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Protocollo di chiusura: 10 step per gestire la fine di un amore

L’amore è eterno finché dura, dice un proverbio assai saggio. Il ché significa che l’amore, presto o tardi, d’un modo o d’un altro, finisce. E finiscono pure le storie.

La fine di un amore: 10 step per gestirla

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La cosa singolare, quando finisce un amore, che di solito finisce in maniera banale quello, in un momento apparentemente insignificante, non fa scenate, non strilla, non strepita, non piange, non recrimina, non sputtana a destra e a manca, queste robe le facciamo noi, semmai, non gli amori. L’amore finisce a caso, scivola semplicemente via dalle pelli che aveva unito, vola altrove, si risveglia in un’altra mano che sfiora – anche per caso o per scherzo – la nostra e ci ricorda che il mondo è pieno di mani, e di pelli, e di labbra, e di salive, ecco la cosa singolare è appunto questa: anche quando ci hai passato la vita a vivere gli amori e a vederli finire, e non solo i tuoi, pure quelli dei tuoi amici e dei tuoi conoscenti, a volte dei tuoi familiari, anche quando sai che potremmo denunciare per danni morali tutti i letterati che hanno forgiato per sempre il mito dell’amore romantico: ebbene, nonostante tutto ciò, quando un amore finisce, non sai mai bene che cazzo fare.

Non importa quanta esperienza sul campo tu abbia. Non importa quante volte tu ci sia passata. Accettare che gli amori, come i fiori, come gli insetti, come gli esseri viventi in generale, hanno dei cicli di vita, e che spesso muoiono, raramente sopravvivono e comunque cambiano, si trasformano, s’adattano, invecchiano insieme a noi, ecco tutto questo ci rimane sempre complesso.

Così ho pensato di stilare un vademecum essenziale su quali sono i primi 10 step per smaltire la fine di un amore. Stante che, mettiamoci l’anima in pace, gli amori non finiscono mai quando lo decidiamo noi. A volte finiscono molto prima di quando lo ufficializziamo. A volte non finiscono mai e continuano a vivere per sempre tra le pieghe della nostra coscienza, dove giace tutto ciò che sappiamo e non diciamo a nessuno, neppure a noi stessi.

FASE 1 - Ascoltare tutta la discografia di Battisti. O di Mina. O di De André. Piangendo e pensando a tutto ciò che sbagli in amore, al fatto che l’amore proprio non fa per te, piccola e fragile anima decadente. Che ogni volta che ti ci avvicini ti fai male. Che sei sempre speciale ma mai speciale abbastanza. E tutto quell’altro putiferio di amenità che di solito dici a te stessa per crogiolarti nel mal d’amore e cuocerti a fuoco lento. Comunque sia, fallo. Il dolore non va represso. Va sfogato. Bla bla bla.

FASE 2 - Parla. Non chiuderti nel silenzio. Ammorba il prossimo tuo come il prossimo tuo ammorba te. Impara, nella vita, a porgere sempre l’altro orecchio. Così quando sarei tu a star di merda, sarai in credito di attenzioni, sempre. Parla non per cercare risposte negli altri, non per trovare soluzioni. Parla perché i mostri peggiori fanno meno paura, se si condividono. I fardelli più pesanti, si trasportano meglio. E perché, attraverso le tue parole e quelle dei tuoi fidati confidenti, metterai meglio a fuoco cosa vuoi tu.

FASE 3 - A questo proposito, dirama un comunicato ufficiale ai tuoi amici più cari. Diglielo che stai male. Non possono saperlo a priori. Viviamo ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso per i cazzi suoi. Siamo perennemente infognati. Può sfuggirci. Chiedere aiuto, mandare un segnale, è una cosa che bisogna imparare a fare. Chessò, va bene pure un messaggio broadcast su WhatsApp. A quel punto starà a loro disseppellirti da casa, farti uscire, farti bere, se possibile portarti a ballare e a cantare "Nessuno mi può giudicare" di Caterina Caselli.

