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Ruvida e schietta come John Wayne: Frances McDormand scuote Venezia 74

Diretta, dura e davvero senza compromessi: Frances McDormand si presenta al Festival del Cinema di Venezia con un ruolo indimenticabile di una madre coraggio e con una grinta che non dimenticheremo facilmente.

Frances McDormand a Venezia 74

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Difficilmente qualcuno dei presenti dimenticherà il passaggio veneziano di Frances McDormand, moglie di uno dei fratelli Coen e celebre interprete di Fargo. A riguardo lei sentenzia che quel ruolo nel film del 1996 glielo scriveranno come epitaffio sulla tomba, perché finché campa lei sarà quella di Fargo (e in fondo non le dispiace). Frances McDormand è così: schietta, dritta al punto e davvero senza compromessi.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri: Frances McDormand al fianco dei suoi manifesti.HDVenezia 74
Frances McDormand: una donna schietta e ruvida sconvolge Venezia 74

Zero autografi, qualche decimo di secondo in posa per i fotografi che la aspettano da un'ora al red carpet, poi sbuffa e se ne va. Loro protestano, lei si volta e li manda a quel paese, come potete constatare dalla foto di testata. Dopo tanti sorrisi galanti e risposte politically correct, la conferenza stampa del maestoso e potentissimo Tre manifesti a Ebbing, Missouri è una ventata di umanità senza fronzoli. 

Madre coraggio in cerca di verità (e vendetta): Frances McDormand a Venezia 74

È il giorno delle madri quello che apre la seconda settimana di concorso qui a Venezia 74. Se Micaela Ramazzotti è una madre dolente e negata in Una Famiglia - il secondo film italiano del concorso dopo quello di Paolo Virzì - Frances McDormand è una madre che ha perso la figlia e vuole verità, giustizia o forse anche solo una risposta. Per questo motivo decide di comprare tre cartelloni pubblicitari vicino alla cittadina dove vive e farci scrivere un duro, gigantesco atto d'accusa contro lo sceriffo locale, secondo lei reo di non aver lavorato abbastanza per trovare chi ha fatto del male alla figlia. 

Sembra un incipit piuttosto drammatico quello di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, invece in sala si è capito da subito che ci si trovava di fronte a uno di quei mezzi capolavori che capitano una, massimo due volte a Festival (e nelle annate migliori). Il nuovo film di Martin McDonagh (In Bruges e Sette Psicopatici) è un piccolo miracolo in perenne equilibrio tra rabbia e umanità, capace di essere forte come un pugno allo stomaco, ma anche di far ridere, spesso su ciò che fa più male.

Il regista ha spiegato così l'ispirazione per un film che ha anche scritto e che ha covato dentro di sé per oltre 10 anni: 

Anni fa mentre viaggiavo su un autobus vidi un manifesto con una forma simile a quella vista nel film, anche se meno accusatorio. Non ricordo dove lo vidi di preciso, ma mi trovavo negli Stati Uniti, 10 o 12 anni fa. Ho messo da parte l’idea per lungo tempo, continuando a chiedermi che tipo di persona decide di pagare per affiggere un messaggio del genere. Quando mi è venuta l'idea che a farlo potesse essere una donna e una madre, ho scritto la sceneggiatura. Volevo che la protagonista fosse una donna e ho scritto il ruolo proprio per Frances.

Se il film va oltre la retorica della madre coraggio, è perché Frances McDormand interpreta magistralmente il ruolo di un personaggio profondissimo e pieno di sfacettature. È una vittima in cerca di giustizia, ma anche una carnefice che si accanisce su un uomo morente che ha preso le sue difese e mentre il film scorre inesorabile scopriamo le sue pecche come donna, moglie e soprattutto madre.

Spiega ancora il regista, lodato dalla critica per l'incredibile profondità di ogni singolo personaggio:

Per scrivere un buon personaggio bisogna evitare di chiuderlo dentro il ruolo del buono e del cattivo: la mia protagonista è eroina, antieroina ma soprattutto è un essere umano. Quello che mi piace dei cittadini di Ebbing è che sono tutti essere umani e, anche quando si scontrano, in un certo modo si prendono cura uno dell’altro.

Inesorabile è l'aggettivo che meglio definisce il film, capace di non dare mai ragione o torto a nessuno, di compiere ribaltamenti eccezionali, come quando l'agente più razzista e violento (intepretato da Sam Rockwell) rivela un'umanità complessa e straordinariamente commovente. Nel Missouri di McDonagh si respira una certa aria di selvaggio west, dichiarata ispirazione non solo per il regista, ma anche per la protagonista. L'attrice infatti non ha trovato in nessuna figura femminile l'ispirazione necessaria, per cui si è rivolta al caro e vecchio John Wayne: 

Ho fatto delle ricerche su questo personaggio, ma i ruoli che mi ispiravano di più nel cinema del passato non erano mai femminili. Insomma, mi sono ritrovata in sintonia solo con personaggi maschili dei film duri e puri degli anni ’60. Alla fine il riferimento principale per il mio ruolo è stato proprio John Wayne, persino per la camminata di lei. Lui è una figura che ammiro, che ha già provato di resistere splendidamente alla prova del tempo, perché seppe sempre schierarsi dalla parte giusta. 

Nel ruolo dello sceriffo suo antagonista c'è invece Woody Harrelson, che dopo True Detective ormai ci ha preso gusto con i ruoli da pistola e distintivo. La vera rivelazione però è Sam Rockwell, capace di esplorare gli abissi più gretti di un poliziotto picchiatore di afroamericani e omofobo, tirandone fuori a sorpresa una sofferta umanità che davvero non ti aspetti. L'attore, decisamente più affabile della ruvida coprotagonista, commenta così il suo coinvolgimento nel progetto: 

Martin aveva per le mani un ruolo di uno stronzo razzista e quando ha un ruolo così, finisce sempre per chiamare me. Martin l'ho incontrato per la prima volta in un pub a Dublino e da allora abbiamo lavorato parecchio. Questo ruolo non è tanto legato alla denuncia del razzismo in America, perché in quale luogo oggi non si annida il razzismo? Tutti noi del cast interpretiamo ruoli davvero complessi e, per prima cosa, ci asteniamo da facili giudizi. 

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è insomma un film davvero imperdibile, che profuma già di Leone e che comincerà proprio da Venezia un'inevitabile (e meritoria) corsa verso gli Oscar. Al centro di un cast ricolmo di strepitosi caratteristi c'è lei, Frances McDormand, con per le mani una concreta occasione per non essere più ricordata come quella di Fargo. Le parole però per esprimere il dolore di una madre che perde una figlia e non sa neppure come e perché, semplicemente non esistono: 

Nella lingua inglese, se muore un compagno ti definisci vedovo, quando muoiono i genitori diventi orfano. Non c’è però una parola se perdi un figlio in inglese, perché è un dolore inimmaginabile e inesprimibile a parole. 

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