Stai leggendo: Le punizioni non educano i bambini

Prossimo articolo: Come far addormentare due o più figli velocemente senza lotte continue

Letto: {{progress}}

Le punizioni non educano i bambini

Scopri perché le punizioni non insegnano nulla di costruttivo a tuo figlio e diminuiscono la sua fiducia nei tuoi confronti.

punizioni non educative

9 condivisioni 0 commenti

Con grande stupore osservo quanti genitori, e non solo, ricorrono alle punizioni ogni volta in cui devono gestire una situazione complicata, impartire una regola oppure rispondere a un "brutto voto" a scuola.

Perché usiamo ancora così spesso le punizioni anche se con i bambini di oggi sono inutili sul piano educativo e in più abbassano l'autostima e la fiducia nel genitore? Ci sono in tutto 5 motivi.

  • Per cominciare accade perché crediamo nel valore educativo delle punizioni
  • Diamo per scontato che siano utili, inevitabili e che se non le usi i bambini ti mettono i piedi in testa!
  • Scappano perché, in preda a rabbia e frustrazione, non sappiamo che altro fare
  • Sono riflessi incondizionati frutto dell'educazione che abbiamo ricevuto da bambini
  • Non abbiamo valide soluzioni alternative!

Ereditate da un modello educativo del passato, agli occhi di molti sembrano funzionare comunque molto bene... se non si considerano i sentimenti, l'affettività e la natura del bambino.

Non siamo abituati a pensare e agire in maniera differente

Non lo facciamo per cattiveria o per insensibilità, ma semplicemente perché siamo cresciuti così anche noi e non siamo abituati a pensare e agire in maniera differente e, soprattutto, a credere che qualcosa di molto diverso possa funzionare davvero.

È sotto gli occhi di tutti l'evidenza che, davanti a una punizione, molti bambini si sottomettono, si bloccano stupiti e impauriti davanti a un urlo ben piazzato. Anche se piangono sembrano ascoltarci e redimerci, anche se sembrano ribellarsi - se noi rincariamo la dose - alla fine cedono.

Prima di parlarti delle soluzioni, voglio sensibilizzarti e informarti sulle conseguenze a lungo termine che le punizioni hanno su tuo figlio.

Le conseguenze delle punizioni

A volte ci domandiamo come mai gli adolescenti siano ribelli, perché i nostri figli non si confidino più con noi o perché non ascoltino, trascurando che le cause hanno le loro radici nei primi anni della relazione con loro, quando abbiamo impostato determinati atteggiamenti e modelli educativi che hanno contaminato le basi di una sana relazione futura.

Quindi, a lungo termine, cosa comportano le punizioni?

  1. L'autostima del bambino fa un inesorabile capitombolo verso il basso: la punizione lo umilia, lo fa sentire profondamente inadeguato e non gli dà la possibilità di rimediare o comprendere
  2. Tuo figlio perde stima e fiducia nei tuoi confronti, minacciando le basi di una relazione sana presente e futura: da te vuole essere compreso, accettato e vuole imparare senza sentirsi giudicato come funziona il mondo, cosa può fare e cosa no, non gli serve un vigile ma una guida comprensiva, amorevole e sicura
  3. La punizione fa sentire il bambino umiliato impedendogli di credere nelle sue forze interiori, di rafforzarle così da far leva su di loro nei momenti di difficoltà, anche quando sarà adulto
  4. La punizione fa sorgere nel bambino l'idea che esista dentro e fuori di noi un giudice che è pronto a giudicarti e castigarti anziché permetterti di essere sempre amorevole con te stesso, di poter imparare dalla vita, di poter rimediare agli errori. Abbiamo bisogno di questo per essere adulti maturi e non del contrario

Eppure, c'è qualcosa di incontrollabile che scatta nel genitore e che lo spinge a punire il bambino.

A volte si tratta di una scelta ragionata, ma molto più spesso abbiamo a che fare con un impulso che non riusciamo a gestire, una reazione più forte di noi: ci arrabbiamo, iniziamo ad alzare la voce e a far scattare la minaccia che poi si concretizza per esempio in uscite come le seguenti:

"Adesso vai a letto senza cena!"

"Fila di là da solo in camera tua e non tornare finché non avrai una buona spiegazione da darmi!"

"Mettiti lì seduto e rifletti finché non ti darò il permesso di alzarti!"

"Mentre i tuoi fratelli mangeranno il gelato, vorrà dire che tu finirai tutti i compiti!"

"Metto una bella crocetta negativa sulla lavagnetta delle regole perché oggi non ti sei comportato affatto bene!"

"Per una settimana scordati la TV!"

E potremmo proseguire pressoché all'infinito...

Quindi a chi serve davvero la punizione?

Di fatto serve esclusivamente a chi la infligge e non a chi la subisce.

Mi spiego meglio: la difficoltà che abbiamo noi adulti di gestire le nostre emozioni, ci impedisce di essere neutrali ed empatici. Tutto il bagaglio che non riusciamo a gestire diventa un fiume in piena, incontrollabile, che abbiamo bisogno di liberare, di sfogare.

