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Il Regno Unito contro gli stereotipi di genere nelle pubblicità

Il Regno Unito dice basta alle pubblicità in cui vengono usati anacronistici e offensivi stereotipi di genere in quanto, secondo l’ASA, sono ‘potenzialmente dannosi’.

Pubblicità sessista degli anni '50

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Il Regno Unito ha iniziato la sua lotta contro le pubblicità che sfruttano stereotipi di genere per promuovere i prodotti.

L’Advertising Standards Authority (ASA), ovvero l’organizzazione di autoregolamentazione dell’industria pubblicitaria del Regno Unito, ha deciso di stilare una serie di regole atte a limitare l’uso nelle campagne pubblicitarie di cliché offensivi per le donne o per gli uomini, basandosi su un recente rapporto dal titolo Rappresentazione, percezione e danno.

La motivazione di questa scelta di vietare il sessismo nelle pubblicità è legato al fatto che, secondo l’ASA, i messaggi da queste veicolati

Hanno conseguenze sugli individui, sull’economia e sulla società, anche se la pubblicità è solo uno dei tanti fattori che contribuisce alle discriminazioni basate sul genere, standard più rigidi possono svolgere un ruolo importante nel combattere le disuguaglianze.

Non è la prima volta che in Inghilterra viene sollevato il problema delle propagande di prodotti che discriminano soprattutto il gentil sesso; già nel 2016 il sindaco di Londra Sadiq Khan aveva vietato sui mezzi di trasporto della città cartelloni che potessero sminuire le donne, imponendo standard non realistici del corpo femminile.

La decisione di Khan, inoltre, è stata la conseguenza di una petizione che durante la sua campagna elettorale aveva raccolto 70mila firme.

A quanto pare, quindi, sono gli stessi cittadini a non voler vedere più pubblicizzate certe discriminazioni, e a dimostrazione di questo sono arrivate anche tantissime segnalazioni all’ASA per reclame come quella di Protein World, che promuoveva i suoi integratori attraverso una donna tonica e bellissima e la frase “Il tuo corpo da spiaggia è pronto?”, o come quella di GAP secondo la quale un bambino è destinato a diventare un genio, mentre il futuro di una femminuccia è quello di essere una reginetta dei social.

La pubblicità sessista di GAPGAP
La pubblicità sessista di GAPGAP

Le nuove regole dell’ASA verranno scritte dalla CAP, organizzazione inglese che si occupa di stilare codici di comportamento, e saranno pronte per il prossimo anno.

Intanto, però, è già chiaro dal rapporto che campagne pubblicitarie basate su qualsivoglia discriminazione di genere saranno bandite, che si tratti di uno spot che ha come protagonista una donna costretta a fare i lavori di casa, con una bambina a cui viene “pregiudicata” la possibilità di fare un mestiere “da maschio” o un uomo incapace di occuparsi della casa e dei figli.

Cosa ne pensate di questa decisione dell’ASA? Quali pubblicità in Italia dovrebbero, secondo voi, essere bandite perché discriminatorie? Parliamone insieme nei commenti!

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