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Camera con vista: James Ivory e il cast a Firenze parlano dei 30 anni del film

Proiezione di gala alla presenza di Julian Sands ed Helena Bonham Carter, la consegna del Fiorino d'Oro e un tè molto speciale.

James Ivory, Helena Bonham Carter e Julian Sands, il team di Camera con vista a Firenze

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Per una settimana Firenze è tornata a essere la capitale della cultura bramata dalla borghesia inglese nel primo '900, città del sole, delle forti passioni e delle bellezze architettoniche. Non che oggi non lo sia più, ma l'occasione era di quelle speciali. James Ivory è approdato nel capoluogo insieme alle star Helena Bonham Carter e Julian Sands per celebrare (con un po' di ritardo) il trentennale di Camera con vista, pellicola che più di ogni altra ha contribuito a propagandare questa visione selvaggia e sentimentale.

Le celebrazioni, che hanno coinvolto la popolazione, hanno previsto una serie di appuntamenti culminati nella proiezione del film in un Cinema Odeon sold out alla presenza di Ivory, del cast e della crew, premi Oscar a costumi e scenografia compresi. Poche ore prima Ivory ha ricevuto dal sindaco Dario Nardella il Fiorino d'Oro, massima onorificenza locale, e a chiusura degli eventi si è tenuto un 'Tea with a View', appuntamento speciale organizzato dal British Institute of Florence che ha visto comparire a sorpresa anche Rupert Graves, fratello di Lucy Honeychurch in Camera con vista nonché Ispettore Lestrade nell'hit BBC Sherlock.

Curiosamente proprio a Firenze James Ivory ha appreso la notizia del premio Nobel a Kazuo Ishiguro, autore giapponese oggetto, come E. M. Forster, di due suoi adattamenti, Quel che resta del giorno e La contessa bianca.

Mister Ivory, cosa ricorda del suo arrivo a Firenze?

Era il 1954, ero in Vietnam con l'Esercito Americano e durante una licenza venni a Firenze per un giorno. Salii sul Campanile di Giotto e guardando la città dall'alto me ne innamorai. Ricordo che pensai che avrei dovuto lavorare duramente per riuscire a comprenderne le meraviglie. Poi il destino mi ha portato altrove, India, Londra e New York. Per vent'anni non sono tornato in Italia, ma un giorno mi è capitato tra le mani il romanzo di E. M Forster. L'ho trovato affascinante e ho deciso di fare il film soprattutto perché finalmente avrei potuto fare ritorno in Italia. Così sono tornato nel 1985 e ho scoperto una città nuova e meravigliosa, guardandola attraverso gli stessi occhi della mia eroina Lucy Honeychurch.

Camera con vista ha rappresentato una svolta essenziale nella sua carriera. Come mai?

Sono commosso a essere ancora qui dopo tanto tempo con un film che mi ricorda la mia giovinezza, l'amore. Camera con vista ha cambiato la mia vita perché, grazie al suo successo, ci siamo guadagnati la fiducia degli studios. Prima ero solo un regista in grado di fare buoni film con pochi soldi.

Come presenterebbe oggi Camera con vista a chi non lo ha ancora visto?

Direi che è una love story ambientata nel posto più bello per un romance, è una storia di 100 anni fa, ma non penso sia un problema visto che tratta un tema universale. In realtà le storie d'amore sono due, una si sta esaurendo e una sta nascendo.

Interviene Helena Bonham Carter: Forse è giunto il momento di un sequel!

In una prima versione del finale, Forster aveva pensato di far andare George a sbattere con la bicicletta contro un albero durante un temporale. Potrei raccontare questa storia, ma non credo che lo farò per non turbare Julian Sands.

Una scena di Camera con vistaHD

Julian, cosa prova a essere qui oggi per celebrare Camera con vista?

Questo è un tributo meraviglioso alla collaborazione iniziata anni fa con Firenze e all'incredibile energia del maestro Ivory. Il film celebra la bellezza e la libertà, l'amore e la verità.

Il suo legame con l'Italia è molto speciale.

Ho lavorato con tanti autori italiani, Lizzani, Bolognini, i Taviani, Dario Argento. Sono cresciuto nel Nord dell'Inghilterra, ma ero molto consapevole dell'occupazione romana e trascorrevo le vacanze in Italia. Da studente venivo in treno, leggevo Goethe, Shelley, Keats che definiva l'Italia "il caldo sud". Conoscevo bene Firenze, da giovane ho dormito a Ponte Vecchio col sacco a pelo. Al di là delle differenze regionali, uno straniero vive un'esperienza nazionale unica. Per questo amo lavorare in Italia e di recente ho interpretato Piero de' Medici nella seconda stagione de I Medici. Purtroppo non abbiamo girato a Firenze, ma a Mantova perché ci sono molti meno turisti.

A proposito di turisti, Mister Ivory, rivedendo Camera con vista oggi si nota ancora di più la critica benevola nei confronti dei turisti inglesi e del loro approccio all'Italia.

Benevola non direi. La critica di E.M. Forster all'ignoranza dei suoi connazionali è feroce. Non c'è molto spazio per gli italiani, la storia è narrata interamente dal punto di vista inglese. Quando abbiamo girato era maggio, c'erano turisti, ma non tanti come adesso. Sul set sono sbocciate anche storie d'amore, ma adesso non le posso raccontare.

La primavera fiorentina è il segreto della splendida luce che illumina ogni sequenza di Camera con vista?

Abbiamo avuto fortuna, il tempo era buono. Il primo giorno di riprese ho parlato col direttore della fotografia, volevo trovare un tipo di luce speciale, quella luce fiorentina meravigliosa che si vede nei quadri o nelle foto.

Che tipo di regista è James Ivory?

Julian Sands: Non posso intaccare la sua fama, ha appena ricevuto il Fiorino d'Oro (ride, ndr). Per me è stato meraviglioso lavorare come lui, non ci soffocava mai, si fidava degli attori. Credo che sia questa la ragione del suo successo, la capacità di dare fiducia ai collaboratori. James ci ha permesso di respirare i nostri personaggi.

Helena Bonham Carter: Io non potevo respirare perché indossavo i corsetti! Anche per me è stato meraviglioso lavorare con James, spesso mi rivolgevo a lui per avere consigli. Verso di noi ha mostrato grande sensibilità. Mi sentivo in ottime mani nonostante avessi 18 anni.

Come sarebbero Lucy e George oggi?

Julian Sands: Sarebbero ancora innamorati, dopo tutto quello che hanno passato, e stasera sarebbero ancora a Firenze. La loro storia potrebbe durare per sempre. La verità è che non hanno mai dimenticato il loro primo bacio in quel campo di papaveri.

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