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Donne nello spazio: le figure femminili in Star Trek da Uhura a Burnham

Ripercorriamo insieme la storia dei personaggi femminili nelle serie di Star Trek, alla scoperta di un'evoluzione importante e fedele a sé stessa...

Star Trek: il tenente Uhura

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In principio fu Uhura. Il tenente Uhura, l’addetta alle comunicazione dell’Enterprise al comando del capitano James T. Kirk.

Protagonista, proprio con Kirk, del primo bacio interrazziale nella storia della TV.

Era il 1968 e, per giustificare l’azzardo, gli autori inserirono il controllo alieno sulle menti dei protagonisti: non erano responsabili delle loro azioni, in modo che la censura non potesse intervenire.

Da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti. E di donne sul ponte di comando dell’Enterprise. O della Voyager. O della Discovery…

Dagli anni ’60 a oggi, le figure femminili nelle serie di Star Trek hanno subito profondi cambiamenti, ma hanno mantenuto una costante: non sono mai state trattate come personaggi di serie B.

Perfino nella serie classica, con le minigonne vertiginose e gli occhioni spalancati di fronte ai quesiti più delicati, le donne in Star Trek hanno sempre goduto del rispetto dei loro colleghi.

Diverso il caso delle supersexy aliene in cui s’imbattevano Kirk e compagni: il loro scopo era evidentemente quello di sedurre - il telespettatore, più che l’equipaggio - mostrando il pericolo del nemico che si celava sotto spoglie affascinanti.

Nella serie classica le belle aliene hanno avuto principalmente due ruoli: donzelle in pericolo, prontamente salvate dal capitano più cool (e diciamolo!) della storia trek, oppure ambigue figure che celavano sotto un aspetto attraente il rischio del tradimento e dell’invasore.

Star Trek: la serie classica
La serie classica di Star Trek

La metafora del comunismo, che la fantascienza degli anni ’50 aveva così ben rappresentato, lasciava spazio al nuovo nemico: l’invasore russo.

In piena Guerra Fredda, non è un caso che il prototipo dell’aliena minacciosa fosse bionda e con gli occhi azzurri.

Tutt’altra cosa, invece, sul ponte dell’Enterprise.

Uhura era la fiera rappresentante - con tanto di vistosi orecchini, gli stessi che all’epoca facevano licenziare le donne afroamericane dagli uffici - della quota rosa e della minoranza etnica che si era guadagnata un posto di rilievo al comando di Kirk.

La distinzione fra donne della Flotta Stellare e aliene è stata mantenuta per un certo periodo, fino a una parte della serie trek successiva: The Next Generation.

Il cast di Star Trek: The Next Generation
Star Trek: The Next Generation

Poi, la grande correttezza (e il sogno trek per eccellenza: l’uguaglianza per tutti, uomini e donne, alieni e terrestri) hanno iniziato a trasformare i nemici alieni, abbandonando le loro vesti affascinanti.

Ricordiamo giusto la Regina Borg (protagonista più nei film che nelle serie), per fare un esempio: mettere una donna a capo di una delle razze aliene ostili più spaventose e temibili della storia trek significava riconoscere alle donne un ruolo di primo piano.

Non a caso, l’equipaggio di The Next Generation vedeva nelle donne alcuni ruoli chiave.

Il primo medico donna della serie, la dottoressa Beverly Crusher; la responsabile della sicurezza Tasha Yar (presto eliminata perché il personaggio era francamente insopportabile, in parte perché scritto male e in parte perché recitato peggio); il consigliere Deanna Troi, in abiti civili (che ne sottolineavano la sensualità) per esaltare la femminilità del personaggio e tutto l’aspetto del famoso “sesto senso” delle donne; Guinan, (l’aliena che gestisce il bar dell’Enterprise e finisce per essere protagonista di dialoghi importanti con il capitano Picard.

Guinan in Star Trek: The Next GenerationHD
Whoopi Goldberg è Guinan in Star Trek: The Next Generation

The Next Generation introduce per la prima volta dei personaggi alieni di sesso femminile nell’equipaggio. Impossibile non ricordare la prima bajoriana a bordo, Ro Laren.

Il segnale è chiaro: l’accesso al ponte di comando per le donne è sempre meno difficile. Star Trek è al passo coi tempi (anzi, li precede) e si serve di alieni e aliene per lanciare il messaggio fondamentale: sesso, razza e cultura non possono e non devono essere motivi di discriminazione.

La Guerra Fredda sta per finire e The Next Generation non teme più i nemici che si fingono amici. Non a caso, gli avversari principali sono i Borg: ibridi umano-meccanici senza morale, senza individualità e senza sentimenti.

Macchine perfette mosse dall’unico istinto collettivo che possiedono: accrescere il loro dominio, assimilando ogni altro essere vivente.

Star Trek: La regina BorgHD
La Regina Borg con il Capitano Picard

I pericoli della perdita d’individualità e del consumismo di massa fanno il loro ingresso, sotto metafora, nell’universo trek. Che non a caso, in seguito, si concentra sulla politica, la guerra, le lotte per i confini e il desiderio di “assimilare” che accomuna i Borg e gli umani. Sebbene gli stessi umani non vogliano riconoscere la similitudine.

Siamo nell’era di Deep Space Nine, e per la prima volta non esploriamo l’Universo in cerca di “strani, nuovi mondi”, ma siamo a bordo di una stazione stellare.

Un crocevia multiculturale in cui le differenze diventano risorse e in cui compare il personaggio di Jadzia Dax, interpretata da una modella (Terry Farrell) e considerata fino a quel momento la donna più bella mai vista in una serie trek.

