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Il paese più felice al mondo è la Norvegia

Non più la Danimarca, ma un altro paese nordico si è aggiudicato il titolo di patria dei cittadini più sereni ed appagati.

un fiordo norvegese

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La Danimarca e il suo "hygge" non sono più in cima alla lista dei paesi più felici al mondo, ma hanno ceduto lo scettro ad un’altra nazione nordica, la Norvegia, che nel 2016 aveva raggiunto il 4° posto.

A stabilirlo è stato il World Happiness Report 2017 dell’ONU, per il quale la Danimarca rimane al secondo posto, seguita da Islanda e Svizzera. In tutte e quattro le nazioni in cima alla lista c’è una grande valorizzazione di fattori fondamentali per la felicità quali solidarietà, libertà, generosità, onestà, salute, guadagni e buon governo. Le medie di ciascuna di queste nazioni riguardo tali fattori sono talmente vicine che ogni anno ciascuna di loro può superare l’altra facilmente.

Una veduta di BergenHD
Bergen

Riguardo il paese che ha ottenuto il primato, la relazione dell’Onu spiega che la Norvegia ha raggiunto il risultato nonostante il prezzo del petrolio sia più basso, perché è un paese che ha a cuore il futuro.

A volte si dice che la Norvegia mantenga alto il livello di felicità non grazie alla ricchezza derivata dal petrolio ma nonostante essa. Grazie alla scelta di produrlo lentamente, ed investirne il ricavato guardando al futuro piuttosto che spenderlo nel presente, la Norvegia si è isolata dal boom economico di altre nazioni ricche di risorse.

bambini giocano in un parcoHDEspen Mills

Per riuscire in manovre del genere sono necessari alti livelli di fiducia reciproca, obiettivi condivisi, generosità e buon governo, tutti fattori che aiutano la Norvegia e gli altri paesi al top a rimanere in alto in questo tipo di classifiche.

Nella top ten rientrano poi la Finlandia, i Paesi Bassi, il Canada, la Nuova Zelanda, l’Australia e la Svezia. Entro la decina successiva si collocano Israele, USA, Germania e Regno Unito, ma prima di arrivare a leggere il nome dell’Italia si deve attendere la posizione 48, subito prima della Russia.

In fondo alla classifica ci sono i paesi africani sub-sahariani e le nazioni in cui imperversano conflitti: l’ultimo posto spetta alla Repubblica Centrafricana, ma comparativamente parlando le cose non vanno bene nemmeno per la Cina, che non è affatto migliorata rispetto a 25 anni fa. Gli stessi Stati Uniti dieci anni fa erano al terzo posto.

La felicità è una questione sociale e personale al contempo.

Un palazzo in NorvegiaHD
Oscarshall Summer Place

La relazione di quest’anno ha messo in chiaro l’importanza del fondamento sociale della felicità, basta guardare alle esperienze di vita nei paesi in cima alla lista rispetto a quelli in fondo, e le variabili che spiegano il grande divario hanno a che fare con la possibilità o meno di avere qualcuno su cui far conto, la generosità della gente, la percezione della libertà e la presenza di corruzione. Certamente poi sono stati considerati anche fattori quali le entrate annuali pro capite e l’aspettativa di vita, le quali comunque dipendono fortemente dal contesto sociale.

L’analisi condotta dall’ONU ogni anno è realizzata su campioni di oltre mille persone in più di 150 paesi: a ciascuno viene fatta una domanda soggettiva:

Immaginate una scala, con pioli numerati da 0 in fondo a 10 in cima. La cima della scala rappresenta la vita migliore possibile per te, mentre il fondo quella peggiore possibile. Su quale piolo diresti che ti senti, personalmente, in questo momento?

Il pubblico all'Øya FestivalHD
Øya Festival 2016, Oslo

Jeffrey Sachs, direttore del Sustainable Development Solutions Network (network che cerca soluzioni per lo sviluppo sostenibile) dell’ONU ha detto al Guardian.

I paesi felici sono quelli che hanno un salutare equilibrio di prosperità economica misurata convenzionalmente, e capitale sociale, cioè un alto livello di fiducia nella società, basso tasso di ineguaglianza e molta fiducia nel governo.

Riguardo il peggioramento della posizione degli Stati Uniti registrato dalla classifica rispetto a dieci anni fa la relazione dedica un intero capitolo, menzionando le politiche di Trump come fattori che potranno rendere ancora più grave la situazione. Sachs ha così commentato:

Sono tutte indirizzate ad aumentare l’ineguaglianza - tasse diminuite per i ricchi, preclusione dell’assistenza sanitaria a moltissime persone, tagli a Meals on Wheels [il servizio mensa per i più poveri] per ridistribuirne i fondi alle sempre maggiori spese militari. Credo che ogni cosa proposta finora vada nella direzione sbagliata.

veduta del NordfjordHD
Olden ed il Nordfjord, visti dal Mount Hoven - Loen Skylift

Che dire… siamo pronti a trasferirci nell’Europa del nord?

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