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Paolo Villaggio: congiuntivi, Megaditte e nuvole del ragionier Fantozzi

È morto Paolo Villaggio, grande icona della comicità italiana. Diede vita al celebre personaggio del ragionier Ugo Fantozzi.

Paolo Villaggio in una scena del primo Fantozzi

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"Gatto Silvestro somiglia a Fantozzi. Io ne ho copiato l'idea e la meccanica, e intorno ho costruito tutto il resto". La creatura più celebre di Paolo Villaggio, se ci pensate bene, possiede le peculiarità di un personaggio da cartoon: il ragioniere più famoso d'Italia, quasi fosse di gomma, cade e si rialza dopo voli tremendi, controllando puntualmente che l'orologio da polso funzioni.

Ma quella dell'attore morto oggi 3 luglio 2017 all'età di 84 anni è una maschera tragicomica di gran lunga più strutturata e complessa rispetto ad un cartone animato: nel corso degli anni ha deformato vizi, debolezze e virtù degli italiani, fotografando in maniera lucida e spietata la società consumistica.

GIF di Fantozzi

La Megaditta come universo tragico

Mediocre e vigliacco, il ragionier Fantozzi ha trascorso una vita intera nel sottoscala della Megaditta, l'azienda gestita da loschi figuri quali il duca conte Semenzara o il megadirettore galattico, sempre riuniti nel Gran Consiglio dei 10 assenti. Attorno a Fantozzi, chiamato Fantocci dai colleghi o addirittura Bambocci dai superiori, un caleidoscopio di personaggi bizzarri e indimenticabili: dalla signorina Silvani al viscido geometra Calboni, senza dimenticare l'occhialuto ragioniere Filini, organizzatore di tragiche gite aziendali.

Paolo Villaggio - che ha esasperato nei libri e al cinema la propria avventura professionale all'Italsider - ha raccontato in maniera esilarante, surreale e stralunata le peripezie dell'italiano medio degli anni '70 e '80: l'orrenda settimana bianca, la nuvola da impiegato, le code infernali dei vacanzieri, la competizione snervante. Episodi e stratagemmi che l'attore genovese ha utilizzato per attaccare ferocemente la "cultura del sembiante" e i dettami della società americana, votata al consumismo più sfrenato. Conta l'apparire. Ecco spiegato il motivo della pianta di ficus, della poltrona in pelle umana, del naif jugoslavo alla parete: tutti simboli del potere da cui Fantozzi (e l'italiano borghese pure) è ossessionato, ne ha paura. 

Paolo Villaggio è stato il ragionier Ugo FantozziHD

A suo modo e al costo di un biglietto cinematografico (o nella gratuità di un passaggio televisivo), Fantozzi è stato un grande terapeuta. Come raccontato dallo stesso attore in un'intervista a Mario Sesti, "ha liberato gli italiani dal timore di essere isolati in un certo tipo di incapacità a vivere e ad essere felici". Il ragioniere ha vissuto tragicamente esperienze in teoria piacevoli quali gite o pratiche sportive. Il popolo del Bel Paese si è riconosciuto in queste disavventure e ne è nata una profonda gratitudine, la consapevolezza di non essere più soli a vivere un "dramma", arrivando addirittura a riderci su.

Sul piano sociologico Villaggio è stato formidabile nel manifestare attraverso personaggi e avventure grottesche alcune incongruenze tipiche della nostra penisola. Ha lasciato, poi, un segno indelebile nel linguaggio: dall'aggettivo "fantozziano", comunemente utilizzato nei dizionari, a tutta una serie di espressioni quali "mutande ascellari", "come è umano lei!", "ufficio sinistri", "organizzazione Filini" e "nuvola da impiegato". Per non parlare poi dello storpiamento dei congiuntivi, su cui Villaggio ha costruito gran parte della propria fortuna, criticando ferocemente un malcostume nostrano, quello di atteggiarsi a prof. pur barcollando nell'ignoranza: nascono da qui i vari "venghi ragioniere", "mi facci la cortesia", "se ne eschi", "vadi".

Fantozzi, belva umana in famiglia

La popolarità di Fantozzi si deve (anche) alla natura intima delle sventure narrate: servile e pecora con gli altri, la creatura di Villaggio si trasformava dentro casa, tiranneggiando sia con la moglie dai capelli color topo - la Pina - che con la figlia che somiglia a una scimmia, Mariangela.

Fantozzi tra le mura di casa ha fatto sempre il leone, dettando condizioni durante le partite di calcio in tv e monopolizzando l'uso del telecomando. A quanti italiani, guardandolo, non è sembrato di guardarsi allo specchio in questi anni?

Con Paolo Villaggio muore quindi una delle più grande maschere italiane della comicità (assieme a Totò e Alberto Sordi). Un attore poliedrico che ha dato vita al primo vero supereroe italiano: indistruttibile, immortale, mitico, con quel posto fisso in azienda che ieri era visto come noioso e che oggi appare quasi come una chimera. Villaggio non è stato solo Fantozzi, ma con esso ha conquistato l'immaginario collettivo come nessuno mai.

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