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Fanny Ardant a Locarno 70 racconta la sua sfida: interpretare un transgender

A 68 anni Fanny Ardant non smette di osare, come donna e interprete: l'abbiamo incontrata al festival di Locarno, dove ci ha raccontato il suo ultimo film Lola Pater.

L'attrice Fanny Ardant a Locarno 2017

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Sofisticata, schiva ma consapevole del suo fascino discreto e irresistibile: è questa la prima impressione che dà Fanny Ardant, l'assoluta stella della seconda giornata di concorso al Festival di Locarno. L'icona 68enne del cinema francese arriva al photocall mattiniero elegantissima e impeccabile, con un top blu scuro che la lascia scoperte le spalle e una gonna tubino bianca a fiori gialli, rigorosamente sotto il ginocchio, che ne esalta la linea perfetta. Difficile riconciliare tanta eleganza francese con la pelliccia sintetica rossa e il foulard in testa con cui appare in Lola Pater, il film di Nadir Moknèche, che con Viva Algeria e Goodbye Morocco aveva dimostrato di essere un grande narratore di storie femminili. 

Anche Lola è una donna, volitiva e sensibile, ma non lo è sempre stata: la sfida di Fanny Ardant è proprio quella di interpretare una donna nata dalle ceneri di un uomo. Lola una volta era un uomo e un marito: dopo la morte della moglie, non si sentiva più tale e ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita e la sua immagine. Ovviamente questa scelta non poteva che sollevare qualche polemica, a cui il regista risponde con garbo e fermezza: 

In alcune nazioni non è così semplice trovare un'attrice professionista e transessuale. Lo sarà di certo tra un decennio, ma non sono riuscito a trovare una persona dell'età necessaria a interpretare Lola. Fanny invece è perfetta: ricordo ancora la prima volta in cui la vidi in "Finalmente Domenica" e pensai che per vitalità e fascino fosse un'attrice italiana! Anche lei fa parte di questo mondo, anche lei parla la lingua cinematografica: è stata perfetta! 

Come prepararsi per una sfida tanto grande? Fanny Ardant ha sorpreso tutti, smentendo di aver fatto ricerche a riguardo. Non ha nemmeno visto Transparent, la serie TV che per tematiche ed età della protagonista in qualche modo ricorda il film:

Se mi state chiedendo se sono andata in qualche night a incontrare trans per farmi raccontare le loro storie, la risposta è ovviamente no. Un aiuto molto importante mi è arrivato dal guardaroba scelto per me dal regista e da lì ho cominciato. Non mi servivano altro che i consigli di Nadir, che ogni tanto mi ricordava "tieni la voce più bassa, cammina in modo meno femminile!", il resto è venuto da sé.

Fanny Ardant si stimema i capelli durante la conferenza stampa di Lola PaterHDElisa Giudici
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Difficile che in un periodo così teso sulle questioni di genere il film non faccia parlare di sé in Francia, considerando quante persone andranno al cinema per ritrovare la divina di La Signora della Porta Accanto nei panni di un trans. Fanny Ardant ha tenuto testa ad alcuni dei più grandi registi di sempre; non basta qualche domanda pruriginosa per metterla all'angolo:

Io spero e credo che in tanti andranno al cinema per vedere la storia di un uomo che dopo molti anni di silenzio si riavvicina al figlio, o almeno tenta di farlo. Come essere umano penso che il punto sia che abbiamo una vita sola; tanto vale viverla come più ci piace. 

E lei, musa e compagna di un uomo che amava le donne e un gigante del cinema come François Truffaut, che vita si è scelta? La sua risposta è squisitamente cinematografica:

Per vivere faccio un mestiere che è solo in parte un lavoro. Sì, tutti i giorni mi alzo e mi ci dedico, ma ad ogni nuovo film vivo una rigenerazione, perché cambio letteralmente pelle. In Lola Pater sono diventata un uomo che diventa donna, in passato sono stata moglie e amante. In futuro chissà cosa diventerò. È una vita incredibilmente stimolante, dove ogni pochi mesi lavori con un regista diverso, che cambia il tuo modo di vivere e pensare. 

Fanny Ardant sul red carpet di Locarno 70

Anche sul red carpet serale tutti i flash sono per lei, che si presenta un po' in ritardo ma impeccabile. L'unica concessione al caldo soffocante della notte elvetica è lasciare scoperte le gambe, dalle ginocchia in giù. La diva di Truffaut ha optato per un abitino nero di stoffa leggera dalle maniche a sbuffo, addolcito da un colletto bianco. Al braccio una mini sack nera, ai piedi un paio di sandali con notevoli tacchi a spillo.

L'applauso che la accoglie sul palco è calorosissimo e il ringraziamento di Fanny Ardant arriva in un italiano caldo e suadente, come la sua persona. L'attrice francese si dice davvero entusiasta di essere a Locarno 70, ricordando la natura unica del festival elvetico, capace di portare in Piazza Grande pellicole dalla storia produttiva peculiare, che spesso nei grandi circuiti non arrivano nemmeno. Da donna di cinema, Fanny Ardant ringrazia di cuore gli amanti del cinema. 

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