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La mia ultima estate, recensione del romanzo di Anne Freytag

Tessa sa che morirà, ma con Oskar vuole trovare la voglia di vivere: ecco la recensione de La mia ultima estate.

Mappa de La mia ultima estate

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Morire è inevitabile, ma a diciassette anni è improponibile.

A Tessa non rimane molto tempo per apprezzare la vita in tutte le sue crudeli sfaccettature, anche se in realtà è riuscita ad assaporarne soltanto quella peggiore: il controllo, quando si tratta del corpo umano, non è certamente nostro.

La mia ultima estate è la storia agrodolce di Anne Freytag, un romanzo Young Adult pubblicato in Italia da Leggereditore che affronta la morte di petto, di lato, di spalle. La morte è l’immancabile protagonista scomoda, quella appiattata nell’angolo pronta a balzarti alla gola, quella che scombina ogni programma perfetto, quella che alla fine vince.

Voleva che fossi felice, ma io preferivo essere straordinaria.

Copertina di La mia ultima estate, romanzo di Anne Freytag
La mia ultima estate, il romanzo di Anne Freytag pubblicato da Leggereditore

Tessa è una ragazza che ama la perfezione. Non ha mai baciato un ragazzo, perché non è mai arrivato quello giusto. Non ha mai saltato la scuola, altrimenti avrebbe intaccato la media da secchiona. Non si è mai concessa un’avventura, perché è sempre stata una persona che ragiona di testa e non di pancia. Tessa non è mai stata innamorata, perché pensava di avere più tempo.

Ma il tempo è tutto ciò che lei non ha. Una malattia cardiaca la porterà via e Tessa ha soltanto qualche settimana a disposizione per fare pace con il mondo, con la famiglia e con se stessa.

Una ragazza di diciassette anni non va di corsa. Si pensa che lo faccia, ma in realtà non è così. A diciassette anni credi di avere tutto il mondo sotto la scarpa, credi che ogni porta sia pronta per essere aperta dalla tua mano, credi che con gli giusti sforzi forse un giorno troverai il tuo posto, avrai il ragazzo che ami, il lavoro dei sogni.

Anche Tessa lo credeva. Credeva che sarebbe andata a Oxford, che si sarebbe innamorata e avrebbe sposato l’uomo che le aveva rubato per la prima volta il cuore. Credeva che avrebbe reso fieri i suoi genitori con la laurea appesa al muro e che, guardandosi allo specchio un giorno, si sarebbe sentita realizzata.

La vita non è definita dai momenti in cui respiri, ma da quelli che il respiro te lo tolgono.

Ma la vita è meschina, perché ti colpisce sempre dietro le ginocchia e d’improvviso ti ritrovi per terra, con le mani graffiate dall’asfalto e il fiato mozzato nel petto senza la minima idea di come o quando sia successo. Ma soprattutto: ce la farai a rialzarti?

La mia ultima estate è un romanzo singolare. Certo, appartiene alla categoria dello Young Adult e come protagonista ha un’adolescente malata, e soltanto per questo non dovrebbe avere nulla d’eclatante dato il passato successo di romanzi come Colpa delle stelle oppure il più recente Noi siamo tutto.

Ma ciò che rende singolare questo romanzo è la palpabile agonia. Il particolare della narrazione in prima persona ha enfatizzato questa sensazione - a tratti soffocante - che è capace di mozzare qualunque pensiero al di fuori di esso.

Tessa parla della morte come una parte di sé, ma in realtà è la morte a parlarci di Tessa. Tutto ciò che Tessa fa è dato dal fatto che presto morirà. Ogni sorriso, ogni pianto, ogni grido, ogni respiro è dato dalla terribile conseguenza che presto o tardi il suo orologio si fermerà e non avrà più occasione per farlo.

Credo di non essere mai stata guardata per davvero. Mai in questo modo. Non mi guarda soltanto. Oskar mi vede.

La mia ultima estate è un treno ad alta velocità: per acciuffare gli avvenimenti, bisogna rincorrere la storia lungo i binari. Tessa s’innamora di Oskar subito, il suo è un vero e proprio colpo di fulmine tipico dei romanzi d’amore teen. Eppure l’effetto è reciproco. Il loro amore scoppia d’improvviso da una pagina all’altra e il martello che pende sulla loro clessidra rende ogni momento amaro e malinconico. Anche Tessa in fondo già lo sa: ciò che stanno vivendo un secondo prima, è già diventato ricordo quello dopo.

La scrittura scivola veloce, i pensieri di Tessa sono talvolta asfissianti per quanto siano intensi, ma la vera storia di Tessa inizia a metà libro. Il percorso zigzagato per arrivarci è stato costellato di scontri rudi in famiglia, permettendo di fare luce su chi è sempre stata Tessa. Una mamma costretta a mentirle per tutta la vita, affinché sua figlia riuscisse a godersi ogni giorno senza pensare che sarebbe potuto essere l’ultimo; un padre risucchiato dal lavoro e una sorella fredda e aggressiva: questa è la famiglia di Tessa.

Larissa, la sorella minore, viene dipinta per quasi tutto il libro come un mostro a tre teste, una ragazzina ribelle che poco sembra fregarsene del fatto che sua sorella stia per morire. I tratti di Larissa, forse fin troppo accentuati, si smorzano – guarda caso – a partire dalla metà del libro. 

Abbiamo tutti due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una.

La mia ultima estate potrebbe essere suddivisa esattamente così: un prequel in cui si spiega a grandi linee il risentimento di Tessa contro i genitori per averle mentito tutta la vita e contro Larissa che se ne infischia della sua malattia. E infine del suo grande, incontrastato e primo amore: Oskar.

Il viaggio di Tessa e Oskar non è soltanto fisico, ma è mentale, spirituale, concettuale. Tessa riscopre una parte di sé che non credeva di poter possedere al fianco di Oskar, così come Oskar impara ad esorcizzare i propri demoni del passato sotto il cielo stellato d’Italia.

Sicuramente non ho idea di molte cose, ma una cosa l’ho imparata. Da te e dalla vita: l’amore è sufficiente. E io sono stata amata.

Il romanzo di Anne Freytag è un romanzo singolare, forse perché non tutti sono in grado di digerirlo, perché entrare in contatto con qualcosa di inevitabile e ingestibile come la morte, diventa un marchio a fuoco nel cervello che ci mette un po’ ad andar via.

Tessa ha iniziato il suo percorso lasciandosi morire un poco alla volta e l’ha terminato ruggendo come un leone sul tetto del mondo. Perché in fondo la vita va vissuta così: a piccole, ma grandi, dosi.

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