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I diritti degli animali da compagnia in Italia

La nostra legge riconosce agli animali la natura di esseri senzienti: ecco in quali casi di parla di maltrattamento o abbandono.

Un cane con la zampa appoggiata alla mano di una persona.

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La convivenza tra uomini e animali affonda le radici nell’antichità, e come ogni aspetto del nostro vivere sociale i suoi contorni sono continuamente plasmati dalla cultura in cui i soggetti vivono, l’epoca storica, le correnti pensiero e addirittura la filosofia. 
Di certo, la prima cosa che ci viene in mente quando pensiamo al concetto di diritti degli animali è un vago complesso di norme riguardante perlopiù cani e gatti, e di certo la normativa di quel settore è quella che più sta a cuore alla maggioranza dei cittadini, ma le prescrizioni del nostro ordinamento si rivolgono a tutte le forme di vita animale, non ultimi i capi di bestiame impiegati nel settore alimentare. L’impraticabilità in questa sede di presentare una panoramica che tocchi ogni settore della tutela di animali nel nostro ordinamento ci spinge a fare una selezione: diamo uno sguardo d’insieme alla situazione dei diritti degli animali da compagnia.

Il Presidente Barack Obama gioca con il cane BoHDGetty
Barack Obama e Bo Obama

Uno sguardo al passato

Come è facile immaginare, l’apparato normativo a tutela degli animali è di recente formazione, e purtroppo ancora molto lacunoso: è solo nell’ultimo secolo che si è cominciato a parlare di diritti degli animali, riconoscendo in loro qualcosa in più che strumenti utili alla nostra sopravvivenza.
Ma già nel ‘600 qualcuno si era preoccupato di salvaguardare “le bestie tenute dall’uomo”: siamo in America, esattamente nella Massachusetts Bay Colony, anno 1641, quando i Puritani sentono la necessità di pronunciarsi con il primo divieto di crudeltà contro gli animali che si registri nella storia.

Nessun uomo eserciterà tirannia o crudeltà nei confronti di alcuna creatura animale che sia generalmente tenuta per l’uso dell’uomo.

È solo nel ‘900, però, che la questione della tutela degli animali ha portato ad una presa di coscienza tale da spingere giuristi e pensatori in tutto il mondo a teorizzare ed emanare provvedimenti in materia. Gli anni ‘70 in particolare sono stati caratterizzati da notevole fermento in tal senso, culminato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale, proclamata il 15 ottobre 1978 nella sede parigina dell'Unesco. Questa è il primo provvedimento internazionale che promuove il rispetto di ogni forma di vita, ma in quanto “semplice” carta di intenti non gode di valore giuridico vincolante di per sé.

Altra tappa importante è il Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007), che all’articolo 13 ha riconosciuto la natura di esseri senzienti agli animali, seppur necessariamente temperando questo riconoscimento alla luce di disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri (riti religiosi, tradizioni culturali e patrimonio regionale su tutte).

L'attore Bradely Cooper alla spiaggia con due caniHDGetty
Bradley Cooper

Così si è superata la classica prospettiva antropocentrica della concezione del rapporto tra animale e uomo: gli stati membri dell’Unione si sono impegnati a garantire un livello di benessere che comprende anche una dimensione morale, perché gli animali sono soggetti senzienti degni tutela ex se, e anche loro possono provare sofferenza e dolore.

Questa impostazione era già stata accolta dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (Strasburgo, 13 novembre 1987), ratificata dall’Italia con legge 201/2010 che ha anche comportato la modifica di alcuni articoli del codice penale, ed ha adeguato il nostro ordinamento in materia di traffico e introduzione illeciti di animali da compagnia. La Convenzione, in particolare, sancisce che nessuno deve causare inutilmente dolori dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia, né deve abbandonarlo.

Cos’è il Benessere Animale

Nel 1946 era stata stata coniata una definizione di benessere animale, poi ripresa da Hughes nel 1976, che è stata a lungo molto popolare: in essa si considera il benessere psicologico dell’animale come componente fondamentale del concetto tanto quanto quello fisico.

Uno stato di benessere completo a livello fisico, mentale e sociale, e non meramente l’assenza di malattia o infermità.

