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Una storia bollente: il caffè attraverso l’arte, i libri e i film

La storia del caffè si perde così indietro nel tempo da diventare leggenda. Cerchiamo allora le sue tracce nei libri, nei film e nelle opere d’arte.

Una tazza di caffè

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Da italiani, poche sono le cose che ci rappresentano quanto la pasta, la pizza e il caffè. Un bell’espresso caldo e fumante per molti non è solo un rimedio contro il sonno, ma un vero e proprio piacere a cui è difficile rinunciare. Il giorno in cui viene celebrato il caffè è il 1° ottobre.

La leggenda

Moca di caffèHD

Secondo una leggenda, il caffè e le sue proprietà anti-sonno furono scoperte da un pastore che, in Etiopia, portava a pascolare le sue pecore. Un giorno queste presero a brucare le piante di caffè e, quando scese la sera, nessuna delle pecore era intenzionata a dormire, ma anzi tutte erano sveglie e vivaci. Il pastore capì le proprietà della pianta, così ne prese i semi, li abbrustolì, li tritò e ottenne il primo caffè della storia.

In altre versioni della storia, non si tratta di un giovane pastore, ma di un gruppo di monaci che usò poi la bevanda ottenuta per poter pregare fino a notte fonda.

La storia secondo l’Artusi

La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene

La verità è che le origini del caffè sono avvolte dal mistero: c’è chi ne colloca le origini, come vuole la leggenda, in Etiopia, chi in Persia e chi, come il noto gastronomo Artusi, nello Yemen. Proprio nel suo famoso libro La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, Pelegrino Artusi sostiene che il miglior caffè proviene dallo Yemen ed è qui che bisogna ricercare le sue origini.

V'è chi ritiene il caffè originario della Persia, chi dell'Etiopia e chi dell'Arabia Felice; ma di qualunque posto sia, è certamente una pianta orientale sotto forma di un arboscello sempre verde il cui fusto si innalza dai 4 ai 5 metri e non acquista per ordinario più di 5 ad 8 centimetri di diametro. Il miglior caffè è pur sempre quello di Moka, il che potrebbe convalidare l'opinione esser questo veramente il suo luogo nativo.

L’Italia, l’Europa e il caffè

La bottega del caffè

Per via dei suoi rapporti commerciali con l’Oriente, pare che sia stata Venezia la prima città italiana in cui era possibile consumare un caffè. In questa città, poi, verso il Settecento un’altra grande passione investì la borghesia: il teatro. È chi meglio del veneziano Goldoni seppe riunire questi due amore? Ne La bottega del caffè è proprio la caffetteria a fare da sfondo alla maggior parte delle vicende, anche perché protagonista della commedia è Ridolfo, il proprietario. La scelta di Goldoni di porre al centro dell’opera sia un locale dove si consuma il caffè sia il suo proprietario e la sua moralità tipica della borghesia dell’epoca, la dice lunga sull’importanza che aveva il caffè nella cultura e nel commercio del tempo a Venezia.

Dal XVI secolo in poi, la fama del caffè crebbe esponenzialmente: nel giro di un secolo, ogni grande città non solo italiana, ma europea aveva il suo caffè (inteso come locale in cui si consumava la scura bevanda) e presto l’identità di questi posti si arricchì, divenendo non solo un luogo di consumo, ma un luogo di incontro e scambio di idee. Uno di questi, il più antico e ancora oggi in attività, è il caffè Florian, che potete trovare sotto i portici di Piazza San Marco a Venezia, dove aprì nel lontano 1720.

la terrazza del caffè di notte

L’atmosfera che permeava questi luoghi, li ha resi non solo culla del libero pensiero e dello scambio di idee, ma anche soggetti interessanti per i pittori degli anni a venire. Ne è un esempio La terrazza del caffè la sera, realizzato da Van Gogh nel 1888. Per gli amanti del pittore olandese, sappiate che potete ammirare il caffè ritratto da Van Gogh nella piazza du Forum, ad Arles.

