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Venezia 74: George Clooney racconta la sua Suburbicon

George Clooney ha presentato al Festival del Cinema di Venezia Suburbicon, il suo nuovo film da regista e finendo per parlare di politica.

George Clooney con la moglie Amal Alamuddin a Venezia 74

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George Clooney si può considerare il mattatore di Venezia 74, dato che le file per vedere il suo film e anche assistere alla sua conferenza sono state finora le più lunghe.

C'era sicuramente grande attesa per Suburbicon, sua nuova prova da regista (in concorso), che vede protagonisti Matt Damon e Julianne Moore.

I due attori vestono i panni di una coppia, Gardner e Margaret Lodge, che vivono in una città modello (chiamata per l'appunto Suburbicon) che nasconde un sottobosco di inganni e violenza.

Così l'attore-regista racconta la genesi di questa storia cinematografica, ambientata nel 1959:

Diversi spunti provengono da quanto sentito nel corso dell'ultima campagna elettorale americana, in particolare sul discorso riguardante la costruzione di un muro contro le minoranze. La storia, infatti, tende sempre a ripetersi e infatti negli anni '50 c'era come Presidente Eisenhower, il quale aveva come modello l'uomo bianco e forte.

A proposito del soggetto originale dei fratelli Coen spiega:

È stato proprio quel periodo che mi è venuto in mente, ho così pensato di riprenderlo e riadattarlo. Lì, infatti, c'erano solo i Lodge e non la famiglia afroamericana dei Myers che ho introdotto per lanciare un messaggio ben chiaro e far capire quanto sia sbagliato imputare sempre alle minoranze i nostri problemi.

Gli fa eco Julianne Moore, che nel film ha un doppio ruolo dato che interpreta anche Rose, gemella di Margaret:

Siamo tutti d'accordo nel dire che le nuove generazioni saranno migliori, ma affinché ciò succeda sarà necessario mostrare loro la strada. E comunque è stato bellissimo lavorare sul set con George, lui è stato di grande ispirazione per tutti noi.

A proposito della crudeltà dei suoi personaggi, Clooney spiega:

In realtà non sono mostri fin dall'inizio, lo diventano con il tempo dopo che scelgono la strada sbagliata e si trovano quindi a comportarsi male per necessità.

E aggiunge:

La nostra intenzione non era quella di sollevare polemiche o tenere una lezione di educazione civica al cinema, ma è evidente che chiunque vada negli Stati Uniti si trovi un paese arrabbiato. Non era così nemmeno ai tempi del Watergate.

Bisogna comunque dire che l'impegno di George dal punto di vista umanitario e politico è ben noto, tanto che in molti sostengono che prima o poi lo si vedrà alla Casa Bianca.

Con lui naturalmente non potrà mancare la moglie Amal Alamuddin, con cui ha poi sfilato sul red carpet. I due, ci piace sottolinearlo, sembravano più innamorati che mai.

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