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La disprassia: cause, sintomi, diagnosi del disturbo del movimento

Un bambino che non riesce a tenere in mano le forbici o a leggere senza muovere la testa: sono alcuni dei sintomi della disprassia, un disturbo del movimento.

Un bambino triste che non gioca

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La disprassia è un disturbo che colpisce la sfera motoria: un bambino che ne è affetto ha problemi a organizzare e svolgere i movimenti, sia dal punto di vista spaziale sia temporale. Il movimento, anche se eseguito in velocità, può essere associato ad altre movenze superflue e risulta inefficace. A seconda di quanto è intensa, un bambino affetto da disprassia può apparire semplicemente un po’ goffo oppure, nei casi più estremi, riscontrare difficoltà nelle semplici azioni di tutti i giorni.

Cause

Le cause di questo disturbo sono ancora ignote, anche se, negli ambienti scientifici si sta facendo largo l’ipotesi che l’origine sia da ricercarsi nell’immaturità di alcuni circuiti celebrali. Proprio per questa teoria basata sull’immaturità, un’ipotetica lista dei soggetti più a rischio include:

  • Bambini di persone che hanno familiarità con problemi motori
  • Bambini nati prematuri o sottopeso

Sintomi

Bambino usa le forbiciHD

La prima raccomandazione è di non saltare alla conclusioni: se riconoscete alcuni di questi sintomi nel vostro bambino, ricordate che non significa per forza che sia affetto da disprassia. Può semplicemente avere un percorso di crescita più lento o diverso rispetto agli standard condivisi: ogni bambino ha i suoi tempi. Osservare il vostro bambino, rispettate i suoi tempi e non forzatelo a seguire tappe che, per lui, sono forse troppo lontane.

Ricordate inoltre che ci sono bambini che imparano tardi a camminare o a parlare, ma che poi, padroneggiato il nuovo mezzo, recuperano il tempo perduto: questi bambini, ovviamente, non sono affetti da nessun disturbo. La disprassia è una forma di ritardo che perdura nel tempo: la camminata rimane goffa, i movimenti impacciati, il linguaggio povero. Se avete dubbi, chiedete prima un parere al vostro pediatra e valutate poi di approfondire con una visita da uno specialista.

Il primo anno:

  • difficoltà a separare e utilizzare le singole dita
  • scarsi progressi dal punto di vista fisico e motorio (continua ad afferrare i propri giocattoli in maniera goffa, fatica a rimanere seduto o a girarsi, ecc…)

Intorno ai due anni:

  • difficoltà ad alimentarsi da solo
  • difficoltà ad afferrare oggetti
  • difficoltà nella gestione del proprio corpo (fatica a cambiare posizione, a mantenere l’equilibrio, non gattona, ecc…)
  • ritardo nella lallazione e capacità linguistica sottosviluppata
  • difficoltà nella gestione e nella comprensione dello spazio

In età prescolare:

  • deficit di attenzione
  • iperattività
  • difficoltà motorie (non riesce a scendere le scale, ha difficoltà a calciare una palla, ecc…)
  • fatica a svolgere attività in cui è richiesta la motricità fine, come l’uso delle forbici

In età scolare

  • deficit di attenzione
  • rifiuto di prendere parte ad attività di gruppo (il bambino avverte i propri limiti e si autoesclude per non mostrare agli altri le proprie difficoltà)
  • Difficoltà nel copiare i testi scritti alla lavagna o a disegnare

Tipologie

La disprassia può colpire diverse aree dell’abilità motoria, arrivando a interessare persino la motricità che coordina l’espressività verbale, la lettura e la scrittura. Se nei primi casi si nota immediatamente che qualcosa non va, perché il bambino fatica a fare i movimenti più semplici, come svestirsi da solo o portare da solo il cucchiaio alla bocca, il rischio nel secondo caso è non riconoscere immediatamente il disturbo. Capita spesso, infatti, che si sia più propensi a pensare a un disturbo di origine cognitiva, mentre invece è nella motricità che va ricercata la causa delle difficoltà del bambino.

  • Motoria: non si padroneggia la motricità che permette di svolgere un qualsiasi movimento in maniera fluida ed efficace, così anche i gesti all’apparenza più banali risultano goffi, rallentati se non impossibili
  • Verbale: la padronanza del linguaggio è insufficiente in relazione all’età del bambino, fatica a mettere in fila le parole e a esprimere un concetto
  • Oculare: non si padroneggia il movimento degli occhi, quindi non si riesce a leggere le righe tenendo il capo fermo o senza aiutarsi con un righello

Non è detto, però, che una tipologia escluda l’altra, ma semplicemente capita che nel bambino un tipo sia più prevalente rispetto agli altri.

Se si presenta da sola viene chiamata disprassia primaria: le cause non sono ancora chiare, ma si esclude un problema neurologico. Il disturbo della disprassia può però presentarsi in associazione ad altre sindromi, quali l’autismo o la sindrome di Down.

Diagnosi e cura

 Un gioco per diagnosticare la disprassia HD

Trattandosi di un disturbo multidisciplinare, è probabile che verrete affiancati da più esperti, per esempio un neuropsichiatra, uno psicologo e un logopedista.

Onde evitare di creare più danni che benefici, nel caso in cui questa diagnosi venga fatta in età precoce - 2/3 anni – è bene essere seguiti anche da uno psicologo dell’età evolutiva, che valuterà se iniziare la terapia o se si tratta semplicemente di un caso di ritardo maturativo, che quindi non necessità di nessuna cura, ma di pazienza e rispetto dei tempi del bambino.

In caso di diagnosi di disprassia, le attività proposte avranno l’aspetto di un gioco, di modo da essere accettate dal bambino, anche se, il primo passo perché la terapia dia i suoi frutti, è una stretta collaborazione tra medici, scuola e famiglia.

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