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Il palazzo delle ombre: recensione dell’ultimo libro di Fermine

Una storia gotica ambientata a Parigi negli anni Sessanta, dove un’eredità maledetta e un contratto firmato col sangue sconvolgeranno la vita di un giovane burattinaio.

Il palazzo delle ombre

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Dopo averci abituati ai toni delicati della fiaba contemporanea, alla ricercatezza della narrazione che fa riflettere, Fermine torna con un romanzo gotico, che strega il lettore e lo trasporta in un intricato gioco di maledizioni.

Il palazzo delle ombre

Il Palazzo delle ombre, edito Bompiani, ci trasporta nella Parigi del 1960, dove la vita del trentenne Nathan Thanner viene sconvolta da una lettera del padre. Il ragazzo ha un piccolo negozio di burattini e marionette da lui fabbricati e la sua vita procede tranquilla, lungo i binari della routine, mentre cerca di non affrontare il proprio difficile passato: sua madre, infatti, è morta quando lui aveva solo 3 anni e il padre, distrutto dal dolore, lo ha affidato ai nonni. Cresciuto così senza genitori, Nathan viene colto alla sprovvista dalla lettera firmata da quel padre che non vede e non sente da anni. Scrittore che conobbe una breve parentesi di successo, Hugo Thanner annuncia al figlio la propria morte: dopo aver passato diversi anni da eremita a scrivere nella solitudine della sua dimora, Hugo afferma di essersi suicidato e che un’oscura eredità attende il figlio.

Nathan ha infatti ereditato la dimora del padre, il Palazzo delle ombre, dove Hugo ha trascorso in isolamento gli ultimi anni della propria vita. Già dal nome traspare la natura inquietante dell’abitazione: una dimora gotica con vista sul cimitero di Père Lachaise e intorno cui aleggiano strane dicerie, come il fatto che tutti i suoi proprietari sono impazziti e sono morti suicidi. Per riscattare questa lugubre eredità, Nathan dovrà prima onorare un contratto firmato dal padre col suo editore: dovrà consegnare a quest’ultimo il manoscritto dell’ultimo romanzo di Hugo. Ma dove si trova? Che la risposta sia nella spaventosa dimora maledetta?

Nathan non può far altro che scoprirlo, cercando nella rete del passato la vera identità di quel padre che non ha praticamente mai conosciuto e che adesso si prende gioco di lui dalla tomba. 

Lavorando alla prossima recensione, con Penny che fa le fusa.

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Leggendo questo libro si sente inizialmente la mancanza della narrazione delle prime opere di Fermine, più pulita e al contempo più profonda, dove ogni parola disegnava immagini che facevano riflettere. Qui il registro è diverso: Il Palazzo delle ombre è una storia gotica contemporanea, che ci riporta un po’ nelle atmosfere che anche Carlos Ruiz Zafón è molto bravo a creare. Ma mano a mano che la storia prosegue, la nostalgia per il Fermine passato scompare, perché comunque l’abilità di questo autore è quella di creare storie che incantano il lettore, atmosfere così diverse fra loro eppure sempre credibili e coerenti. Confrontatosi anche con questo genere, Fermine ne esce a testa alta, regalando al lettore un storia breve, godibile e che, una volta terminata, lascia un senso di nostalgia per il mondo che ha saputo narrare.

Inizialmente, leggere la storia di Nathan e tutte le peripezie che doveva affrontare per ottenere in eredità il maledetto Palazzo delle ombre, pone di fronte a una domanda: ma perché questo ragazzo accetta di subire tutto ciò (ricatti, spaventi, ricerche spesso inconcludenti), se poi sa che erediterà una casa maledetta? E la risposta è la più semplice: il legame con il proprio passato. Siamo disposti a sopportare qualsiasi cosa, se in ballo c’è la nostra identità, la nostra storia. Lo dice bene Fermine in questo passaggio:

Tutti abbiamo un Palazzo delle Ombre, una casa in cui le immagini del passato sono scolpite a vita. I giocattoli in un vecchio solaio, una passeggiata lungo un viale, il ricordo di una sala da pranzo in cui allegri commensali banchettano intorno a un tavolo, odori di cucina, risate, canti, sorrisi. Possediamo tutti questa biblioteca della memoria, ma solo pochi lo sanno.

In questo caso, il passato maledetto del singolo che si intreccia con quello del genere umano viene a tormentare un presente in cui realtà e menzogna si fondono e Nathan non può far altro che accettare di mettere in gioco tutte le sue certezze per scoprire la verità nascosta nel Palazzo delle ombre. La verità sulla sua famiglia.

Un libro che si legge in fretta, sia perché si tratta di poco più di 200 pagine sia perché la storia e la narrazione catturano il lettore, e che conferma che Fermine è una delle penne più interessanti e versatili nel panorama narrativo.

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