Stai leggendo: Perfettamente amiche

Prossimo articolo: Protocollo di chiusura: 10 step per gestire la fine di un amore

Letto: {{progress}}
Memorie di una Vagina

Memorie di una Vagina Mentore

Perfettamente amiche

L'amicizia fra donne è possibile. Eccome se lo è.

gruppo di ragazze amiche

1 condivisione 0 commenti

Tra le varie cose che talvolta invidio al genere maschile (e tra esse, per vostra info, non c’è il pene, perché secondo me dev’essere tutt’altro che comodo camminare con quella paccottiglia tra le cosce), c’è il fatto di non doversi mai sentir dire frasi come “l’amicizia tra uomini non è possibile”.

Voglio dire: nessuno mai direbbe una frase del genere. L’amicizia tra uomini non solo è possibile, ma è proprio nell’ordine delle cose: il "cameratismo virile" rimanda a un forzuto sodalizio tra uomini e il suo equivalente sarebbe la “solidarietà femminile”, che invece rimanda a un’idea di mutuo soccorso tra invalide. Oppure ci sarebbe la “complicità femminile” che invece è un concetto più affascinante, misterioso (poiché intangibile, fatto di sguardi e non di fragorose pacche sulle spalle dei camerata), e quasi sempre viene prontamente smentito da chi dichiara che: “le donne sono incapaci di fare squadra”, come se questo fosse un demerito universale, trasversalmente spalmato su un genere naturalmente incline alla competizione, al pettegolezzo e al tradimento.

Un luogo comune, né più né meno, direbbe qualcuno e, come tutti i luoghi comuni, un fondamento di verità in esso c’è. Giusto, ma i luoghi comuni vanno bene per le barzellette, meno per chi vorrebbe sperticarsi in analisi socio-antropologiche, come certi osservatori che affermano con certezza scientifica che l’amicizia femminile è sistematicamente falsa.

Partiamo col dire che l’amicizia tra donne è senza dubbio più complessa, per la stessa ragione per cui preparare un croquembouche è più complicato che preparare un toast. È più complessa perché la nostra identità è mediamente più articolata (per non dire “sofisticata”, se no mi accusano di sessismo) di quella virile e perché, da un certo punto di vista, possiamo ammettere pure di essere più “competitive” (sebbene il mondo sia popolato – specie in posizioni di dirigenza e potere – da uomini che farebbero venire i brividi per spregiudicatezza e incompetenza).

Possiamo ammettere di provare competizione su più livelli, anche contemporaneamente, compresi tra gli abiti che indossiamo, la taglia che calziamo, le nostre abilità di qualunque genere e natura. Però, una volta ammesso, possiamo anche dire che spesso questo è frutto di una culturale disposizione all’insicurezza, una programmatica educazione a piacere agli altri più che a noi stesse, un bisogno più radicale di accettazione che ci portiamo appresso – spesso senza saperlo – dai tempi del cucco. Non intendo dire che gli uomini non siano vessati – su altri fronti – da altre insicurezze. Intendo dire che le nostre sono plateali e manifeste, fin dalla più tenera età, e vanno dalla misura che raggiungono le nostre tette a seguito delle prime mestruazioni, al numero di uomini con cui siamo state (classificati per qualità e quantità), ai traguardi professionali che raggiungiamo, ai traguardi emotivi che ci consacrano nell’Olimpo delle donne realizzate, fino all’efficacia con cui combattiamo il tempo tiranno, alla marca della nuova borsa che abbiamo comprato, alla popolarità presso genitori/amici/colleghi e via discorrendo, in una scala potenzialmente infinita di assi su cui confrontarci costantemente con le altre. E questa forma di competizione si manifesta fin da giovanissime, con quelle che non passano gli appunti della lezione perché "se volevi te li prendevi tu", che poi in età adulta non ti danno la ricetta della loro crostata o non ti dicono quale antirughe usano.

Per un certo periodo della mia vita, io stessa ho smesso di credere all’amicizia tra donne e ho avuto principalmente amici uomini. Oppure amiche femmine, ma sempre cercando attentamente di essere la più carina del gruppo o, laddove questo non era possibile perché suvvia non sono mica Scarlett Johansson, per lo meno la più “intelligente”. Ma anche in quel caso qualcosa non ha funzionato.

Finché non è arrivata la più recente stagione della mia vita, nella quale non è che io abbia scoperto l’ancestrale segreto dell’amicizia vaginale, più semplicemente sono cresciuta, più semplicemente ho imparato a riconoscere le donne che mi piacevano (e non tutte mi piacciono), quelle con cui avevo qualcosa in comune e quelle che da me erano completamente diverse e proprio questo le rendeva speciali; ad accettarne anche gli aspetti che mi garbavano meno nella consapevolezza che loro avrebbero accettato i miei; a stimarle come persone, prima ancora che come amiche.

E, improvvisamente, mi sono accorta della sconcertante quantità di donne intelligenti, ironiche, volitive, brillanti, trasparenti che ci sono nel mondo. E, da allora, fatico a tacere quando qualcuno mi dice che l’amicizia tra donne non esiste. Non solo essa esiste, ma è preziosa. È fondamentale. È un carburante irrinunciabile per comprendere sé stesse e il prossimo, per confrontarsi, per comunicare con qualcuno che parli la stessa lingua (perché anche l’uomo più sensibile, cresciuto dalla madre più progressista e dalle sorelle più espansive, sempre uomo rimarrà: faticherà sempre a comprendere quel range di assurdità che solo tra noi possiamo confessarci).

È esposta al conflitto questa amicizia? Beh sì, certo che sì. Quando è reale, quando è trasparente, quando viaggia anche attraverso parole che non vorremmo sentire, quando si manifesta in strigliate di orecchie, nella schiettezza di dirsi cosa sta sul cazzo dell’altra. Sono le amiche che non tacciono e, anzi, a volte parlano troppo. Sono quelle che non preservano lo status quo ma lo espongono ai cambiamenti che nella vita ci sono e ai quali l’amicizia è chiamata ad adattarsi. Sono quelle che ti suggeriscono i tuoi limiti se non li vedi da sola, quelle che ti incoraggiano e i loro incoraggiamenti valgono doppio. Sono le amiche che ti contraddicono, che ti consolano, che ti suggeriscono nuovi punti di vista, che ti trascinano in esperienze nuove. Sono le amiche che ti fanno crescere, che le cose te le dicono in faccia e non alle spalle, quelle i cui successi ti incoraggiano e ti spronano a fare meglio, quelle intelligenti abbastanza da mettere in discussione se stesse, oltre agli altri, quasi sempre. Sono le amiche come noi, a volte persino migliori, che hanno più successo, che sono più ricche, che a volte sono anche più grandi. Sono quelle capaci di essere sincere con se stesse, prima ancora che con noialtre. Sono queste donne qui, che smentiscono tutti i luoghi comuni e che sono perfettamente amiche.

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.