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I dolori del giovane Adrien: Brody racconta 30 anni di carriera a Locarno 70

Oggi è un uomo più sereno, ma il vincitore del Leopard Club Award Adrien Brody è rimasto segnato nell'animo e nel volto dai suoi 30 anni di cinema. Tra grandi gioie e profondi dolori, l'attore si racconta al pubblico di Locarno, senza reticenze.

Adrien Brody sorride a Locarno 70

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Era tra le star più attese dell'edizione numero 70 del Festival di Locarno, ma con il suo stile riservato e schivo ha fatto parecchio penare fotografi e curiosi che speravano di incontrarlo fuori dagli appuntamenti ufficiali: la consegna del Leopard Club Award venerdì 4 agosto 2017 in Piazza Grande e la conversazione con il pubblico il sabato mattina successivo. Nei due eventi pubblici però Adrien Brody - accompagnato dalla madre fotografa di fama internazionale - è apparso visibilmente più disteso e sorridente del passato e ha stupito rispondendo con grande sincerità e senza reticenze alle tante domande ricevute, anche alle più intime. 

Adrien Brody a Locarno 70 confessa i momenti bui della carriera

Ne ha fatta di strada il ragazzo newyorkese che da giovanissimo esordì con Francis Ford Coppola, dopo essere cresciuto in una famiglia votata alle arti (la madre fotografa, il padre pittore). Folgorato lui stesso dalla pittura (per Woody Allen ha interpretato Salvador Dalì) ma poi roso dall’insoddisfazione di non vedere pienamente espresso il suo potenziale nel cinema, il giovane Adrien venne sostenuto dalla madre e dalla famiglia sin dagli inizi di carriera.

Se oggi è un uomo sereno lo deve anche al sostegno ininterrotto dei suoi cari, che cita spesso nelle sue dichiarazioni. Ormai Brody non nasconde più di aver affrontato parecchi momenti bui in passato, in cui la depressione e l’inquietudine l’hanno portato a chiudersi in se stesso, a prendere una lunga pausa dal mondo del cinema proprio quando le porte dorate di Hollywood si aprivano di fronte a lui. A gettarlo nella disperazione e a salvarlo, c’è il suo tormento e la sua estasi: la recitazione.

L'attore Adrien Brody regge il Leopard Club Award a Locarno 2017HDLocarno Festival / Marin Mikelin
L'attore Adrien Brodyu ha ricevuto a Locarno il premio Leopard Club Award 2017

Quando per esempio nel 1999 Spike Lee lo scelse per il suo primo film “bianco” S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York la gioia fu indescrivibile: per interpretare quel ragazzo punk in tanti grandi di Hollywood si erano battuti ma la spuntò proprio Brody, allora poco più di un interprete promettente. Quando però il suo ruolo nel cult militare di Terrence Malick La sottile linea rossa venne pesantemente tagliato, l’attore ne soffrì molto. Dopo aver vissuto per mesi nella giungla, essersi addestrato con le forze speciali russe e aver dato tutto se stesso, vedere stravolto e ridimensionato il suo ruolo in cabina di montaggio lo ha molto abbattuto:

Lavorare con Terrence nel mezzo della natura mi ha insegnato moltissimo, ma fu un duro colpo vedere il mio ruolo così ridimensionato, dopo tutta l’energia fisica e psicologica spesa in quei lunghi mesi vissuti nella giungla, in un ambiente molto vicino a quello militare per organizzazione e durezza.

Il tormento e l'estasi di un Oscar a 29 anni: Adrien Brody e Il pianista

A gettarlo nella più nera disperazione fu proprio il ruolo che l’ha consacrato, gli ha donato un Premio Oscar a soli 29 anni e ancor oggi lo identifica di fronte al grande pubblico: il protagonista di Il pianista di Roman Polanski.