Questa è però solo la seconda delle quattro posizioni che si sono susseguite nel mondo scientifico, delle quali l’ultima (elaborata da Dockès e Kling-Eveillard nel 2006) sembra la più completa, poiché propone di verificare il livello di garanzia del benessere animale in un ordinamento alla luce di quattro fattori: definizioni tecniche e biologiche che tengano conto della libertà dell’animale e del modo in cui si relaziona con l’ambiente, normative che riconoscano l’animale come essere senziente, approcci filosofici che descrivano lo status dell’animale ed il suo ruolo nella società umana ed infine la comunicazione tra animale e uomo, soprattutto negli allevamenti.

Un gattino tenuto in braccio da un veterinarioHDLubava - Shutterstock

La situazione in Italia per gli animali da compagnia

Un elenco di quali siano gli animali da considerarsi “da compagnia” è stato stilato dal Regolamento (CE) n. 998/2003 del 26 maggio 2003, che vi ha inserito le seguenti specie:

  • Cani
  • Gatti
  • Furetti
  • Invertebrati (tranne api e crostacei)
  • Pesci tropicali decorativi
  • Anfibi e rettili
  • Uccelli (esclusi i volatili previsti dalle direttive 90/539/Cee e 92/65/Cee)
  • Roditori e conigli domestici

Nel nostro Paese sono state emanate diverse norme a tutela degli animali da compagnia, che spesso non trovano pieno corrispettivo a livello comunitario (una regolamentazione comune esiste per aspetti commerciali, come il divieto di commerciare pellicce di cani e gatti). Tra le più importanti innanzitutto si ricorda  la legge 281 del 1991, che segna un primato dell’Italia nella lotta al randagismo: con essa si è riconosciuto a cani e gatti randagi il diritto alla vita e alla tutela, facendo divieto di soppressione (con la sola eccezione per i soggetti gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità) e individuando i compiti e le responsabilità delle diverse Istituzioni coinvolte nella gestione del randagismo.

Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro gli stessi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.

Justin Timberlake e Jessica Biel portano a spasso i loro caniHDPopSugar
Justin Timberlake e Jessica Biel

Ancora, un Accordo del 6 febbraio 2003 concluso in seno alla Conferenza Stato Regioni e recepito con DPCM pochi giorno, che basandosi su quanto recitato dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia ha definito i principi fondamentali che caratterizzano una corretta convivenza tra le persone e gli animali da compagnia, riconoscendo la responsabilità di chi detenga un animale da compagnia di curarne il benessere, garantirgli una sistemazione, dedicargli tutte le attenzioni necessarie: nel testo si menziona il possesso consapevole, si tratta di come evitare un uso riprovevole degli animali, di pet therapy, di istituire cimiteri per animali e della necessità di aprire più spazi turistici (alberghi, spiagge, stabilimenti balneari) alla frequentazione di animali da compagnia.
In sostanza, il legislatore ha formulato i diritti degli animali come doveri e oneri del padrone o custode degli stessi, che si suddividono in una serie di categorie: rifornirli di cibo e acqua, assicurare le cure sanitarie, consentire esercizio fisico, impedire in ogni modo la fuga, tutelare terzi da aggressioni e pulire regolarmente gli spazi in cui dimorano.

A ben vedere, però, tutti gli interventi normativi elencati finora creano semplicemente una cornice legislativa, cioè indicano le direttive che poi devono essere realizzate e compiute dalle leggi di grado inferiore, ovvero le normative a livello locale: intuibilmente, questo crea una disomogeneità che lede, in ultima analisi, i diritti degli animali, i quali in certi territori saranno meno coperti da tutela legale che in altri.

Yoga.

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Il reato di maltrattamento di animali

Questo non significa che ci sia da disperarsi: il codice penale, per esempio, all’articolo 544ter punisce con reclusione il delitto di maltrattamento di animali, che è perseguibile anche d’ufficio (ovvero è sufficiente una denuncia perché l’autorità giudiziaria competente si attivi). Anzi, l’articolo, introdotto dalla legge del 2004 (la numero 189), che ha spostato la disciplina del reato de quo prima contemplato dall’art 727 c.p. (che ora invece riguarda l’abbandono di animali), questo articolo ha ampliato la sfera di comportamenti qualificabili come maltrattamento, contemplando specificamente anche combattimenti clandestini, competizioni non autorizzate ed il cosiddetto "reato di doping a danno di animali", connesso alle attività di lotta e gare illegali.

