruolo. In seguito ho incontrato Tim Burton e sono diventata uno scimpanzé, una strega, una regina. Ho interpretato fiabe come Big Fish e i sequel di Harry Potter. Quando sono nati i miei figli, però, è stato più complicato spostarsi, avevano bisogno della madre perciò ho privilegiato ruoli come Bellatrix che mi permettevano di lavorare e poi tornare a casa la sera. Devo confessare che non avrei mai creduto di avere una carriera così lunga. Mi sento una privilegiata a continuare a lavorare. Non me lo sarei mai aspettato.

Helena Bonham Carter sul set di Ocean's Eight con Sandra Bullock e Cate BlanchettHD

Un carriera che prosegue a gonfie vele visto che a breve ti vedremo in Ocean's Eight, remake al femminile di Ocean's Eleven.

Ocean's Eight è stata un'esperienza meravigliosa. Non so quanto possa dire al momento, ma ho lavorato con attrici quali Sandra Bullock, Anne Hathaway, Sarah Paulson, Cate Blanchett. E' stato fantastico recitare insieme a otto donne meravigliose. Non mi era mai capitato di essere circondata praticamente solo da donne, è stato molto divertente, il nostro remake sarà più cool dell'originale. Di recente ho interpretato anche 55 Steps, un film molto interessante, tratto da una storia vera. Io interpreto Eleanor Riese, paziente psichiatrica che ha aiutato a cambiare la legge legata all'assunzione di farmaci per migliorare la vita sua e degli altri pazienti. E' una bella storia di amicizia femminile tra Eleanor e il suo avvocato, interpretato da Hilary Swank.

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