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Intervista a Brie Larson: la mia Mason Weaver in Kong Skull Island è una donna forte

Dalle lezioni di fotografia alle risate con Tom Hiddleston sul set di Kong: Skull Island, il premio Oscar Brie Larson - la futura Captain Marvel - ci racconta il suo personaggio nel film che reinventa le origini del mitico gorilla.

Brie Larson e Tom Hiddleston in una scena di Kong: Skull Island

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Kong: Skull Island è la rivisitazione della storia originale del mitico King Kong, nella quale un gruppo di esploratori (tra i quali Tom Hiddleston, Brie LarsonSamuel L. Jackson e John Goodman) si avventura nei misteriosi meandri di un'isola sperduta nell'Oceano Pacifico, bellissima e popolata da creature incredibilmente pericolose: è il regno dello straordinario gorilla Kong. 

Disponibile per l'acquisto su tutte le piattaforme digitali dal 4 luglio, il film arriverà in Blu-Ray (e DVD, Blu-Ray 3D e 4k Ultra HD) il 13 luglio, arricchito di molti appetitosi contenuti speciali che vi permetteranno di scoprire i segreti della produzione, potendo scegliere tra i dietro le quinte quali Creating a King: Realizing an Icon, in cui si esplora la re-intepretazione di uno dei mostri più iconici della storia del cinema, oppure un breve documentario (On Location: Vietnam) in cui il regista Jordan Vogt-Roberts racconta gli scenari esotici del Vietnam, sfondo del rigoglioso regno di King Kong nel film. Le altre location mozzafiato raggiunte dalla megaproduzione vi saranno mostrate dal protagonista Tom Hiddleston nel contenuto a lui dedicato e intitolato The Intrepid Traveler, mentre la co-protagonista femminile Brie Larson offre la sua personale prospettiva sulla produzione in Through The Lens: Brie Larson's Photography.

La copertina del Blu-Ray di Kong: Skull IslandHDWarner Bros
Kong: Skull Island sarà disponibile in Blu-Ray, Blu-Ray 3d e 4k

Questa spettacolare reinvenzione di uno delle storie più iconiche di Hollywood segna anche la prima incursione di Brie Larson nel cinema mainstream, verso il quale è stata catapultata dopo la vittoria dell'Oscar come Miglior Attrice Protagonista per il bellissimo Room di Lenny Abrahamson, e presto la vedremo debuttare anche nell'universo cinematografico Marvel con il prossimo capitolo degli Avengers (nei cinema ad aprile 2018). Brie Larson è infatti stata scelta per interpretare Carol Danvers, prima nota nei fumetti come Ms. Marvel e che nel 2012 ha assunto l'identità più nota di Capitan Marvel. Ed è proprio con questo alias che nel marzo 2019 l'attrice tornerà sugli schermi in un film omonimo dedicato alla supereroina dalla forza e velocità sovrumane.

La carriera di Brie Larson è dunque lanciatissima e già segnata da importanti ruoli di donne affascinanti e volitive, per cui la scelta di impersonare Mason Weaver in Kong: Skull Island è stata assolutamente naturale, e la stessa attrice ha raccontato in un'intervista cosa l'ha attratta della parte, come ha costruito il personaggio e a cosa si deve l'innegabile sintonia con il collega Tom Hiddleston che ha incantato i media di tutto il mondo.

Quando ti è stato offerto il ruolo, cosa ti ha affascinato tanto da decidere di voler far parte di Kong: Skull Island?