Si macchia di maltrattamento di animali:

Chiunque, per crudeltà o senza necessità , cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. [...]
Somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.

La pena (reclusione da tre mesi a diciotto mesi o multa da 5.000 a 30.000 euro) è aumentata della metà se da tali comportamenti deriva la morte dell’animale.

Baby on board

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È molto importante altresì una sentenza della Cassazione, numero 46291/2003, che riconobbe come maltrattamento anche quello psichico:

Per il reato di maltrattamenti non è richiesta la lesione fisica all’animale, essendo sufficiente una sofferenza, in quanto la norma mira a tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità.

Dunque si parla di maltrattamento non solo quando si procurano lesioni o sevizie all’animale, ma anche quando si causi sofferenza allo stesso (perciò anche nel caso di lesioni di tipo ambientale e comportamentale), o commettendo qualsiasi azione caratterizzata da un'evidente e conclamata incompatibilità con il comportamento della specie di riferimento come ricostruito dalle scienze naturali (Cass. n. 5979/2013).

L’abbandono di animali

Il reato di abbandono di animali contemplato nel nostro codice penale configura una fattispecie ampia nella quale ricadono diverse casistiche.
L’articolo 727 c.p. , rubricato “abbandono di animali”, si compone infatti di due commi: il primo riguarda l’abbandono (inteso come stato dell’animale lasciato solo senza che nessuno se ne prenda cura) di animali domestici o che abbiano acquisito abitudini alla cattività, ovvero quelli selvatici o esotici (pappagalli, rettili, cincillà,...) che abbiano perso la capacità di sopravvivere autonomamente.

Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.

Running #Burla

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Il secondo comma, invece, estende la stessa pena alla detenzione di animale che provochi sofferenza allo stesso, andando così a coprire le ipotesi lasciate fuori dall’articolo 544ter (maltrattamento di animali).

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze

La sentenza della Cassazione del 13 maggio 2011, n. 18892 (in merito ad un caso di smarrimento del cane dotato di microchip non denunciato dal proprietario), nel dichiarare colpevole di abbandono un uomo che a seguito dell’asserito smarrimento del cane non aveva compiuto le ricerche necessarie per assicurarne il ritrovamento, arriva a definire la fattispecie dell’abbandono come condotta ad ampio raggio, che include anche la colpa intesa come indifferenza o inerzia nella ricerca immediata dell’animale.

Infatti, in caso di smarrimento del proprio animale è necessario presentarsi dopo due o tre giorni dall’avvenimento alla ASl veterinaria di competenza o fare la dovuta segnalazione al Comando Stazione dei Carabinieri più vicino, indicando sempre tutte le generalità del cane, incluso il numero del microchip.

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Un altro caso giurisprudenziale importante è quello giunto di fronte al Tribunale di Arezzo nel 2014, nel quale la proprietaria di un cane di piccola taglia lo aveva lasciato solo in casa senza acqua o cibo, nel mezzo di urina ed escrementi. Un brigadiere, chiamato dai vicini dopo giorni di lamenti rumorosi del cane chiuso nell’appartamento, si era messo in contatto con la signora che però era fuori in vacanza e asseriva di aver lasciato il cane da solo con acqua e cibo poiché non aveva trovato nessuno cui affidarlo.

Il tribunale di Arezzo ha affermato che la donna ha posto in essere «una condotta contraria a legge configurabile nell’ipotesi del reato contravvenzionale di abbandono», avendo abbandonato l’animale in casa senza cibo ed acqua; e soprattutto il giudice è arrivato a sancire che non sarebbe esclusa la responsabilità penale nemmeno nel caso in cui il proprietario lasciasse a disposizione acqua e cibo: l’animale può morire d’inedia se lasciato solo, come è successo nel 2008 ad un gatto, a Roma, lasciato a casa mentre la famiglia era andata in vacanza.

