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Denis Villeneuve: ‘Blade Runner 2049 è la mia dichiarazione d’amore al cinema’

Il regista Denis Villeneuve ha presentato a Roma, accompagnato dall’attrice Sylvia Hoeks, Blade Runner 2049, l’attesissimo sequel del cult di Ridley Scott.

Il regista Denis Villeneuve

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Manca ormai pochissimo all’arrivo nei cinema di quello che è da annoverare come uno dei film più attesi dell’anno, Blade Runner 2049.

Sequel del neon noir del 1982, la nuova pellicola futuristica vede alla regia l’unico cineasta in circolazione che ha dato prova tangibile di poter prendere in mano l’importante eredità di Ridley Scott, Denis Villeneuve.

Denis Villeneuve il regista di Blade Runner 2049HD

Le vicende di Blade Runner 2049 sono ambientate - come suggerisce il titolo - a trent’anni da quelle del primo lungometraggio e vedono come protagonista l'agente K (Ryan Gosling) della polizia di Los Angeles.

K viene a conoscenza di un importante verità che sembra destinata a minare le sorti dell'intera società. Per far sì che il caos non dilaghi, l’agente va alla ricerca Rick Deckard (Harrison Ford), ex blade runner sparito nel nulla da decenni.

Il manifesto italiano di Blade Runner 2049HDSony Pictures

Nonostante dai trailer diramati sembra che Blade Runner 2049 ricalchi le distopiche location del suo predecessore, Denis Villeneuve ha raccontato che in realtà la sua ultima fatica sarà ambientata in un mondo decisamente diverso: "Nella pellicola ‘originale’ le aspettative su quello che sarebbe stato il futuro del mondo erano altissime, ma nel sequel viene subito messo in chiaro che le cose non sono andate per il verso giusto. Il clima si è evoluto in modo disastroso e chi è sopravvissuto lo fa in condizioni molto difficili. L’oceano si è alzato e le città sono protette da giganteschi muri."

"Inoltre" ha aggiunto il regista "un blackout ha portato alla distruzione dell’internet e di tutti i suoi dati, e l’analogico è tornato ad avere la meglio sul digitale. Questo passo indietro fa sì che il lungometraggio dia spazio anche a una riflessione sulla fragilità della nostra realtà così legata alla tecnologia. Inoltre nel film, proprio per l’assenza della rete, l’Agente K si muoverà continuamente e il fatto che debba ‘sporcarsi le mani’, fare le sue ricerche è un particolare che ho adorato della sceneggiatura".

L’importanza di chiamarsi Ryan Gosling

Ryan Gosling è l'Agente K in Blade Runner 2049HDSony Picrures

E, a proposito dell’agente K, Villeneuve ha ammesso che a volere a tutti i costi che fosse Ryan Gosling a interpretarlo è stato lo stesso Ridley Scott:

Effettivamente nessun altro avrebbe potuto interpretare l’Agente K. Ryan non aveva mai fatto film di questa portata, così rischioso, ma quando ha letto lo script se n’è innamorato.

Anche secondo Danis Villeneuve "Gosling è uno di quegli attori che non ‘fanno gli attori’ ma diventano il personaggio. Un interprete che, come Clint Eastwood, ha un carisma fortissimo e che come il suo collega Harrison Ford è in grado di esprimere ogni sfumatura del soggetto che mette in scena. Non ci sono tanti artisti così in giro e il film è tutto incentrato sull’Agente K, quindi avevo senza dubbio bisogno di un raro talento come Ryan".

Sylvia Hoeks, il lato femminile di Blade Runner 2049

Sylvia Hoeks e Denis Villeneuve alla presentazione di Blade Runner 2049HD

Oltre a Gosling e Ford, il film è forte anche di attrici donne che interpretano ruoli femminili decisamente action, come Sylvia Hoeks che in Blade Runner 2049, ha anticipato, è Luv, "il braccio destro di Wallace [un fabbricante di replicanti interpretato da Jared Leto, ndr]. Con lui ho un rapporto complesso, molto intenso perché il mio è un personaggio alla ricerca della propria identità, un po’ una Audrey Hepburn sotto acido. Su Luv e sul Tenente Joshi - impersonata da Robin Wright - è basato l’inedito ‘lato femminile’ che verrà esplorato in questo sequel".

La Hoeks, che qualche anno fa è stata la protagonista del film del premio Oscar Giuseppe Tornatore La migliore offerta, ha inoltre confessato:

Quello di Luv è stato il ruolo più divertente della mia carriera, anche grazie alla presenza di Jared che è un attore che applica il metodo Stanislavski, ed è stato molto affascinante vederlo sul set, perché non è mai uscito dal personaggio. Non lo conoscevo, non avevo mai lavorato con un attore come lui e quando si è presentato la prima volta lo ha fatto in veste di Wallace.

Tra passato e futuro

Ryan Gosling e Harrison Ford  in un'immagine di Blade Runner 2049Sony Picrures

Uno degli elementi più importanti di Blade Runner sono i colori, e anche nel suo sequel Denis Villeneuve ha deciso di omaggiare l’estetica della pellicola di Scott senza esimersi dal dargli una caratterizzazione più drammatica, pur limitandosi nell’uso del CGI: "Il primo Blade Runner è stato un film che ha lasciato il segno dal punto di vista estetico: le sue atmosfere cupe, noir, sono iconiche, ma quello che abbiamo voluto fare noi è puntare sull’analogia con quello che è stato, peggiorando l’ambientazione".

"In particolare" ha spiegato il cineasta "abbiamo aggiunto la neve e grazie alla neve abbiamo potuto sfruttare colori chiari, come il bianco e l’argento. Con il direttore della fotogtrafia Roger Deakins abbiamo anche voluto sfruttare il significato dei colori. Il giallo che è evidente in alcune scene, ad esempio, simboleggia l’infanzia perché Blade Runner è il film simbolo della mia infanzia. A suo modo, quindi, Blade Runner è un film sul futuro ma che nasconde nelle immagini un ritorno alle origini anche per quello che riguarda l’uso del GCI che, dato il cospicuo budget, ho deciso di limitare per poter far interagire gli attori con ambientazioni ‘reali’".

Nonostante l’entusiasmo, non è stato facile per Villeneuve decidere di dirigere il sequel di uno dei film più amati di sempre, che ha cambiato una volta e per tutte i connotati del genere sci-fi:

Non ho accettato a cuor leggero questo film, ma l’ho fatto sapendo che - innanzitutto - sarebbe stato fondamentale avere il controllo totale, con la consapevolezza che non avrei mai potuto sapere il tipo di accoglienza a cui sarebbe andato incontro. Sapevo che girando un sequel di un capolavoro, con poche possibilità di avere successo, avrei rischiato, e l’ho accettato per il semplice amore che ho nei confronti del cinema. Per il me il cinema è arte e non ci può essere arte senza rischio. Con arroganza posso dire che sia il miglior film che abbia mai girato.

"D’altronde" ha concluso Villeneuve "l’idea di diventare regista è nata quando ho visto Blade Runner. È stato un film che ha avuto un impatto visivo potente su di me, all’epoca ero un appassionato di fantascienza, cercavo una visione matura del futuro, è stato un film fondamentale per la mia vita cinematografica".

Blade Runner 2049 arriverà nelle sale italiane il prossimo 5 ottobre.

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