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Lena Dunham parla dell'insicurezza creata da suoi problemi di pelle

È sempre stata una parte di sé di cui amava vantarsi, ora una serie di condizioni l’hanno resa un problema.

Un primo piano di Lena Dunham

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Con la consueta franchezza che ne ha fatto un personaggio unico e controverso, l’attrice ed autrice Lena Dunham ha nuovamente parlato di una questione personale, o meglio, quella che ha definito “la sua più grande insicurezza”.
In un pezzo per The Lenny Letter, infatti, ha parlato della sua pelle, e di come sia diventata un problema enorme per una persona sempre esposta allo scrutinio del pubblico, da quando rosacea, acne e bacne (termine inglese che indica la presenza di acne sulla schiena) ne hanno compromesso l’aspetto.

Credevo davvero che non mi importasse nulla del mio aspetto. Non è che non mi diverta con il mio look [...], ma le basi della consapevolezza del proprio corpo - l’essere ipercritica riguardo la mia pancia molle, il mio culo grande, i miei dentoni sporchi, il mio essere troppo qualsiasi cosa - perlopiù mi sono passate oltre. Non fraintendetemi, ho un mucchio di qualità orrende (codipendenza, sbalzi d’umore, la propensione a chiamare tutti “tesorino dolce”), ma in quest’area in particolare mi è stato garantito un passato d’oro.

L'attrice Lena Dunham Noam Gala - Wireimage
"Sembrava come se qualcuno avesse fatto sulla mia faccia un bel, lento massaggio con la carta vetrata".

L’attrice era infatti abituata ad avere una pelle perfetta, e si è resa conto di quanto questo fosse un fattore che le instillava sicurezza.

Può sembrare che sette anni passati da portavoce delle imperfezioni femminili non mi abbiano stremata, ma mi hanno in realtà costretto ad affidarmi emotivamente sull’unica parte di me che rientrava davvero nell’area del convenzionalmente bello: la cazzo di pelle perfetta. Potevano taggarmi nella foto di una balena spiaggiata. Potevano chiamarmi sacco di ricotta. Ma non potevano togliermi il fatto che ero in grado di mangiare sette fette di pizza, un wine spritzer e tre quarti di una torta al cioccolato e nonostante tutto al risveglio sembrava ancora che la mia faccia fosse stata baciata da dolci, dolcissimi angeli.

Dopo anni di complimenti nei photoshoot per il fatto che non dovevano truccarla quasi per niente - non c’erano imperfezioni da coprire -, la Dunham ha grande difficoltà ad accettare che la condizione cronica della rosacea sia sempre in agguato, e gira con la borsa piena di creme e lozioni, inonda di messaggi amiche e dermatologa: quell’unica cosa di cui andava fiera nel suo corpo è (irrimediabilmente?) compromessa. E, conscia che chiunque abbia sofferto problemi simili con la pelle sa quanto sia debilitante e snervante, ha voluto raccontare la sua storia per far capire loro che nessuno è immune dalle reazioni negative che cose del genere possono provocare.

Comincio a credere che parlare di questo dolore ad alta voce non fa bene solo a me: permette ad ogni giovane donna che stia seguendo di capire che nessuno è salvo dal sentirsi male riguardo l’attenzione malevola della gente.

Why are there not more pop songs about sunflowers?

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E se per diffondere questo messaggio ci deve andare di mezzo la sua faccia, allora la Dunham si dice “sorprendentemente grata” per quello che le è successo.

L’atteggiamento del “non me ne frega niente” si traduce solo in isolamento; impedisce alle persone che ti amano di protendere una mano verso di te per ricordarti ciò che è reale.

Nei primi giorni dopo lo sfogo cutaneo, aveva una canzone in testa le cui parole inneggiano all’amore verso se stessi, ed è adattandole alla propria situazione che conclude l’editoriale.

Amo me stessa. Credo di essere grandiosa. Sento le voci della rete quando mi vesto. Ho un mucchio di brufoli. Sono tutti veri. Vanno tutti bene. Nessuno di loro è per sempre. Ve lo prometto.

Speriamo davvero che la voce schietta di un’attrice sempre sotto l’occhio del pubblico possa aiutare chiunque soffre di grande insicurezza per colpa di qualsiasi imperfezione.

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