Beh, c'è sempre da tenere in conto l'aspetto del film in generale e quello del personaggio in particolare. Per quanto riguarda il film, ho percepito la storia come un'allegoria sul modo in cui trattiamo la natura, sul valore che diamo ad essa ed agli altri esseri umani. Si parla poi di guerra e della componente animale in ciascuno di noi, dalla quale ci siamo allontanati così tanto che sentiamo il bisogno di sopraffarla in qualche modo. Inoltre è un film fortemente visuale e tattile: ad eccezione delle scene in cui è evidente l'uso della CGI, non c'è un massiccio ricorso alla computer grafica. Abbiamo girato in molte location sparse per il mondo per catturare le bellezza incontaminata di questo pianeta. Credo rappresenti un solido argomento a favore della protezione di certi ambienti... la natura non può parlare, quindi abbiamo l'obbligo di ascoltarla come meglio possiamo.
Dal punto di vista personale mi piace vedere sempre più donne che si sporcano le mani ed esprimono se stesse, il loro essere donna, cosa che non vedo accadere spesso al cinema. Sembra che i personaggi femminili possano tradursi solo nelle più del gruppo o le più arrendevoli. Ma secondo me le cose sono più complicate di così. Il mio punto di riferimento rimane la Principessa Leia di Star Wars. Lei è intelligente e bellissima, è una donna dall'atteggiamento misurato ma non si lascia incantare da nessuno. Quindi vedersi offerta la parte di una protagonista forte e complessa in una produzione molto più grande di tutte quelle indipendenti cui ho partecipato finora, e che sarà vista da molte più persone, è davvero emozionante.

Brie Larson in una scena di Kong: Skull IslandHDWarner
Mason Weaver, la fotoreporter che accompagna il gruppo di esploratori a Skull Island.

Volevo dare una voce forte a questa donna che lavora in un mondo di uomini e mostrare un modo di essere leader che non significasse comportarsi da uomo, eppure fosse comunque efficace e potente. È stata quella la parte davvero divertente del mio lavoro, ho trovato molto interessante calarmi nella parte e pensare "Quanto devo alzare la voce? In che modo posso comunicare efficacemente con la mia sola presenza?".

Cosa ci puoi dire ancora di Mason Weaver, quali sono le caratteristiche del personaggio che ti hanno colpito di più?

Weaver è un gran personaggio. È una fotografa di guerra ma si considera un "fotografa contro la guerra" e questo le ha causato problemi, perché non ci sono molte testate cui interessa documentare il lato oscuro del conflitto in Vietnam. Il ruolo mi è sembrato un'occasione per tributare la dovuta ammirazione alle donne che hanno fatto e continuano a fare questo lavoro.
Un altro aspetto interessante di Weaver è che lei ha questa reputazione di donna indomita pronta a far tutto quello che serve per rivelare la verità, ma parla per immagini, non con la sua voce. In quanto fotoreporter, non sei mai tu a scegliere le parole con cui accompagnare le foto. Una volta scattate, devi consegnarle a qualcun altro che le interpreti. Quando leggevo il copione, mi sembrava che ci fosse questa parte di lei che si sentiva incompresa... lei scatta le foto con un'intenzione, ma i media e il governo ne distorcono il significato. Perciò quando la incontriamo nel film, lei sta iniziando a capire che una foto non può cambiare il mondo, e che immortalare qualcosa di terribile non è lo stesso che far qualcosa al riguardo.

Avevi già qualche nozione di fotografia o l'hai acquisita in preparazione per la parte?

Quando avevo circa 17 anni, mi iscrissi ad un magnifico corso di fotografia per i liceali tenuto alla CalArts (California Institute of the Arts), ed è stato uno dei periodo più belli della mia vita. Scattavamo foto in bianco e nero e le sviluppavamo da soli. Ti presentavi lì e loro ti davano tutti i rullini che riuscivi a portarti via, e poi passavi tutte quelle ore nella camera oscura. È un momento così delicato quello in cui prendi la pellicola e devi assicurarti di provocare le reazioni chimiche giuste per svilupparla adeguatamente. Sono nate grandi amicizie quando stavo seduta nella camera oscura, perché al buio non vedi gli altri e riesci ad aprirti davvero.

Brie Larson e Tom Hiddleston in una scena di Kong: Skull IslandHDWarner Bros
Mason Weaver è una fotografa di guerra che si definisce contraria alla guerra.

