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Francesca Comencini a Locarno 70: gli uomini si amano e si combattono

Finalmente c'è anche un po' d'Italia in Piazza Grande a Locarno: Francesca Comencini presenta la caustica commedia romantica Amori che non sanno stare al mondo.

Francesca Comencini

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Anche l'Italia è finalmente sbarcata in Piazza Grande e ha portato con sé una ventata di commedia al pubblico del Festival di Locarno. Se si definisce un film come una commedia romantica, subito si pensa a qualcosa di leggero e spensierato, ma non è davvero il caso di Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini, dove si ride di e con la protagonista sì, ma osservando un rapporto amoroso che sa essere tagliente, ossessivo e fare molto male.

Amori che non sanno stare al mondo è nato da un libro scritto dalla stessa Comencini e poi riadattato per il grande schermo. Al centro della (ex) storia d'amore c'è Claudia (interpretata da Lucia Mascino), che proprio non riesce a rassegnarsi alla fine della relazione con Flavio (Thomas Trabacchi).

A prendere in mano la storia e a raccontarla è proprio lei, che ripercorre con crescendi nervosi e grande disperazione sette anni passati al fianco del collega e amante. La seduzione, l'innamoramento, il tradimento, l'abbandono: grazie a un'irresistibile Lucia Mascino la commedia romantica di Comencini non solo si rivolge alle donne, ma dà finalmente voce ai loro tormenti, trasformandole da eterno oggetto a soggetto d'amore

Amori che non sanno stare al mondo in Piazza Grande a Locarno 70

Francesca Comencini e il cast del film arrivano in una Piazza Grande più calda che mai dopo l'approdo delle grandi dive come Nastassja Kinski e Fanny Ardant. La loro missione è quella di raccontare una donna alla fine di un'amore, nel momento in cui il contraccolpo della perdita è più forte e ne scatena le reazioni più istintive e paradossali, come spiega la regista: 

Claudia si trova nel difficilissimo momento in cui cominci a realizzare di aver chiuso un capitolo della tua vita e la tua mente non riesce a fare a meno di farti rivivere, tappa dopo tappa, scena dopo scena, tutta la storia con cui sei arrivata a quel punto. 

Se il film funziona e diverte la Piazza non è per un facile sentimentalismo che compatisce le bizze amorose della sua protagonista (anzi, il film le indaga con grande sincerità e acume), ma per la performance lucida e brillante di Lucia Mascino, che sposta l'ago della bussola dall'oggetto d'amore allo spettro dell'ossessione. Claudia, da donna che rimane sola superati i 40 anni si ritrova inaspettatamente ad affrontare nuove paure, come quella della solitudine e dell'abbandono. Non è una sensazione facile da affrontare rimanendo nel territorio della commedia, senza ricorrere al vittimismo. Francesca Comencini va fiera del risultato finale, comico sì ma mai superficiale: 

Ho voluto rifuggire nella maniera più assoluta il vittimismo femminile di certi prodotti che parlano di amore e donne. Per questo motivo ho voluto che Claudia fosse innanzitutto ironica e autoironica, capace di ridere delle sue stesse esagerazioni. Volevo mostrare un personaggio nella sua pienezza, nelle sue contraddizioni, senza glissare sulle parti più buie del suo carattere.

Paure insite nelle donne o costruite da secoli di narrazioni romantiche, che spingono la donna a pensare di dover reagire in un certo modo? La risposta di Francesca Comencini è insita nel particolare ambiente in cui si consuma la fine di questa storia d'amore: l'università. Sia lei sia lui sono docenti universitari, personaggi eruditi e colti che con un torrente di parole sanno scavare dentro di sé, attaccare l'altro o anche costruire un perfetto castello di ossessioni e bugie.

L'università poi è il set perfetto di un'altra guerra che combattiamo oggi: quella della contrapposizione tra antico e moderno, lento e veloce, cartaceo e internet. C'è uno smarrimento nel film al pensiero di dover prendere un libro e controllare una dizione, un senso di pigrizia a tutti familiare nel modo in cui ci si rivolge con sconfinata fiducia a Google, madre di tutte le risposte. Eppure l'immediatezza dei millenials che ascoltano distratti le lezioni dei protagonisti si riflette sul loro modo di vivere l'amore:

C'è un bello stacco generazione nel film, perché i più giovani sembrano incapaci o disinteressati dal nascondersi dietro un muro di parole e frasi protettive, cosa che invece Thomas e Claudia fanno costantemente. Loro sono meno diretti, però chiaramente hanno anche già conosciuto il dolore, quindi tendono inconsciamente a proteggersi dagli attacchi dell'altro. 

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