FASE 4 - Passa del tempo con la tua famiglia. Vai a trovarli al weekend. Fatti coccolare. Trova del tempo da passare con i tuoi affetti più cari, quelli che t’hanno vista nascere e crescere, ai quali non devi dimostrare niente (o quasi), per i quali sarai sempre la piccola di casa, anche ora che c’hai le rughe e i capelli bianchi. Fallo perché quando gli amori finiscono lasciano un buco in mezzo alla nostra identità, e per non riempirlo a caso di scorie radioattive, conviene riempirlo con l’usato garantito dell’affetto familiare.

FASE 5 - Non implodere nel tuo mondo. Certamente la tua vita ti parrà più miserabile delle altre. Tutto sarà nero. Tu non combini nulla di buono e ovunque, la tua masochistica attenzione selettiva, ti farà vedere persone innamorate e felici. Nella vita, comunque, a parte lo status sentimentale c’è altro. Ci sono altri problemi. Ci sono altre persone. Ciò vuol dire, banalmente, che anche se stai di merda, ricordati di chiedere alle persone a cui vuoi bene, come stanno loro. Perché i problemi non si mettono di solito in fila indiana, a volte arrivano in contemporanea, e sopportarsi è una cosa che va fatta sempre e reciprocamente. Non farti inghiottire e non diventare un’alienata egoriferita.

FASE 6 - Lavora. Lavora un casino. Concentrati tantissimo sul lavoro che almeno quello paga e lo shopping sappiamo che è una forma di gratificazione seria e affidabile, al di là di qualunque uomo possibile. E per quanto riguarda il tuo tempo libero, quello in cui ti ritrovi da sola con te stessa, riempilo con attività evasive, che ti premino, che sia il nuovo romanzo del tuo autore preferito, o la nuova stagione della tua serie tv cult. E se non c’è una nuova serie che ti piaccia, rivediti da capo quella che hai amato di più.

FASE 7 - Ripudia fermamente il degrado. Tieni la casa in ordine. Vivere in una discarica non gioverà alla tua anima e, soprattutto, il tuo habitat non deve somigliare al tuo umore, altrimenti si instaura in circolo difficile da rompere. Svuota il cesto della biancheria, fai le cazzo di lavatrici e riempi il tuo frigorifero di frutta e verdura. Modera il junk food.

FASE 8 - A questo proposito, vai in palestra. Vai nella cazzo di palestra. Muovi le chiappe e vai a squamare come una carogna, forza. Considera che non ti hanno ancora sposata, ergo tu ancora non hai il diritto di svaccare e di smettere di depilarti. E anche se ti pesa un casino l’idea di andarci, una volta che sarai lì, vedrai che ti farà sentire meglio.

FASE 9 - Prenditi cura di te. Sfoltisci quel monociglio che hai in fronte. Togli lo smalto scrostato e fatti le unghie. Quando esci datti sempre un filo di trucco e copri quelle occhiaie da Christiane F che ti porti appresso. E smettila di piangere, che davvero hai gli occhi gonfi come una testuggine con problemi tiroidei. Al weekend prenotati un massaggio dall’estetista. Fatti anche una maschera facciale, se ritieni, ascoltando il tuo album preferito (non ti giudicherò, se è Rihanna va bene lo stesso, l’importante è che piaccia a te).

FASE 10 - Fai molta attenzione al “chiodo schiaccia chiodo”. Molta. Per carità: flirta, parla, esci, bevi, limona, copula se lo vuoi. Ma stai molto attenta, prima di andare a letto con uno e pensare all’altro che ti manca e ritrovarti a piangere tra le lenzuola. Non complichiamo ulteriormente la situazione. Inoltre, se ammettiamo che chiodo schiaccia chiodo, sappi che stronzo non schiaccia stronzo. E che uno stronzo, sopra l’altro, crea solo uno stronzo più grosso, una montagnetta un po’ più alta di stronzaggine. Quindi insomma, valuta e non fare cose troppo avventate, se hai superato i 17 anni di età.

E, al termine di questi primi 10 passi, pensa che la fine di un amore è un po’ come la fine di un anno scolastico, di un ciclo di studi, di un contratto a progetto, di un periodo. È solo un capitolo che s’è chiuso. E per ogni puntata che finisce, ce n’è un’altra che – presto o tardi – inizia.

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