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La svolta femminista di Elisabeth Moss

The West Wing, Mad Men, Top Of The Lake, The Handmaid’s Tale: è soprannominata la Regina della TV di qualità, ma Elisabeth Moss è anche qualcosa in più.

L'attrice Elisabeth Moss

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Elisabeth Moss ha appena collezionato l’ottava nomination ad un Emmy: stavolta è per il ruolo di Difred/June, la protagonista di The Handmaid’s Tale, lo show di Hulu (in Italia, su TimVision a fine settembre) che ha portato sul piccolo schermo il romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood, un libro che era un po’ caduto nel dimenticatoio finché circa un anno fa è rientrato in sordina nella lista dei bestseller in USA.

Nello stesso periodo, Elisabeth Moss iniziava la produzione di questa serie distopica - che descrive un mondo dove le donne sono alla completa mercé degli uomini -, un progetto nel quale ha creduto tantissimo fin da subito, al punto da ritornare sulla propria decisione di allontanarsi dalla TV per esplorare meglio il cinema... ma a una condizione: avrebbe accettato la parte solo se avesse potuto dire la sua anche come produttrice. E lo showrunner Bruce Miller ha acconsentito di buon grado, comprendendo fin dal primo istante che non si trattava di un semplice vezzo dell’attrice.

Il produttore esecutivo della serie Warren Littlefield, infatti, ricorda come i primissimi giorni di produzione avesse inviato materiale alla Moss, che all'epoca era impegnata sul set di Top Of The Lake in Australia, affinché lo visionasse.

Dopo pochi giorni mi sono arrivate queste analisi dettagliate. ‘Capisco benissimo questo, amo quest’altro, e che ne dite di una donna per la scenografia?’. Le ho detto ‘Ma tu dormi mai?’’, e lei ‘Beh, ho avuto un weekend di pausa’. ‘Sì’, le ho risposto, ‘ma potresti andare in palestra, magari fuori a cena… anche io ho lavorato sui set. Ma mangio, anche’. Lei era silenziosa, ed anche se eravamo al telefono capivo che sorrideva. ‘Questo è davvero importante per me’.

Elizabeth Moss in una scena di The Handmaid's TaleHDHulu
Elizabeth Moss interpreta Difred in The Handmaid's Tale, la serie di cui è anche produttrice.

Così la regina della TV di qualità (“Queen of Peak TV” è il nomignolo affibbiatole dai media) si è lanciata nel ruolo di produttrice, consigliando Reed Morano come regista dei primi episodi (avevano lavorato insieme nel 2015 per il film Meadowland), facendosi inviare il suo costume per decidere la giusta sfumatura di colore, e ha anche supervisionato i procedimenti di casting e marketing.

Ha quindi puntato moltissimo su un TV-drama difficile, scomodo, che la storia ha contribuito a rendere attualissimo. Ricordate quando più su vi avevamo detto del ritrovato successo del romanzo? Accadeva ben prima che si sapesse qualcosa di concreto sui dettagli di produzione, perciò all'epoca non era possibile che l’attesa per lo show targato Hulu avesse generato un tale interesse. Ciò che è successo ha a che fare infatti con le vicende politiche statunitensi: in un momento in cui la prospettiva di Trump come presidente era ancora vissuta più che altro come un ridicolo spauracchio, molte donne scendevano in piazza per far sentire la propria voce riguardo i loro diritti, e sono aumentate sempre più a cavallo delle elezioni. In quei mesi sono apparsi cortei di persone con indosso l’abito rosso scuro ed il copricapo bianco delle Ancelle immaginate dalla Atwood, e al momento del lancio della serie alcuni flashback nella scene rievocavano in maniera inquietante le immagini delle proteste per i diritti umani delle donne che avevano riempito le strade di Washington, Londra e molte altre città del mondo all’indomani dell’insediamento del quarantacinquesimo presidente americano.

Tutto ciò, combinato con i meriti dello show, si è riflesso su Elsabeth. La potente performance della sua protagonista, descritta come "da brividi" e "magnifica", ha catapultato la Moss sotto i riflettori come nessuna delle notevoli produzioni cui aveva partecipato prima era riuscita a fare, rendendola una portavoce di quegli stessi diritti per cui Difred e le altre Ancelle combattono. È un ruolo che l'attrice ha accettato con un po' di fatica.

È che non avevo idea che a qualcuno fregasse qualcosa di ciò che avevo da dire.

Elisabeth Moss in una scena di Mad MenHDAMC
Elisabeth Moss era incaricata di organizzare giochi e attività ricreative sul set di Mad Men

Il primo ruolo per Lizzie - è così che si fa chiamare - fu all'età di 6 anni, nella miniserie Lucky Chances di Jackie Collins, con Sandra Bullock: "Mi ricordo solo la scena in cui trovo il corpo [della Bullock] in piscina". A 10 anni era la bambina rapita in Crimini Immaginari con Harvey Keitel, più tardi ha interpretato Polly in Ragazze Interrotte. È quindi con il suo modo d'esprimersi colorito che commenta:

Quindi sì, non ho mai davvero fatto cose più leggere, nemmeno quando ero solo una c***o di bambina.

