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Eppure cadiamo felici, recensione del romanzo d’esordio di Enrico Galiano

Un’adolescente alla scoperta dell’amore si ritrova dinanzi un bivio: l’amore è luce o è buio? Enrico Galiano, docente di lettere, si cimenta nel suo primo romanzo: Eppure cadiamo felici.

Eppure cadiamo felici

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Wenn ein glückliches fällt. Una frase tedesca che, se si potesse, verrebbe tradotta in italiano con qualcosa simile a “quando la felicità è qualcosa che cade”. Gioia Spada s’imprime questa frase ogni giorno sulla pelle, assaggiando le rotondità delle lettere e la freschezza dell’inchiostro, affinché il suo significato non svanisca.

Eppure cadiamo felici è il romanzo d’esordio di Enrico Galiano. Insegnante di lettere e autore della webserie Cose da prof che ha spopolato tra i social, lo scrittore di Eppure cadiamo felici ha esordito nell’editoria italiana, con il supporto di Garzanti Editore, raccontando una storia d’amore che sboccia nel periodo più delicato per antonomasia: l’adolescenza.

Eppure la storia di Galiano non si sofferma sulla patina superficiale e stereotipata del primo amore, bensì affina la penna, l’appuntisce e scava nelle profondità di un sentimento che per certi versi resterà un’incognita a venti, a quaranta e a ottant’anni.

Copertina del romanzo di Enrico Galiano
Eppure cadiamo felici, il romanzo d'esordio di Enrico Galiano

Gioia Spada e il suo "pianeta di merda"

Gioia ha paura del mondo. Una paura che nasce dal bisogno di farne parte e dal conseguente rifiuto. Gioia, una diciassettenne dalla forte sensibilità, vorrebbe trovare il suo posto nel mondo, sgomitando tra l’invisibilità nei banchi di scuola e una famiglia spiantata che ricade nel circolo vizioso degli stessi, patetici errori.

Il migliore dei mondi possibili è quello dove nessuno ha bisogno di tradurre sé stesso, per farsi capire dagli altri.

L’unica arma di Gioia è la macchina fotografica, l’unico strumento che funge da mediatore tra lei e il resto del mondo e che la trasforma in artista e codarda al tempo stesso. Artista, perché intrappola ciò che all’occhio comune sfugge. Codarda, perché lo coglie di spalle.

Le facce delle persone mentono, mentono sempre. Di spalle dicono sempre la verità.

Rabbia e allegria. Tristezza e felicità. Amore e odio. Emozioni con cui avremo a che fare per tutta la vita e che esplodono nella vita di Gioia in un turbine altalenante che spesso la portano a interrogarsi su cosa sia realmente giusto o sbagliato, vero o falso. Essendosi creata un’amica immaginaria per far fronte a un’esistenza solitaria, Gioia passeggia in bilico tra realtà e finzione credendo di bastarsi, finché non incontra Lo. Tutto ciò che c’era prima di lui viene improvvisamente cancellato: niente ha più importanza.

Lo e Gioia & Amore e Psiche: l’amore è luce o buio?

Incontri segreti in un vecchio bar, chiacchierate al chiaro di luna, un amore che sboccia lontano dagli occhi contaminati del mondo. Lo e Gioia s’incontrano in un grande momento di smarrimento che porta rapidamente le loro anime in rotta di collisione.

In quel punto lì mi ero persa ma quel momento è stato proprio la notte che ho incontrato te e a me lì è sembrato di aver trovato qualcosa.

Ma il marcio è dappertutto. Dal mondo non si può scappare. Lo è un ragazzo che nasconde tanti, troppi segreti e quell’alone di amore proibito che Gioia respira in sua compagnia inizia a starle stretto. Perché dovrebbero viversi soltanto di notte? La luce del sole porterebbe a galla segreti troppo scomodi da digerire?

Così come Amore e Psiche dovettero vivere il loro amore nel buio cupo della notte, Gioia e Lo imparano ad amarsi di nascosto sotto la luce delle stelle, finché quell’alone pallido della luna non basta più. Gioia vuole il sole, la luce.