L’abbandono, dunque, si configura sia in caso di distacco totale e definitivo, che in ogni situazione che denoti inequivocabile trascuratezza, disinteresse o mancanza di attenzione, dove si viene meno a tutti i dovere inerenti alla cura e custodia dell’animale.

Ryan Gosling ospite di Jimmy Fallon con il suo cane GeorgeThe Tonight Show with Jimmy Fallon - NBC
Ryan Gosling ed il suo George

Gli animali in condominio

L’articolo di riferimento per questa materia è il numero 1138 del codice civile, come arricchito dalla legge 220/2012, secondo cui

Le norme del regolamento [condominiale] non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.

Con l’espressione “animali domestici” e non semplicemente “da compagnia” il legislatore estende la tutela anche a quelle specie che non rientrano nell’elenco canonico degli animali d’affezione. Nulla si dice però del caso in cui un condòmino viva in un appartamento in locazione. L’articolo del codice civile, infatti, si rivolge a tutti coloro che nel condominio siano proprietari dell’immobile ( e dopo una recente pronuncia del Tribunale Ordinario di Cagliari del 22 luglio 2016 si è stabilita l’applicabilità della norma in esame sia ai regolamenti condominiali ordinari che a quelli contrattuali), mentre per capire come orientarsi in caso di locazione si deve guardare alla giurisprudenza: l’opinione più diffusa è che di un eventuale divieto di introduzione di animali deve farsi specifica menzione nel contratto, altrimenti si ritiene tacitamente ammesso che il conduttore possa avere animali in casa. Altre posizioni più moderne e attente alla sensibilità odierna in fatto di rapporto uomo-animale, invece, vietano in ogni caso che si precluda - anche contrattualmente - la detenzione di animali.

Selena Gomez sdraiata a terra con un caneInstagram
Selena Gomez

La nona Sezione Civile del Tribunale di Milano, con il decreto 13 marzo 2013 spiega che gli animali non devono essere collocati nell'area semantica delle "cose", e dunque:

Non essendo l’animale una ‘cosa’, bensì un essere senziente, è legittima facoltà dei coniugi – in sede di separazione - quella di regolarne la permanenza presso l’una o l’altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento dello stesso.

La normativa poi serve a regolare anche la situazione dei condòmini che, pur non possessori di animali, si trovino in attrito con padroni di cani o gatti o assistano a loro maltrattamenti.

Perciò se da una parte deve riconoscersi certamente il diritto di ciascuno all’animale di compagnia, dall’altra ogni padrone dovrà attenersi al rispetto di una serie di precetti: gli animali, ad esempio non possono essere lasciati liberi nelle aree comuni senza le opportune cautele (per cui i cani vanno tenuti al guinzaglio e, se aggressivi, devono indossare la museruola); i padroni devono garantire che gli animali non disturbino la quiete né ledano l'igiene degli altri condomini; gli animali non possono essere abbandonati a lungo in casa o sul balcone, pena la configurabilità del reato di omessa custodia (art 672 c.p.).

taylor Swift in un selfie con un gatto biancoHDInstagram
Taylor Swift

Insomma, la legge ha ormai recepito la cognizione per cui gli animali non sono solo degli strumenti utili ai padroni: la situazione di un cane accolto solo perché faccia la guardia e che passa la vita in un box, a catena, relegato su un balcone è maltrattamento; così come la negligenza nei confronti di gatti in quanto a cure mediche o vaccini. Certi casi di maltrattamento e incuria, come quando l’animale viene lasciato solo troppo a lungo e si dispera sonoramente, o non viene nutrito o curato a sufficienza, possono costituire le basi per una confisca della bestia. E considerando che a compiere le procedure prima e dopo la confisca sono spesso enti male organizzati, l’unico modo perché in tali casi l’animale non finisca in canile è l’intervento delle associazioni animaliste, sempre mettendo a dura prova le bestie che passano di mano in mano.

Ecco perché la condizione previa ed ineludibile dell’ingresso di un animale nelle nostre case è sempre la consapevolezza delle responsabilità che il dovuto mantenimento e rispetto del nostro nuovo amico comportano.

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