Curioso, se si pensa che rappresenta un essere che ha vissuto a lungo (oltre trecento anni), e che ha memoria delle vite di diversi uomini, ora nel suo corpo di donna.

Terry Farrell è Jadzia Dax
Terry Farrell è Jadzia Dax in Star Trek: DS9

Combatte la misoginia di alcuni personaggi - umani e Klingon, per non far torto a nessuno - ed è un personaggio complesso, che vuole fare di quel mix di esperienze maschili e femminili la perfetta rappresentazione dell’equilibrio.

Le donne di DS9 sono molto diverse dalle colleghe precedenti: anche Kira Nerys combatte gli stereotipi dei personaggi femminili, ma lo fa mantenendo intatta la propria femminilità. Non “scimmiotta” gli uomini per ottenere rispetto e considerazione: ci riesce rimanendo fedele a se stessa.

Star Trek: DS9 contiene quel salto in avanti per i personaggi femminili necessario a portare in TV il primo capitano donna, protagonista assoluto di una serie.

Star Trek: Voyager identifica nel capitano Janeway (una straordinaria, straordinaria Kate Mulgrew), diventata in un lampo icona delle donne trek (molto prima di fare il verso a Ellen Ripley, nell’episodio-omaggio al personaggio di Sigourney Weaver in Alien).

La Janeway è una donna pragmatica, razionale e perfettamente addestrata. Ma la situazione straordinaria in cui finisce per trovarsi la sua nave la spinge a mostrare all’equipaggio anche il suo lato materno.

Star Trek Voyager: il capitano JanewayHD
Star Trek Voyager: il capitano Janeway

Il suo compito è uno solo: proteggere i membri del suo equipaggio e riportarli a casa tutti, sani e salvi.

Coadiuvata da altre donne straordinarie: la umana-Klingon B’elanna Torres, ingegnere capo dal carattere determinato che tenta di mediare fra l’aggressività Klingon e l’umano raziocinio; l’adorabile e dolce aliena Kes, dotata di poteri straordinari e sempre pronta ad aiutare tutti; Sette di Nove, il vero punto di forza delle donne di Voyager, essere umano assimilato dai Borg che la Janeway si ostina a voler salvare, riesumando la sua umanità.

Con Voyager, le donne non sono solo alla guida dell’astronave di turno, sono il vero e proprio motore dell’azione.

Per questo, sebbene i tempi costringano a fare un passo indietro (siamo in un prequel della serie classica), Star Trek: Enterprise si gioca il tutto per tutto sul personaggio di T’Pol, splendida vulcaniana a bordo della nave (il primo ufficiale vulcaniano della storia su una nave terrestre), sub-comandante dell’Alto Comando con il compito di osservare il comportamento del Capitano Archer.

Star Trek: EnterpriseHD
Star Trek: Enterprise, T'Pol

T’Pol viene guardata con sospetto sia dagli umani, che non si fidano di lei, sia dai vulcaniani, che temano possa “affezionarsi” troppo agli umani, facendone gli interessi.

Il suo è un ruolo delicato, costantemente in bilico, e il fatto che sia una donna è fortemente rappresentativo della volontà degli autori di attribuire a una figura femminile il personaggio più complesso della nuova serie. Tanto complesso che tutto sembra ruotare attorno a lei (e l’addetta alle comunicazioni Hoshi Sato sembra scomparire, al suo cospetto).

In effetti, T’Pol è il personaggio-cardine di Enterprise. Per molti versi, Michael Burnham, il personaggio di Sonequa Martin-Green in Star Trek: Discovery (la serie è dal 25 settembre su Netflix), è ispirato a lei.

Una splendida donna, sulla quale l’educazione vulcaniana ha avuto un forte impatto, diventa il nuovo motore della narrazione.

Per la prima volta è il Primo Ufficiale a narrarci le avventure della nave su cui si trova, ed è un Primo Ufficiale donna. Con un nome maschile.

Il messaggio è lampante: siamo in un prequel, è vero, ma Discovery è un ibrido di elementi trek tradizionali e di innovazione, perciò si vuole dire al telespettatore che le etichette dei sessi non contano più. Non oggi. Non allora. Non nel “contrasto” apparente fra nome e identità.

Michael Burnham è il punto d’arrivo di una lunga, lunghissima tradizione in cui le donne si sono fatte largo a spallate, nella vita come in TV, per ottenere ruoli sempre più di rilievo.

Non a caso, è agli ordini di un capitano donna, Philippa Georgiou, che l’ha accolta sulla sua nave per farle ritrovare l’umanità a lungo accantonata negli anni su Vulcano.

Ancora una volta, siamo di fronte a un capitano donna con un atteggiamento materno, così come i capitani uomini sono sempre stati considerati i “buoni padri” del loro equipaggio.

Star Trek: Discovery. Michael Burnham
Star Trek: Discovery. Sonequa Martin-Green è Michael Burnham

Michael Burnham ha debuttato con il doppio episodio pilota della serie che la vede protagonista, ma ha già fatto molto.

Ha conquistato i telespettatori, ha infranto alcune delle regole sacre della tradizione trek e ha dimostrato come non ci siano uomini o donne, ma solo persone determinate ad agire per il meglio. A ogni costo. Perfino infrangendo la catena di comando.

I tempi di Uhura sono lontani. Ma fra lei e Michael c’è un filo conduttore, quello dell’evoluzione delle donne anche in Star Trek, che non si è mai spezzato.

E che ha sempre dimostrato di non essere al passo coi tempi, bensì più avanti.

Là, dove nessun uomo era mai giunto prima…

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