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Cosa ho fatto per amore, recensione del romanzo di Susan Elizabeth Phillips

Cosa siamo disposti a fare per amore? A immischiarci in un finto matrimonio per salvare le apparenze oppure a dare una seconda opportunità a una cotta del passato?

Copertina rosa a strisce di Cosa ho fatto per amore

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Gli amori che nascono a Hollywood possono celare più di una verità sotto la superficie patinata delle riviste e gli scatti invadenti dei paparazzi. Per Bram e Georgie la verità è piuttosto imbarazzante e fuorviante, per cui i due protagonisti di Cosa ho fatto per amore hanno ben pensato di mettere in piedi un finto matrimonio per salvaguardare la propria reputazione e anche la propria carriera ormai alle strette.

Una delle scrittrici migliori degli ultimi anni nel genere rosa è Susan Elizabeth Phillips, un’autrice americana spesso in visita nel nostro paese (la scorsa estate è stata anche in Sicilia e il prossimo anno sarà a Roma per la convention Rare Roma 2018) che è tornata in libreria con una storia dalle grandi premesse purtroppo poi sfociate nel banale.

Copertina rosa di Cosa ho fatto per amore
Cosa ho fatto per amore, di Susan Elizabeth Phillips

Chi sono Bram e Georgie?

Seguendo il grande filone delle sitcom televisive, la Phillips ha scelto come protagonisti due beniamini del piccolo schermo: Bram e Georgie sono stati Skip e Scooter da ragazzini, due personaggi da sitcom invischiati in una dolce e travagliata storia d’amore. Ma ciò che accadeva a telecamere spente ha ben presto rovinato il futuro dello show, così come la loro (già precaria) intesa.

Georgie ai tempi s’innamorò di Bram, il quale a sua volta era troppo impegnato a rovinarsi la vita tra alcool e droghe per rendersi conto di avere delle responsabilità a cui badare. Molti anni dopo, Bram e Georgie continuano a disprezzarsi ma, con l’aiuto di un cocktail fuori dalle righe, i due non soltanto sono finiti a letto insieme ma hanno anche convolato a nozze presso una delle chiese di Las Vegas. Il pericolo dei paparazzi e l’assenza di privacy ha poi costretto i due novelli sposi a una convivenza forzata e apparizioni pubbliche a prova di diabete.

Cosa ho fatto per amore è un romanzo che non tradisce lo stile della Phillips: divertente, romantico e con quel pizzico di amore-odio che non guasta mai. Ciò che ha reso questo romanzo di qualità inferiore rispetto ai precedenti è la caratterizzazione dei personaggi principali e della loro storia d’amore a tratti forzata. Il loro disprezzo è andato a scemare di punto in bianco senza basi solide e il modo in cui hanno realizzato i propri sentimenti ha reso meno realistico ciò che hanno vissuto insieme.

Un tocco di classe sono state le storie d’amore di sfondo, cosa in cui la Phillips riesce sempre a sorprendere: mentre Bram e Georgie hanno rappresentato uno stereotipo tipicamente hollywoodiano, Chaz e Aaron hanno dimostrato che l’amore vuol dire saper aiutare l’altro ad aprire gli occhi. Entrambi incastrati in uno schema di vita nocivo, hanno trovato il coraggio di cambiare stando l’uno al fianco dell’altra. Così come Paul e Laura, due personaggi che hanno vissuto nell’ombra del sole nel timore di scottarsi e che hanno finalmente compreso che per vivere l’amore non è mai troppo tardi.

Cosa ho fatto per amore è una domanda più che lecita che forse l’autrice avrebbe dovuto porre ai suoi protagonisti ancor prima di stendere il romanzo: cos’è che hanno fatto Bram e Georgie per amore? Oltre che mentirsi, proteggere la propria credibilità pubblica e lasciare alte le corazze davanti al proprio cuore, questi due personaggi non sono stati in grado di costruire delle fondamenta solide per il proprio futuro, né da singoli né in coppia.

Soltanto perché sono amori che nascono ad Hollywood non significa che debbano essere irrealistici, o per lo più forzati e dozzinali. L’amore in fondo è amore dappertutto.

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