Ci sono ruoli che diventano importanti in maniera inaspettata, ha spiegato Adrien Brody al pubblico, ma non è quello il caso de Il pianista. L'attore newyorkese ricorda che da subito si sentì investito di una responsabilità enorme:

Con quel film Roman raccontava la sua vicenda personale durante la Seconda guerra mondiale, rielaborandola in una storia in cui immergersi era doloroso. Il ruolo era già emotivamente drammatico, considerando i numeri dietro all’Olocausto e la sofferenza inimmaginabile di un numero enorme di individui. Sapere di dover anche incarnare il vissuto personale di Roman sul grande schermo mi ha investito ancora di più di responsabilità: ho speso tutte le mie energie durante la lavorazione del film e uscire del tutto da quel periodo è stato un processo molto lungo e difficile. 

Si potrebbe pensare che la vittoria dell’Oscar a soli 29 anni abbia aperto le porte del paradiso all’attore. Invece, come spesso accade per "la maledizione dell'Academy Award", dopo il successo travolgente del film e la consacrazione della critica è cominciato un periodo molto difficile a livello umano:

La perdita dell’anonimato mi è pesata molto, soprattutto perché unita agli strascichi emotivi che mi ha lasciato quel film. Ho passato mesi a immedesimarmi in una situazione tanto drammatica e anche il mio stato emotivo ne ha risentito. Per fortuna poco dopo ho girato The Village, dove avevo un ruolo molto impegnativo in cui immergermi. Mi ha davvero aiutato a lasciarmi definitivamente alle spalle i residui della precedente esperienza.

Adrien Brody si lascia fotografare dai fanHDLocarno Festival / Gabriele Putzu
Adrien Brody e la notorietà: "amo il contatto con il pubblico ma la perdita dell'anonimato talvolta è dura da sopportare"

Adrien Brody: l’attore indie che attende la chiamata da supereroe

Nei suoi 30 anni di carriera in curriculum, Brody sembra essere incappato nelle sue più grosse delusioni quando ha tentato il salto commerciale verso a un cinema più pop e di genere. Eppure lui ricorda con favore e affetto due dei suoi ruoli più criticati: quelli in King Kong di Peter Jackson e Giallo di Dario Argento.

Il primo fu un brusco stop nella carriera del regista neozelandese allora lanciatissimo dopo trilogia tolkeniana de Il Signore degli Anelli. Adrien Brody però non ha rimpianti nonostante il flop e le critiche non proprio positive che il film ricevette e anzi, ricorda con affetto la pellicola: 

Vorrei che i miei figli cominciassero a conoscermi come attore proprio a partire da quel film. 

L'incontro col pubblico di Locarno è anche l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, come ha fatto pochi giorni prima Fanny Ardant. La pietra dello scandalo è Giallo, il film di Dario Argento massacrato dalla critica nel 2009. Alcuni sostennero che Adrien Brody uscì molto insoddisfatto dall'esperienza, ma lui smentisce categoricamente questa ricostruzione:

All'inizio ero preoccupato perché temevo che fosse un ruolo troppo gore per me, ma lavorare con Dario è stato fantastico: è una persona davvero dolce e sensibile. 

Se il passato gli ha regalato molte soddisfazioni e tante sofferenze, cosa si nasconde nel futuro di Adrien Brody? Magari una parte nell'universo cinematografico di Marvel o DC Comics, lusinga pop a cui stanno cedendo tutti grandi di Hollywood, da Robert Redford a Michelle Pfeiffer? Un interprete indie per eccellenza come Brody, noto per le sue recenti collaborazioni con icone hipster come Wes Anderson, si dice in attesa di un chiamata, dimostrandosi privo di qualsivoglia tipo di snobbismo.

Adrien Brody indossa una camicia bianca e guarda pensosamente davanti a séHDLocarno Festival / Sailas Manetti
Un ruolo in un cinecomics per Adrien Brody? "Aspetto solo una chiamata".

Oppure chissà, magari arriverà una parte rilevante in una serie TV, nuova Mecca della vecchia Hollywood in cerca di ruoli di rilievo lontano dagli studios. Dopo il cammeo in Peaky Blinders, non ci sarebbe troppo da stupirsi in qualche annuncio a breve termine. 

Dopo esserci concesso un periodo lontano dalle scene e vicino alla famiglia, Adrien Brody sembra di nuovo pronto a calcare le scene e a calarsi in nuovi ruoli. Non vediamo l'ora di vederlo in azione! 

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