Natura morta di Francisco de ZurbaranHD

Il caffè, una bevanda esotica, calda, a cui venivano attribuite virtù afrodisiache e terapeutiche conquistò ben presto le fasce più abbienti della società. Persino molti artisti ne furono affascinati, tanto che il caffè diventa protagonista di diverse opere d’arte. La più antica pare essere questa natura morta di Francisco de Zurbaran: accanto a cedri e arance, fa bella mostra di sé una tazza ricolma di caffè.

 Colazione nello studioHD

Col passare del tempo, verso l’Ottocento, il caffè divenne un lusso che anche le fasce più umili della popolazione poteva permettersi e così la sua presenza su tele e nei libri crebbe ulteriormente. È il 1868, quando Manet dipinse Colazione nello studio: alle spalle del protagonista, Leon Leenhof, si vede un tavolo ricolmo di cibo e su cui si scorge anche una tazzina di caffè. È sempre Manet a inserire di nuovo un richiamo al caffè in una sua opera, dimostrandoci nuovamente la diffusione della bevanda negli usi e costumi quotidiani della gente.

Coppia al “Pere Lathuille"HD

Questa volta la tela si intitola Coppia al Pere Lathuille e, nonostante il giovane in primo piano stringa fra le dita un calice di vino, si può vedere sullo sfondo il cameriere che tiene in mano un bricco di caffè, come fosse in attesa di un cenno da parte dei due innamorati per servirlo.

Donna con caffettieraHD

Anche nella produzione artistica di un altro pittore francese, ossia Paul Cézanne, non manca il riferimento al caffè: si intitola Donna con caffettiera il dipinto in cui appare accanto a una donna, un tavolo coperto da una tovaglia su cui fanno bella mostra di sé una caffettiera e una tazza. L’immagine trasmette un forte senso di quotidianità e intimità, come se stessimo assistendo a un rituale quotidiano che si svolge fra le pareti domestiche, altro segno della diffusione del caffè.

AutomatHD

Facendo un altro salto in avanti, entrando nel XX secolo, possiamo citare un altro grande nome della pittura, in questo caso americana, che inserisce in uno dei suoi capolavori il caffè. L’artista è Edward Hopper e il quadro a cui ci riferiamo è Automat, dove vediamo una giovane donna assorta nei suoi pensieri che tiene in mano una tazza di caffè.

Il caffè oggi

Che sia italiano, ristretto e forte o americano, lungo e (per dirla alla maniera dei suoi detrattori) annacquato, il caffè è parte della nostra quotidianità a tal punto da essere coprotagonista anche in molte scene memorabili di diversi film.

Come non partire da Colazione da Tiffany e dall’immagine dell’eleganza per eccellenza, Audrey Hepburn, in tubino nero, sorseggia il suo caffè d’asporto davanti alle luccicanti vetrine della gioielleria.

C’è poi lo sguardo americano sul nostro italianissimo rito del caffè al bar, al banco, ordinato al barista di fretta. Nella scena di Mangia, prega, ama la confusa Julia Roberts viene letteralmente sommersa da un esercito di uomini incravattati che ordinano il caffè prima che la giornata abbia inizio.

Per gli amanti del cinema indipendente, c’è poi un binomio perfetto (anche se non consigliato da nessun medico) che dà il titolo a un interessante documentario: Coffee & Cigarettes. Undici cortometraggi che riprendono personalità note del mondo della musica e del cinema mentre bevono un caffè, fumano una sigaretta e parlano del più e del meno, proprio come tutti noi facciamo davanti a un bel caffè.

E come dimenticare l’amore dichiarato da Dale Cooper per una buona tazza di caffè e una fetta di torta di ciliegie, mentre a Twin Peaks cerca di scoprire chi ha ucciso Laura Palmer?

Ancora oggi, il caffè è una bevanda intorno a cui ruotano molti riti sociali e i luoghi in cui lo si consuma, siano moderne caffetterie di catena o piccole locande di paese, sono territorio di socializzazione. Insomma, è arrivato il momento di uscire, andare nel vostro bar preferito e ordinare una bella tazza di caffè, pensando che la bevanda che avete nella tazza ha ispirato artisti, idee rivoluzionare e spiriti liberi.

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