Infatti, una volta inflitto il castigo dall'alto della nostra posizione, l'adulto si sente meglio, come se si fosse liberato, svuotato e se non fosse per il senso di colpa che a volte fa capolino potremmo dire che si senta quasi soddisfatto.

Attraverso la punizione inflitta (se siamo davvero onesti con noi stessi) a volte scarichiamo la rabbia, altre volte ci sentiamo più forti dei nostri figli e abbiamo la sensazione di avere tutto sotto controllo, crediamo di aver fatto il nostro dovere e questo in qualche modo ci rassicura.

So che può sembrare un punto di vista esagerato ma è la conclusione a cui sono arrivata dopo anni di osservazione di adulti, bambini e della loro relazione.

Dal castigo il bambino non impara nulla

bimba punitaHD

Se il nostro desiderio è che il bambino impari buone abitudini, rispetto degli altri, regole di pacifica convivenza, di certo le punizioni non sono la soluzione.

Dal castigo il bambino non impara nulla: conosce la paura, lo sconforto, la solitudine ma di certo non comprende la "lezione".

Anzi, rischia di assorbire questo comportamento e di utilizzarlo con (o meglio, contro) se stesso e verso gli altri quando sarà adulto.

Prima di passare alle alternative, può esserci di aiuto fare insieme una riflessione scomoda ma utile e profonda: come ci sentivamo noi da bambini quando venivamo puniti? Quando i nostri genitori ci sgridavano e ci urlavano contro senza prendersi il tempo di capire o ascoltare le nostre motivazioni, cosa pensavamo?

Quanta stima avevamo del genitore o dell'adulto che ci castigava? Perché per quelli che, come i tuoi figli, sono bambini oggi dovrebbe essere diverso?

Se le punizioni non le tolleriamo fra noi adulti perché diventano educative per i bambini?

Lascio a te le risposte, e, considerando che non voglio generare sensi di colpa, giudizi o sconforto, mi accingo subito a fornirti qualche valida soluzione che ti impedirà di incorrere in questa serie di conseguenze spiacevoli.

Ne approfitto per tranquillizzarti: purtroppo per il momento nessuno di noi nasce come genitore superpreparato e con tutte le soluzioni a portata di mano e rodate alla perfezione.

Essere genitore oggi, al di là di quello che ci raccontano, vuol dire navigare spesso a vista e in qualche modo crescere anche noi insieme ai nostri figli.

Quindi, al bando quello che è stato fino a ieri e possiamo impegnarci a fare sempre meglio a partire da oggi. Perché si può sempre recuperare.
Come? Lo vediamo adesso insieme.

Come evitare le punizioni

Ecco qualche soluzione a portata di mano e su cui riflettere per gestire i momenti difficili durante i quali di solito puniresti tuo figlio:

  1. Abìtuati a prenderti sempre qualche secondo di tempo libero per fare qualche respiro profondo: in quei secondi non succede il finimondo e intanto tu puoi calmare un pochino le tue emozioni e riflettere con maggior lucidità e distacco sul da farsi
  2. Evita di essere giudicante nei suoi confronti, di prendere una posizione per partito preso e fai il possibile per attivare le tue doti pratiche (lui ha bisogno di te per imparare e per essere accolto)
  3. Mettiti con sincerità nei suoi panni e domandati perché può aver agito in quel modo, perché si è comportato così, perché ha reagito con quelle parole, perché c'è stato quel problema a scuola, perché non vuole fare quella determinata cosa (tutti i bambini, nessuno escluso, hanno sempre un valido motivo dietro il risultato del loro comportamento)
  4. Adesso, renditi disponibile a comprenderlo e a trovare una soluzione insieme: rimediare raccogliendo i cocci con te se ha rotto qualcosa, studiando con lui qualche ora in più se quella materia proprio non gli piace, permettendogli di scusarsi o di fare un regalino all'amichetto o alla sorellina a cui ha dato uno spintone, ecc.
  5. Non dimenticarti mai di dare la priorità all'ascolto, alla comprensione e all'accettazione dei suoi stati d'animo: "lo so che non lo hai fatto apposta", "lo so che per te è difficile", "capisco che non vorresti mai spegnerla questa TV...", "ho capito che non sapevi che altro fare...", "lo so, mi sono accorta che volevi provare a fare da solo", ecc.

Infine, so benissimo che non è semplice abbandonare un modo di fare radicato in noi per abbracciarne un altro, anche se quest'ultimo è più benefico per nostro figlio e a lungo andare ci fa anche risparmiare un sacco di tempo (altrimenti perso in inutili discussioni e lotte di potere).

Quindi non perderti d'animo, persevera, riprovaci ancora e poi ancora.

Credici e fai il possibile per alimentare in te nuove e preziose riflessioni che ti avvicinino sempre di più alla natura di tuo figlio e al tuo ruolo di guida e di mentore.

Lui ha bisogno di te per imparare e per credere in se stesso. 

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.