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40 sono i nuovi 20: il debutto alla regia di Hallie Meyers-Shyer

La figlia d’arte Hallie Meyers-Shyer esordisce dietro la macchina da presa con la rom-com 40 sono i nuovi 20, tra cliché ed emulazione materna.

Reese Whiterspoon in 40 sono i nuovi 20

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Buon sangue, a volte, può anche mentire, e a dimostrarlo è l’opera prima da regista di Hallie Meyers-Shyer, figlia del regina e del re della rom-com americana degli ultimi decenni: Nancy Meyers e Charles Shyer (Il padre della sposa, What Women Want, L’amore non va in vacanza, Tutto può succedere).

Reese Whiterspoon in 40 sono i nuovi 20HDEagle Pictures

La Meyers-Shyer ha esordito come cineasta nella commedia 40 sono i nuovi 20 che vede come protagonista Alice (Reese Whiterspoon), una neo quarantenne reduce da una separazione che cerca di (ri)trovare il suo posto nel mondo e per farlo decide i ripartire dalle sue origini, ovvero tornando a vivere con le figlie nella casa di Los Angeles dove ha trascorso l’infanzia con il padre, grande sceneggiatore hollywoodiano.

Persa tra la voglia di reagire, le malinconie del presente e i ricordi del passato, a dare la scossa decisiva alla vita del personaggio della Whiterspoon arrivano tre giovani filmmaker che vengono accolti nella sua dimora - a un passo dalla mecca del cinema - e in cambio portano una ventata di positività, e anche d’amore, nell’esistenza della donna. Almeno fino a quando Austen (Michael Sheen), ex marito di Alice, non tenta nuovamente di bussare al suo cuore.

Nel nome della madre

40 sono i nuovi 20HDEagle Picrures

Il motivo per il quale Hallie Meyers-Shyer non è riuscita, con 40 sono i nuovi 20, a portare sul grande schermo un film qualitativamente degno dei suoi cognomi, tanto per la regia quanto per la scrittura, è probabilmente da attribuire al fatto che in questa pellicola la neo cineasta abbia tentato in ogni modo di emulare i lavori della madre (produttrice del film) nel cercare soprattutto di tratteggiare tramite Alice una figura femminile iconica, degna - per intenderci - del personaggio interpretato da Diane Keaton in Baby Boom.

Il risultato, però, è un lavoro ben lontano dalle perle della commedia americana che dagli anni ’80 ad oggi Nancy Meyers ci ha regalato. 40 sono i nuovi 20 è un film dignitosamente leggero, forte di un buon incipit e di spunti interessanti che si perdono, però, in una narrazione frettolosa, piena di omissioni e di luoghi comuni. 

Gli stessi attori, tra i quali - oltre alla Whiterspoon e a Sheen - spiccano anche Nat Wolff, Jon Rudnitsky, Pico Alexander, fanno fatica a caratterizzare i propri personaggi e dar loro un ruolo che esuli dall’essere funzionale ai bi-sogni di una protagonista femminile troppo simile a tante sue antesignane da essere destinata a perdersi nel dimenticatoio.

Nonostante la voglia palese di omaggiare la buona commedia hollywoodiana post-femminista con cui è e siamo cresciute, la Meyers-Shyer non riesce a consegnare al pubblico un film all'altezza di questo genere e (s)cade in tutti i cliché tipici delle rom-com di serie B. Quelle in cui le donne non vengono raccontate per quello che sono ma per quello che il pubblico vuole che siano: stereotipi.

40 sono i nuovi 20 è nelle sale italiane dal 12 ottobre.

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