La grande incognita di Lo

Compare in un’anonima felpa nera e l’incombenza di un passato misterioso soffocherà il finto idillio in cui hanno trovato riparo. Lo è un ragazzo di cui Gioia non conosce assolutamente nulla: non sa dove abita, non sa chi sia la sua famiglia, non sa che liceo frequenta, e non sa neanche perché si faccia chiamare come un articolo determinativo. Sa soltanto che ha diciotto anni e che gira sempre con un barattolo di sassi.

Il problema è che ci sono cose che non si riparano. I sassi, una volta che li scagli per terra forte e li spezzi, poi non tornano più insieme. Non si aggiustano, diventano un’altra cosa.

I sassi sono le storie che Lo ha vissuto, i ricordi di momenti durati troppo poco, sensazioni che ormai gli sfuggono, collezioni di tempi lontani in cui è forse riuscito a scorgere il sapore della felicità. Lo è un sasso, crepato e ammaccato, che sta cercando di tornare intero. Ma sta cercando di farlo da solo, pur sapendo (forse) che senza aiuto potrebbe non riuscirci.

Le parole intraducibili di Gioia

Sono parole che hanno interi mondi dentro, piccole schegge di suono di due o tre sillabe che avrebbero bisogno di pagine e pagine per essere spiegate, ma che vanno lasciate così.

Giapponesi, russe, tedesche, cinesi, coreane, yiddish, turche, portoghesi, olandesi, indonesiane, filippine. Le parole che Gioia ruba da altre lingue, altre culture, scarabocchiandole sul suo taccuino, non hanno limiti. Sono parole che esprimo stati d’animo, concetti, sentimenti. Esprimono Gioia.

Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole? Wenn ein glückliches fällt. Per ricordarmi che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.

Gioia e Lo sono esattamente questo: due cose che cadono, quelle cose che nessuno nota, quelle cose che si buttano via. Vivono nel buio perché temono che la luce della vita possa abbacinarli al punto da farli scomparire, ma la verità è che il buio non potrebbe esistere senza la luce. Gioia è stanca di prendere la vita di spalle: vuole prenderla di petto.

I tre saggi di Eppure cadiamo felici

Tre personaggi che in comune sembrano avere ben poco. Una è immaginaria, una è sboccata quanto tatuata e l’altro è un professore di filosofia di sessant’anni. Eppure sono tre fonti di saggezza.

I veri pazzi, mia cara, sono quelli che vedono solo quello che hanno davanti agli occhi.

Tonia, Giovanna e il professor Bove. Sono le tre bocche della verità che aiutano Gioia a farsi largo nella grande giostra della vita. Mentre Tonia è frutto della fantasia contorta della protagonista e al tempo stesso rappresenta la sua razionalità, Bove è il modello di vita che Gioia decide di seguire, lasciandosi però condizionare dalla brutalità cinica di Giovanna, la barista che per quanto giovane sa perfettamente a cosa Gioia sta andando incontro. Tre personaggi che completano con una sfaccettatura il dipinto finale. Goia è un’adolescente e ha bisogno di essere guidata in un mondo di sbavature, in cui è facile inciampare in filtri grigi e opachi quando in realtà è beccando la porta giusta che esplodono gli acquarelli. Tonia, Giovanna e Bove l’aiutano a ritrovare i giusti colori per la sua tavolozza. Come dipingere, quello spetta a Gioia.

Lo stile di Enrico Galiano

È possibile che qualcosa abbagli così tanto da ingannare.

Ci sono tante parole, nel romanzo di Galiano. Parole che esprimono fatti concreti o mai avvenuti, parole che sembrano dire una cosa quando in realtà ne dicono un’altra, parole che fanno appello alle culture del mondo per esprimere concetti difficili e misteriosi, parole che restano semplicemente questo: parole.

Gioia affronta il mondo con il suono delle parole. I suoi silenzi gridano così tante parole che pur non leggendole s’imprimono ugualmente sulla carta, nella testa. La penna di Galiano scorre indisturbata, a tratti troppo veloce e si è costretti a rallentare l’occhio per evitare di arrivare al finale troppo in fretta.

Gioia Spada non è una che sorride tanto spesso, ma quando lo fa accende la luce.

