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Le mamme ribelli non hanno paura, recensione del romanzo d’esordio di Giada Sundas

Le mamme sono ribelli? Hanno paura? Giada Sundas è una mamma, è ribelle e (forse) non ha più così tanta paura.

Copertina di Le mamme ribelli non hanno paura

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Quando arriva un bambino, la vita di una mamma non cambia: parte completamente da capo. Essere mamma è un viaggio fatto di costanti crescite, una continua evoluzione che il più delle volte porta a sbattere il muso contro momenti di difficoltà, dolore e tristezza, ma che si riscatta in quegli sporadici sprazzi di gioia che rendono tutto il dolore, tutta la tristezza, tutte le difficoltà, un effetto collaterale della felicità.

Le mamme ribelli non hanno paura è il romanzo d’esordio di Giada Sundas, una ragazza come tante che ha voluto affrontare il mondo a colpi di penna e, di conseguenza, ha lasciato la sua impronta d’inchiostro raccontando cosa significa oggi essere una mamma.

Sei nata da un grande amore, Mya, così grande da sentirlo scricchiolare sotto le scarpe a ogni passo, così grande da sottrarci un pezzo di anima a ogni respiro, così grande da farci decidere di scindere le nostre parti migliori e regalare alla terra un nuovo pezzo di noi, te.

Copertina di Le mamme ribelli non hanno paura
Le mamme ribelli non hanno paura, il romanzo d'esordio di Giada Sundas

Giada Sundas ha confezionato un diario di ricordi per la sua bambina Mya, intrappolando tra le pagine momenti di una vita prima, durante e dopo il parto. Aneddoti di quotidianità hanno contraddistinto questa lettura veloce, intensa e intima, così intima da avere l’impressione di viverle sul serio quelle scene al supermercato, al centro commerciale o semplicemente sul divano di casa insieme a loro. Ma, soprattutto, il romanzo della Sundas vuole essere un salvagente per quelle mamme che ogni giorno continuano a mettere in dubbio le proprie capacità.

Diciamolo che è dura, che la maternità ti investe senza preavviso, perché lo sapevi che stavi per avere un bambino, ma un giorno non sei madre e quello dopo sì e non hai il tempo di capire come funziona.

Essere mamme significa creare un nuovo mondo. Prima di un bambino, l’incoscienza è ciò che prende il sopravvento nella maggior parte delle persone. Dopo un bambino, quell’incoscienza non può esserci più, perché andrebbe travasata direttamente nella vita di quella creatura di cui tu sei diventato improvvisamente responsabile: il suo punto nell'universo.

Ti ho voluto insegnare a non accettare la perdita se c’è una soluzione, a provarci, a impegnarti per qualcosa di importante. Alle perdite, quelle vere, decisi di pensarci più avanti, perché per quelle non c’è preparazione che tenga.

E, nonostante i manuali, nonostante i blog, nonostante le guide e i pareri medici, la verità è che nessuno può insegnarti come si faccia la mamma. La bellezza sta nell’impararlo da sola e farlo, consapevole che bisogna sbagliare per imparare davvero.

La bellezza di Le mamme ribelli non hanno paura sta nel modo in cui la scrittrice decide di approcciarsi al pubblico. La narrazione è impostata come un diario, poiché la Sundas narra direttamente a sua figlia, la piccola Mya, ciò che è avvenuto ancor prima che lei fosse venuta al mondo. La lingua tagliente della narratrice va unita a sproloqui frizzanti e battibecchi coniugali così fluidi da sembrare di averceli davanti al naso.

«Ma io non lo voglio il cesareo. Non può uscire in retro?»
«A lei piacerebbe venire al mondo di culo?»
«Dipende da chi c’è dietro ad aspettarmi».

La scrittura forbita, ricca di riferimenti alla cultura popolare e alla vita quotidiana, quella vera, vissuta tra gli scaffali del supermercato o tra le ricette di cucina, aiutano a costruire un’atmosfera frizzantina in cui è facile perdersi.

La vera bellezza di questo libro sta nel fatto che, per quanto possa apparire romanzato e talvolta finto, ciò che prende il sopravvento è la realtà. Scorci della vita di tutti i giorni sono quelli che riempiono pagine e pagine di pensieri, gaffe, azioni controproducenti, errori su errori che il più delle volte fanno credere che essere mamma sia il lavoro più fallimentare di tutti. Invece è lì che si riscatta, perché è proprio sbagliando che si diventa migliori.