Seppure all'inizio la recitazione era solo qualcosa di collaterale alla danza, vera passione della piccola Elisabeth, quando a 17 anni la giovane tornò nella nativa Los Angeles, una volta appese le scarpette al chiodo, fece il provino per West Wing - Tutti gli Uomini del Presidente insieme ad Aaron Sorkin senza nemmeno rendersi conto di chi fosse ("Non sapevo chi c***o fosse nessuno lî"), e finì per ottenere la parte di Zoey Bartlett, la figlia del presidente; così nelle 7 stagioni della serie ebbe esperienza dirette di una delle migliori sceneggiature per la TV. Senza riprendere fiato, è seguita l'avventura in Mad Men, dove ha ricoperto il ruolo di Peggy Olson, quel personaggio che compie una parabola incredibile da segretaria strana a icona femminista, che ancora oggi campeggia nei meme custoditi anche dalla stessa Moss nel proprio telefono.

Nonostante l'amore della critica, Elisabeth Moss ha ancora difficoltà a racapezzarsi con lo status di persona famosa, e tendenzialmente sminuisce i traguardi raggiunti finora. Quando la giornalista dell'Hollywood Reporter le chiede della sua prima apparizione a Cannes lo scorso maggio, in cui il suo film indipendente The Square ha vinto la Palma d'oro e la seconda stagione di Top Of The Lake ha raccolto recensioni entusiaste, lei sposta la conversazione sull'atmosfera surreale della Croisette, che le sembra "la versione francese di un film di Fellini".

Elisabeth Moss al Festival de CannesHDREUTERS
Elisabeth Moss a Cannes per presentare il suo film The Square

Una tendenza che non sembra sul punto di esaurirsi, considerando che anche il futuro professionale della Moss è già ricco di altri "ottimi titoli": ha infatti acquisito i diritti di Fever, la cupa storia di Mary Mallon, anche conosciuta come Typhoid Mary, una cuoca americana di origini irlandesi identificata come la prima portatrice sana della febbre tifoide negli USA; produrrà e apparirà in un progetto di Sue Neagle per BBC America, è nel pieno di una serie di meeting con altre producer (tra cui Jenni Konner di Girls) per nuovi progetti, vuole mettere su una casa di produzione con altre collaboratrici, come ha fatto Reese Whiterspoon. Non solo colleghe donne nel prossimo futuro: è in cantiere il terzo film con Alex Ross Perry e si vocifera che forse Matthew Weiner (Mad Men) potrebbe contattarla per quella serie antologica sui Romanov che sta scrivendo.

Nel frattempo Bruce Miller (l'ideatore di The Handmaid's Tale) non ha altro che parole entusiaste per l'attrice e produttrice, il cui contributo è divenuto per lui imprescindibile.

Lizzie apporta qualcosa che non ottieni di solito dai produttori, e una volta che lo provi, non riesci più a farne a meno. È esperta di attori. Una gran parte del lavoro che ha svolto nella prima stagione è stato gestire il cast e tirar fuori da tutti ottime performance.

Non tutto è però andato sempre liscio, come durante la promozione della serie al Tribeca Film Festival lo scorso aprile, quando al giornalista che le aveva domandato se fossero state le tematiche femministe dello show ad attrarla ha risposto:

Onestamente, per me non è una storia femminista. È una storia umana perché i diritti delle donne sono diritti umani... Non ho mai avuto l'intenzione di interpretare Difred come una femminista.

Nel giro di pochi minuti Twitter si è scagliato contro questa sua riluttanza ad associarsi con il movimento femminista. L'esperienza ha fatto capire molto a Elizabeth Moss.

Mi era stata chiesta una domanda sul mio personaggio, ed io pensavo solo al mio personaggio ed allo show, non credevo che stessi parlando a nome del femminismo.

Elisabeth Moss e Margaret AtwoodHDNewsHour
Elisabeth Moss insieme all'autrice del romanzo Il Racconto dell'Ancella, da cui è tratta la serie The Handmaid's Tale

Nei mesi successivi si è abituata all'idea, anche se non è ancora del tutto a suo agio. "Se passi un anno a fare una cosa e ci pensi di continuo, leggi lo stesso libro a ripetizione e devi fare quelle scene, ti entra dentro, questa idea tipo 'che succede se non dico nulla' o 'che succede se non mi faccio sentire?'". L'attrice ha cominciato a fare donazioni per la ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili) e per i consultori Planned Parenthood (un'organizzazione non governativa che si occupa di assistenza sanitaria e legislativa per questioni di ambito sessuale a livello internazionale), ed inserisce sempre segni distintivi di queste organizzazioni nei suoi look da red carpet o nel suo feed di Instagram, senza il minimo timore di di alienarsi la simpatia di quella parte di pubblico che potrebbe non essere altrettanto a favore di tali cause.

Sono talmente tanto una fervida sostenitrice dei diritti delle donne, che non me ne frega davvero un c***o di chi non lo sia. Non ho bisogno che guardino la serie. Ad un certo punto, ci sono cose più importanti del tuo lavoro.

Ci aspettiamo dunque un outfit che faccia abbastanza scalpore per i prossimi Emmy, a settembre. "Ci sarà probabilmente qualche spilla o qualche fiocco", commenta al riguardo ridacchiando, "o magari indosserò solamente un fiocco davvero gigante dell'ACLU e tanto spray autoabbronzante!".

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