Il romanzo si accavalla tra canzoni dei Pink Floyd e la prosa di Don Chisciotte della Mancia, spruzzi di paragoni riguardo ciò che siamo e ciò che potremmo essere, gli errori che furono di Amore e Psiche e gli errori di adesso per Gioia e Lo.

La struttura del romanzo è suddivisa in quattro parti che potrebbero corrispondere a quattro fasi differenti di Gioia nella vita di Lo. Un personaggio enigmatico e profondo che cela un passato burrascoso, tormentato, con tanti di quei grigi attorno a sé che la ricerca di uno spiraglio di sole diventa quasi utopia. Ma poi il sole arriva.

Cosa vuoi fare da grande? Felice qualcuno

Nessuno lo sa, ma lei è una di quelle che quando alle elementari ti chiedevano 'Cosa vuoi fare da grande?' rispondeva sempre nello stesso modo, e cioè: 'felice qualcuno'.

Questa citazione è la rappresentazione per iscritto di tutto il romanzo. Gioia è alla ricerca del suo posto nel mondo, ma il suo obiettivo è questo: la felicità. Una felicità che si rovescia su chi la vive, una felicità che abbraccia chiunque voglia entrare a far parte del suo mondo. Chiunque la voglia affianco a sé.

Dopo la lettura, abbiamo intervistato l’autore che ci ha raccontato un po’ di retroscena:

FoxLife: Da dove è nata l’idea delle parole intraducibili?

Enrico Galiano: In realtà non lo so: mi ricordo solo che stavo scrivendo e una di queste parole si è infilata nella storia da sola. Poi, dato che Gioia ha questa fissa del "traduttore", questa idiosincrasia verso il fatto che nei rapporti con le persone sembra sempre necessario tradurre sé stessi per farsi capire, l'idea ha preso corpo da sé, come dire, coerentemente col personaggio.

FL: Qual è la parola intraducibile che più la rappresenta?

EG: Pochemucka, la parola russa che significa "persona che fa e si fa troppe domande". Ma anche luftmensch, la parola yiddish che vuol dire "chi fa costantemente sogni ad occhi aperti" non scherza.

FL: La struttura del romanzo divisa in tre atti è stata una scelta legata alla malattia di Lo? Il finale potremmo paragonarlo allo stadio della guarigione?

EG: Sinceramente è la prima volta che qualcuno mi fa notare questa correlazione: io l'ho vista più come un'esigenza della storia in sé, una divisione che aumenta la tensione e scandisce con più precisione gli eventi.

FL: Il professor Bove, Giovanna e Tonia. Da dove sono nati questi personaggi?

Il professor Bove è il professore che io vorrei tanto essere fra una ventina d'anni, quindi mi sono divertito a immaginarmi nei suoi panni, ma un po' anche a fargli dire le cose che forse io avrei voluto sentirmi dire dai miei prof quando di anni ne avevo 17. Tonia è l'altra faccia di Gioia, è nata da sola e insieme a Gioia perché il suo essere introverso era francamente troppo, c'era come bisogno di un lato scanzonato e leggero insieme al lato oscuro di Gioia. Giovanna invece è l'amica adulta che tutte le ragazze vorrebbero avere: una che sa consigliare senza giudicare, una rarità assoluta!

FL: Quanto c’è di lei in questo romanzo? È molta più finzione o molta più realtà?

Di me? Moltissimo. Anche io come Lo andavo sui tetti da giovane, addirittura a volte ci dormivo. Anch'io come Gioia sono affascinato dalle parole intraducibili e amo moltissime canzoni dei Pink Floyd. E poi anch'io ho vissuto esperienze familiari non molto distanti da quelle di Gioia. Inoltre nei pensieri della mia protagonista ci sono molti pensieri del me diciassettenne che, in questo libro, ha potuto rivivere.

FL: Può darci qualche spoiler circa progetti futuri? Sta lavorando a un nuovo romanzo?

Certo, sto scrivendo un altro romanzo per Garzanti, sempre con protagonisti adolescenti e sempre ambientato nella mia città: stavolta però ci sarà molta più azione, sarà un vero e proprio road-movie su carta!

Gioia e Lo sono due anime affini che dopo tanto rincorrere l'ombra del sole, riescono finalmente a raggiungere la luce.

E a diciassette anni forse Gioia ci è già riuscita, a fare felice qualcuno.

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