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A Venezia 74 il primo assaggio della serie tv Suburra

Suburra, la serie tv ispirata all'omonimo film, è stata presentata in anteprima a Venezia 74 con il cast.

Il cast di Suburra a Venezia 74

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Non solo film, ma anche serie tv a Venezia 74. Quest'anno ad essere presentata è Suburra, la serie (primo prodotto Netflix interamente italiano, realizzato con la collaborazione di Cattleya).

Al Lido ne è stato dato un piccolo assaggio con i primi due episodi, che hanno messo subito le carte in tavole e fatto intuire il mood.

Protagonisti sono tre giovani: Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini). Nonostante siano molto diversi per origine, ambizioni e passioni, si ritroveranno a fare delle alleanze per raggiungere i loro obiettivi.

La serie è ispirata all'omonimo film di Stefano Sollima del 2015 (a sua volta tratto dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo) e ne è in qualche modo il prequel, essendo ambientato qualche anno prima.

Stavolta dietro la macchina da presa troviamo però tre registi: Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi.

Placido, tra i massimi esponenti del crime Made in Italy, racconta:

Ho accettato subito la sfida, perché credo che sia importante per noi registi lavorare al fianco di produttori che abbiano una mentalità diversa, anche perché la tv italiana ormai sta cambiando e siamo in piena rivoluzione. Mi ricordo ancora quando, subito dopo avere presentato il mio film Ovunque sei a Venezia ed essere stato preso a pomodorate, abbia deciso di girare Romanzo Criminale dando così il via allo sviluppo di questo genere anche da noi.

Lead us not into temptation.

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Parla poi uno dei produttori, Gina Gandini:

L'idea del prequel nasce dal desiderio di presentare un racconto di formazione, con protagonisti nati in una città peculiare come Roma, in un contesto complesso denso di conflitti e dove il desiderio di potere è molto forte.

Aggiunge a tal proposito Riccardo Tozzi (anche lui produttore):

Qui viene raccontato il rapporto con il potere in tutte le sue forme. La serialità, in una dimensione globale, necessita di un linguaggio diverso e una certa potenza narrativa, anche con agganci alla realtà.

La parola passa quindi a uno dei protagonisti, Alessandro Borghi, che vestiva i panni di Numero 8 anche al cinema:

Per me è stata una grande possibilità, perché ho dovuto smontare e ricostruire il mio personaggio, che qui ha una diversa concezione del potere. Inizia poi a frequentare ambienti nuovi e scatterà quindi un processo di trasformazione che lo renderà quello che poi si vede nel film.

Nel cast c'è anche Claudia Gerini, con un ruolo molto interessante:

Ho combattuto per averlo, perché volevo diversificare e dare più sfumature alla mia carriera. Il mio personaggio è una donna molto ambiziosa, revisore dei conti del Vaticano e sposata con un gentiluomo di Sua Santità. È legata al mondo dell'edilizia, in espansione a Roma, che tocca da sempre gli appetiti e spinge a guadagnare sempre di più. Lei quindi porta lo spettatore non solo nei meandri della corruzione della Chiesa, ma anche nei salotti della Roma che conta.

E aggiunge:

Sono molto contenta del risultato, perché è un crime molto forte, ironico e con un linguaggio nuovo, irriverente.

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