Mi sono accorta che gli insegnamenti più significativi te li ho trasmessi mentre non ti stavo insegnando nulla, perché per fare il genitore non bisogna fare, bisogna essere.

E bisogna esserci. La mamma è quella figura predominante che intacca la nostra vita in punta di piedi, quella figura che, anche quando non c’è, è capace di lasciare il segno. Giada Sundas con questo romanzo d’esordio, pubblicato da Garzanti Editore, ha voluto affrontare con il mento alzato l’avventura della maternità, evidenziando come talvolta sia più facile additare qualcuno anziché porgergli il braccio per aiutarlo.

Essere madri non è una gara, nessuno vi aspetterà al traguardo per darvi una medaglia, anzi il più delle volte quello che si riceverà in cambio saranno soltanto secchiate di fango. E a darvele saranno proprio i vostri figli. Essere madri significa avere il coraggio di mettere al mondo una creatura e poterla guidare per tutta la vita, anche quando saranno capaci di andare per la propria strada e rifiuteranno il vostro aiuto, perché in fondo lo sapete che non è vero. Ne avranno sempre bisogno. 

Dev’essere dura essere padre, mentre con un braccio si culla un neonato e con l’altro una mamma stanca.

Quello che appare essere un inno alla femminilità, in realtà nasconde una nota di lode per quell’uomo che forse è alle fondamenta di tutto: il papà, quella figura che appare marginale soltanto perché svolge il lavoro sottobanco.

Ciò che fa Giada Sundas è rendere il suo amore eterno tra le pagine di un libro che di qui a cinquant’anni potrà capitare nelle mani di una nipote o di un qualsiasi sconosciuto, che avrà l’occasione di assaporare quanto amore c’era tra quei due ragazzi che un giorno divennero improvvisamente genitori e insieme costruirono un nuovo mondo.

Giada Sundas è una mamma ribelle, perché essere mamma non deve essere una vergogna né tantomeno una condanna. Essere mamma è una sfida, una maratona infinita correndo sui tacchi a spillo, una dieta di sedano e carotine sette giorni su sette. Ma essere mamma è anche una vittoria, sfilarsi le scarpe e camminare a piedi nudi dopo aver superato il traguardo, mangiare la torta al cioccolato più calorica di tutta la pasticceria la domenica pomeriggio. Essere mamma vuol dire essere donne ribelli.

Dopo la deliziosa lettura, abbiamo intervistato la scrittrice Giada Sundas:

FoxLife: Quando e come è nata l’idea de Le mamme ribelli non hanno paura?

Giada Sundas: Le mamme ribelli non hanno paura è nato per caso, da solo, come un fungo. Circa un anno e mezzo fa ho iniziato a raccontare la mia vita da mamma su Facebook in modo privato sul mio profilo personale. Avevo pochi amici, circa trecento, che divertiti e incuriositi mi hanno chiesto di poter condividere i miei testi. Così, nel giro di un anno, i miei post sono diventati virali e hanno attirato l’attenzione dell’editoria italiana.

FL: Riesci a immaginare tua figlia leggere questo libro?

GS: Assolutamente no. Lo dico anche nell’introduzione del libro: io conosco la bambina che è, ma non la donna che sarà. Le ho raccontato la nostra storia come se la raccontassi a una sconosciuta.

FL: Quando hai capito di voler essere una scrittrice?

GS: Da pochissimo, in realtà. Credevo di essere una di quelle persone che se la cavano bene con la penna, niente di che, una come tante. Non ho mai avuto questa ambizione, convinta di non essere abbastanza. Da quando è uscito il mio libro sono stata trascinata e intrappolata in un mulinello di affetto e gratitudine da parte dei lettori che ho pensato: sì, è questo che voglio fare nella vita.

FL: Il momento più bello e più brutto della maternità fino a oggi?

GS: Il momento più bello è stato quando mia figlia mi ha rivolto il primo sorriso, nel momento più difficile della mia vita. Quello più brutto è stato quando, per sbaglio, si è chiusa in macchina lasciandomi fuori.

FL: Stai già lavorando a un nuovo libro?

GS: Tantissime idee si stanno spintonando nella mia testa, ma ancora non c’è niente di concreto.

FL: Qual è il tuo consiglio per quelle mamme un po’ ribelli come te?

GS: Non abbiate paura di dire la verità. Siate sincere riguardo ai vostri sentimenti materni, soprattutto quando sono negativi, è davvero necessario rompere i muri degli stereotipi. Essere Mamme ribelli vuol dire essere donne libere.

E le mamme, in fondo, sono davvero ribelli.

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