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Co-sleeping e bed-sharing: come condividere il sonno col neonato

Dormire nello stesso letto con il neonato è una pratica sempre più diffusa: molti sono i benefici, ma bisogna farlo in totale sicurezza. Ecco i consigli degli esperti.

Mamma, papà e neonato sotto le coperte

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Il tema del sonno dei neonati è assai discusso e controverso. Per semplificare, individuiamo due diverse correnti di pensiero: una basata sul distacco, l’altra sul contatto. La prima vuole che il neonato dorma da subito nella sua culla, certe volte anche già nella sua cameretta. La seconda, in totale opposizione, promuove il sonno condiviso, detto anche co-sleeping. È di questo secondo approccio che oggi vogliamo parlarvi.

Prima, però, è importante fare una premessa. Come vedrete, persino pediatri e neonatologi hanno opinioni diametralmente opposte sul tema, quindi il nostro pensiero è che ogni mamma e ogni papà sappiano che cosa è meglio per il loro bambino. Non c’è una scelta giusta per forza, ma diverse soluzioni da sperimentare per trovare il proprio benessere sia come famiglia sia come coppia.

I benefici del sonno condiviso

Coppia con neonato nel lettoneHD

I prime nove mesi di vita del neonato sono definiti con il termine esogestazione. Dopo aver trascorso nove mesi nella pancia della mamma, il bambino viene catapultato in un mondo completamente nuovo, dove sperimenta emozioni e sensazioni mai provate prima, una fra tutte: il distacco. Nei primi nove mesi fuori dalla pancia della mamma il neonato avrà quindi bisogno di contatto, di vicinanza fisica come forma di consolazione e per darsi sicurezza.

Su questa premessa si fonda l’idea del co-sleeping (condividere il sonno nella stessa stanza ma su superfici diverse) e del bed-sharing (dormire tutti nello stesso letto). Di notte, quando il bambino si sveglia, avere accanto la mamma e il papà è per lui fonte di serenità: non è da solo, al buio, ma circondato dai corpi di chi sta con lui durante il giorno, dal loro odore e calore. Questo favorirebbe l’instaurarsi di un forte legame d’attaccamento, non inteso come dipendenza patologica, ma come fiducia nella presenza di mamma e papà. Paradossalmente, pare che i bambini tenuti a contatto nei primi mesi di vita sviluppino poi una forte indipendenza, perché consapevoli di avere un nucleo affettivo a cui fare ritorno nel momento del bisogno.

Secondo l’antropologo James McKenna sono almeno 5 i motivi per praticare il bed-sharing:

  1. Favorisce l’allattamento al seno. Il bambino si sveglia più volte a notte e la mamma lo attacca di più, andando così a stimolare la produzione di latte. Inoltre il contatto fisico stimola la produzione di ossitocina, l’ormone che favorisce la produzione di latte. Diversi studi lo dimostrano: per esempio in America, tra il 2011 e il 2014, sono state esaminate 3218 neomamme e, quelle di loro che praticavano il sonno condiviso, tendevano ad allattare di più in modo esclusivo.
  2. I neonati piangono meno. Nonostante i risvegli siano maggiori, questi sono meno traumatici: il neonato, quando apre gli occhi, si accorge di non essere solo, e questo lo conforta.
  3. Regola la respirazione. Il respiro della mamma e del papà svolge la funzione di metronomo: ricorda al neonato di respirare e dà il ritmo giusto.
  4. Regolarizza il battito cardiaco, secondo lo stesso principio valido per il respiro.
  5. Favorisce la regolazione della temperatura corporea grazie al contatto con il corpo della mamma.

Bed-sharing e SIDS

Famiglia che dorme nel lettoneHD

Sul tema ci sono pareri contrastanti: alcuni studiosi sostengono che il letto condiviso aumenti il rischio di Sindrome da morte in culla, altri affermano il contrario, ossia che mettere il bambino nella propria camera sia una causa altrettanto forte di SIDS. Il tema, come già detto, è molto sentito e non sembra esserci un’unica teoria a cui affidarsi. Valgono quindi il buon senso e l’attenzione. L’UNICEF ha stilato alcune linee guida sul sonno condiviso che vi invitiamo a leggere attentamente se decidete di condividere il letto con un neonato.

In generale, il bed-sharing è da evitare se:

  • uno o entrambi i genitori sono obesi
  • uno o entrambi i genitori fumano
  • uno o entrambi i genitori fa uso di alcool e droghe
  • nel letto ci sono già un fratellino o una sorellina
  • avete animali domestici che dormono nel letto con voi
  • il neonato è nato prematuro
  • la mamma non allatta al seno

Inoltre, il letto va messo in sicurezza:

  • in materasso deve essere duro
  • non ci devono essere piumoni o coperte pesanti
  • gli spazi vuoti tra il materasso e la struttura del letto vanno chiusi per evitare che il bambino, rotolando, ci si incastri
  • la stanza deve avere una temperatura di circa 18-20°

In generale, poi, mai condividere il sonno su divani o poltrone, che sono troppo morbidi e spesso il genitore che vi si assopisce ha un sonno più pesante che nel letto, di notte.

Un modo per condividere il sonno in sicurezza è utilizzare il side-bed, ovvero un lettino che si aggancia alla struttura del letto, aperto sul lato verso la mamma: qui il neonato può dormire in sicurezza perché ha un’area a sé dedicata, ma al contempo la mamma è lì accanto a lui.

Chicco Culla Next 2 Me

Come già detto, non c’è una soluzione giusta in assoluto: ogni famiglia trova quella che meglio si adatta a sé, tenendo conto che qualunque sia la vostra decisione deve essere condivisa da entrambi, perché il tema del sonno è estremamente importante e delicato.

Voi come dormite? Tutti insieme nel lettone o ognuno nella sua camera? Condividete con noi le vostre esperienze!

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