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Obiezione di coscienza e aborto: la situazione in Italia

Obiezione di coscienza e aborto, i due diritti che in Italia non riescono ancora a convivere.

Uno striscione pro 194

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Tra le leggi che hanno cambiato la vita delle donne in Italia, spicca sicuramente quella del 22 maggio 1978, la n. 194.

Tale norma, infatti, ha decriminalizzato e regolamentato l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) dopo anni di lotte, politiche e sociali, e un referendum fortemente voluto dall’allora Partito Radicale e dalla CISA (Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto).

Un'immagine storica di una manifestazione pro-abortoHDCorriere della Sera

La Legge 194, oltre a prevedere che una donna possa ricorrere all’IVG nei primi 90 giorni di gestazione, sancisce anche il diritto all’obiezione di coscienza per i medici ginecologi:

L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza.

Nonostante questo, però, la medesima legge dovrebbe comunque garantire - attraverso le regioni - che in ogni struttura, pubblica o privata, autorizzata venga praticato l’aborto:

Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale.

Il problema dell’obiezione di coscienza in Italia

Negli ultimi tempi in Italia si è tornato a parlare del “problema” dell’obiezione di coscienza. Tutto è iniziato ad aprile del 2016, quando il Belpaese è stato censurato dal Comitato dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, in seguito a un reclamo della CGIL.

Il secondo richiamo all’Italia è arrivato il 28 marzo scorso dal Comitato dei Diritti Umani dell’ONU che ci ha bacchettati perché nel nostro Paese - a causa di una grande quantità di obiettori di coscienza - risulta sempre più difficile abortire per le donne che scelgono di farlo.

Un'immagine della manifestazione Non Una di Meno a RomaHDNon Una di Meno

Ad allarmare l'opinione pubblica rispetto alla situazione è stato il controverso e triste caso di Valentina Milluzzo, una giovane donna morta il 16 ottobre del 2016 nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania per sepsi.

Secondo la famiglia la mancata somministrazione dei medicinali che avrebbero potuto salvare la ragazza è stata dovuta all’imporsi di un medico obiettore, ed effettivamente gli esami autoptici sul corpo della 32enne confermerebbero tale versione.

Sui documenti depositati c'è scritto, infatti, che il decesso di Valentina è stato causato anche da una “mancata tempestiva rimozione della fonte d’infezione (feti e placenta)”, nonostante l’articolo 9 della Legge 194 reciti espressamente:

L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

In attesa che venga fatta luce su questa specifica questione il problema permane e, come ha sottolineato in un'intervista Elisabetta Canitano, ginecologa e Presidente di Vita di Donna:

Quello che sta accadendo è molto grave: tutti i nostri punti nascita vengono man mano affidati a ginecologi obiettori di coscienza perché di fatto la Legge 194 non venga più applicata, cioè non sia più possibile materialmente. Rimane difesa da questi pochi, sei, otto ginecologi compresa me ormai vecchi, in procinto di andare in pensione.

Obiezione di coscienza e aborto - I numeri

Le parole della dottoressa Elisabetta Canitano sono tanto allarmanti quanto reali: numeri alla mano, i medici ginecologi obiettori di coscienza sono il 70%, una percentuale altissima che cambia di regione i regione e vede il Molise al primo posto con il 94%.

Manifestanti a Roma contro i troppi obiettori di coscienzaHDIl Dubbio

Oltre a queste, altre cifre importanti sono quelle riguardanti gli aborti clandestini che in Italia secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) sono ancora 20mila l’anno (tra donne italiane e straniere).

Un numero non allarmante se messo a confronto con quella del 1983 - anno in cui si è toccato un picco di 100mila interruzioni illegali di gravidanza - ma da non sottovalutare considerando il fatto che si tratta comunque di 20mila donne che hanno messo seriamente a rischio la propria salute.

Obiezione di coscienza e aborto - Non solo una scelta etica ?

Lo  scorso febbraio uno degli ultimi non obiettori della Regione Molise, Michele Mariano, ha rilasciato un’interessante intervista a La Repubblica in cui ha posto l’accento su un altro punto della questione.

A detta del il ginecologo, “costretto” a praticare 400 aborti l’anno, il motivo per cui molti suoi colleghi optano per l’obiezione di coscienza non è solo etico. Ha infatti dichiarato il Dottor Mariano:

Sicuramente c'è chi ha degli ostacoli morali e di certo gli aborti sono la parte meno gratificante del nostro lavoro. Ma la verità, scomoda, è un'altra: chi fa aborti non fa carriera. L'ho vissuto sulla mia pelle. Dovevo diventare primario di Ginecologia, ma quando la precedente amministrazione ha stipulato un accordo con l'Università Cattolica, sono diventato scomodo.

Le forti parole del Dottor Mariano sono state in parte confermate anche dalla Dottoressa Canitano con un’importante riflessione:

Il nostro diritto alla salute è sempre meno garantito. Perché in Italia tutte le strutture laiche stanno finendo in mano a obiettori, a primari non confessionali. In Lombardia, per esempio, i direttori di Unità operativa complessa negli ospedali sono di Comunione e Liberazione. Il glorioso reparto di fecondazione assistita Sant’Orsola di Bologna, che era diretto dal dottor Carlo Flamigni, ora è gestito da una cattolica, consigliera della nostra Ministra della salute. Nel Lazio, per esempio, abbiamo quattro punti nascita pubblici, più l’ospedale Casilino di Roma che è privato, diretti da medici non obiettori ma confessionali. È una battaglia: uno di questi medici ha già dichiarato che non farà gli aborti terapeutici.

Obiezione di coscienza e aborto - I primi provvedimenti

Essere obiettori di coscienza è un diritto esattamente come lo è l’IVG, ed è per questo un buon modo per risolvere il problema è stato quello messo in pratica dalla Regione Lazio che ha indetto un concorso per due ginecologi non obiettori da inserire nell’organico dell’Ospedale San Camillo di Roma.

Manifestazione in difesa della legge 194 in piazza Vanvitelli a Napoli HDCiro Fusco

Tale scelta, definita dallo stesso Presidente della Regione Lazio Andrea Zingaretti “sperimentale”, è stata attaccata da più parti come iniqua, ma d’altronde è l’unica strada possibile e immediata da intraprendere per far sì che l’obiezione di coscienza rimanga un diritto senza, al contempo, trasformare l'IVG in una concessione. Come sta accadendo.

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