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Dunkirk: Nolan alla guerra, recensione

Christopher Nolan dirige il suo primo war movie portando i suoi personaggi - e gli spettatori - oltre i limiti del tempo e dello spazio (e dello schermo).

Una scena di Dunkirk

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1940, la Germania ha appena invaso il Belgio e la Francia, i soldati d’Oltralpe e quelli britannici sono bloccati sulle spiagge di Dunkerque, che affacciano sul Canale della Manica, nella speranza di essere evacuati via mare.

Christopher Nolan ha preso in prestito un evento storico della Seconda Guerra Mondiale, l’operazione Dynamo, per scrivere e dirigere il suo primo film bellico grazie al quale il cineasta inglese consegna al pubblico un lungometraggio straordinario, arioso e al contempo claustrofobico, che prende il titolo dal luogo in cui è ambientato: Dunkirk.

Oltre il tempo e lo spazio

Un'immagine di DunkirkHDWarner Bros.

Non c’è sangue e non ci sono "cattivi" da combattere nella pellicola di Nolan (e questa è la prima sorprendente scelta stilistica del cineasta), la lotta che i soldati di Dunkirk stanno cercando di combattere è quella per la sopravvivenza, e questa battaglia il regista di Inception la racconta mescolando tre linee temporali e i tre elementi essenziali per l’esistenza stessa che in guerra possono diventare anticamere della morte: la terra, il cielo e il mare

Ed ecco che il coraggio e la disperazione di giovani uomini ed eroi improvvisati, impreparati - come è loro dovere essere - alla fine della vita, vengono riassunte nei volti sacrificabili di tutti i protagonisti di questo film. Personaggi di cui non conosciamo né passato, né presente né futuro e che vengono caratterizzati il minimo indispensabile al fine di essere considerati dallo spettatore persone qualunque, eroi di passaggio e per caso, così come la storia li ha raccontati.

La guerra in soggettiva

Una scema di DunkirkHDWarner Bros.

Oltre alle interpretazioni dei “personaggi qualunque” tutte concentrate nei volti di Tom Hardy, Mark Rylance, Cillian Murphy, dell’esordiente Fionn Whitehead e del sorprendente Kenneth Branagh, la vera forza di Dunkirk sta nella dicotomia che Nolan ha creato tra le immagini che mostra e i suoni che impone, coadiuvati dalle musiche di Hans Zimmer.

Nolan, infatti, ci immerge in orizzonti ampi, silenziosi, per poi scuotere bruscamente gli animi attraverso primissimi piani dei volti disperati dei suoi soldati, mentre nelle orecchie del pubblico si impongono tutti gli assordanti rumori della guerra, così da rendere gli spettatori parte integrante di quello spettacolo laconico, per quasi totale assenza di dialoghi e trama, che è Dunkirk.

Dunkirk è nelle sale italiane dal 31 agosto distribuito da Warner Bros.

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