Quindi sì, avevo l'infarinatura necessaria per capire la parte. Non sai mai quali competenze ti torneranno utili nella vita, e questa è stata un'ottima occasione per riprendere in mano la fotografia. Ho scattato mille foto sul set ed ho iniziato a vedere il mondo attraverso gli occhi di Weaver. Quando cominci a vedere le persone attraverso l'obiettivo ti sembrano diverse, perché cogli ogni piccola sfumatura delle loro espressioni. Ed una delle cose davvero divertenti che ho fatto è stato scattare foto delle nostre controfigure, lavorando assieme a loro per assicurarmi che si rilassassero un po' di fronte all'obiettivo. Quello che vuoi è catturare il momento giusto... non quando sorridono, ma quegli istanti nel mezzo.

Weaver trova in Conrad, il personaggio interpretato da Tom Hiddleston, uno spirito affine. Tom ha detto che fin dalla prima lettura del copione voi due avete avuto un'immediata sintonia. È vero?

Assolutamente, e non succede sempre, ecco a cosa servono quei momenti. Incontrare qualcuno per la prima volta e fare improvvisazione insieme può essere un po' come quando dei cuccioli giocano insieme... devi arrivare a sentirti davvero a tuo agio con l'altro prima di poter giocare. Ma siamo entrambi delle persone talmente aperte e così concentrate su ciò che stiamo facendo che è stato incredibile fin dal primo istante. Credo che Tom sia un attore magnifico. Ha una preparazione classica solidissima eppure è sempre pronto a gettarla dalla finestra. C'era questa battuta che è andata avanti per tutte le riprese e ci faceva sempre morire dalle risate...

Devi dirci di che si tratta....!

Oh no! [ride] Beh... si tratta di un film parallelo: 'Kid Kong'. È su Kong da piccolo. Secondo me avrebbe successo [ride].

Una foto di Brie Larson e Tom HiddlestonHDGetty/ Todd Williamson
C'era questa battuta che è andata avanti per tutte le riprese e ci faceva sempre morire dalle risate...

Parlando di Kong: che effetto ha su Weaver l'incontro con lo straordinario Kong e che rapporto hanno nel film?

Hanno un rapporto molto speciale. Kong è l'essere più grande dell'isola, ma non sceglie mai di usare questo suo potere in maniera da ferirla. Credo che ciò sia fondamentale per Weaver. La ascoltiamo parlare del Pulitzer che vincerà per le foto, ma si rende conto molto velocemente che nell'isola c'è qualcosa di importante e prezioso, di valore infinitamente più grande di qualsiasi premio o delle insidie della vita americana. Sente di dover fare qualsiasi cosa in suo potere per assicurarsi che sia protetto. Credo che questo sia il motivo di quella sorta di comprensione reciproca tra lei e il gorilla.
Ciò che amo della storia di King Kong è che lui è una forza della natura - lui è la natura - e noi cerchiamo di dominarlo. Ma non importa quanto strenuamente ci proviamo, la natura vince sempre. Questo fa parte dell'iconografia classica di Kong, ma nel nostro film vediamo che la donna ci arriva da una prospettiva diversa. Waver dice: "Non possiamo dominarlo. Dobbiamo rispettarlo e lavorare assieme". Capisce di avere una chance di fare la differenza, e non di ottenere qualcosa solo per sé.

È questo suo percorso personale che ti ha affascinato?

In ognuno dei film che ho fatto negli ultimi anni è sempre questo che mi attira, un personaggio alla ricerca di qualcosa più grande di lei. Non è la semplice nozione di volere qualcosa per ragioni egoistiche, è la realizzazione che abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Questi personaggi incontrano tutti la stessa cosa a Skull Island, ma reagiscono in maniera opposta, dal voler dominare al sentire una connessione e provare empatia. Impariamo così tanto gli uni dagli altri. Credo che per questo siamo arrivati così lontano come esseri umani.
Per me la bellezza della storia risiede lì: in fondo, parla di persone con convinzioni profonde e contrastanti sul chi siamo e quale sia il nostro posto nella natura, e sottolinea l'importanza del tentare di comunicare tra di noi... e ciò è fortemente attuale in questo momento storico. Credo la nostra più grande risorsa sia l'essere animali sociali.

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