Stai leggendo: Grey’s Anatomy 13: recensione episodio 8, “La Sala Dove Tutto Accade”

Prossimo articolo: Grey's Anatomy: ecco alcune Guest Star che forse vi siete persi

Letto: {{progress}}

Grey’s Anatomy 13: recensione episodio 8, “La Sala Dove Tutto Accade”

Meredith, Owen, Stephanie e Richard alle prese con un paziente sconosciuto e con i fantasmi del loro passato dell’episodio 8 di Grey’s Anatomy 13.

2k condivisioni 0 commenti

Questa settimana la storyline orizzontale della stagione 13 di Grey’s Anatomy si è fermata per dare vita a una sorta di pièce teatrale ambientata al Grey Sloan Memorial Hospital, nonché a uno degli episodi più belli che il medical drama di Shonda Rhimes abbia mai regalato ai suoi spettatori: La Sala Dove Tutto Accade.

Una scena della puntata La Sala Dove Tutto Accade di Grey's AnatomyHDABC

Reduci da ore e ore di lavoro Meredith Grey, Owen Hunt e Stephanie Edwards si ritrovano insieme in una sala operatoria per tentare di salvare un uomo, soprannominato Lo Sconosciuto, vittima di un grave incidente stradale.

I chirurghi, complice la stanchezza, litigano sul da farsi quando Richard Webber si unisce a loro e propone una sorta di gioco: fare finta che sul tavolo operatorio ci sia una persona conosciuta. Una persona alla quale valga veramente la pena regalare una possibilità di salvezza:

Questo paziente non è uno sconosciuto: rendiamolo qualcuno.

Inizialmente l’idea dell’ex Capo Webber non trova molti consensi e così inizia lui a fantasticare e ad immaginare che sotto le sue sapienti mani ci sia il corpo di una certa Gail.

Gail è una signora di 46 anni, ha tre figli ed è una violoncellista che per sbarcare il lunario lavora di notte, suona e insegna musica di giorno. Richard conosce bene quella donna, perché quella donna è la madre che ha perso a 10 anni.

Mentre i medici del Seattle continuano a battibeccare ognuno di loro tenta di trovare delle risposte sul da farsi interrogando i propri scheletri del passato.

Debbie Allen, Kevin McKidd e James Pickens Jr. sul set di Grey's Anatomy 13x08HDABC

Owen immagina di parlare con la sua dispersa sorella Meg che prende in giro i suoi metodi e la sua lentezza, Stephanie capisce - ricordando l'infanzia trascorsa in ospedale a studiare libri di medicina - che lo Sconosciuto che sta operando è affetto dalla sua stessa malattia autoimmune: la PTI.

La mente di Meredith, invece, fa un salto indietro nel tempo al giorno della morte di Derek quando crede che tutto sia perduto per il suo paziente e scopre che in sala d’attesa ci sono la moglie e i figli dello Sconosciuto ad attendere notizie.

I quattro medici di Seattle in questo episodio hanno fatto pace con il proprio passato, ed è proprio grazie a questa sorta di (ri)elaborazione di un antico dolore che riescono a trovare la lucidità per ridare una speranza vita al proprio paziente.

Perché, come sottolinea la stessa Dott.ssa Grey quando sul finale rivede (e noi con lei) il volto sorridente di Derek:

A volte è semplice. A volte cerchi di usare la mente: cerchi di pensare a qualcuno... Qualcuno che ami.

Diretto da Debbie Allen (che nella serie interpreta la matrona Catherine Avery) l'episodio 8 di Grey’s Anatomy 13, oltre a regalare 40 minuti di pura bellezza, chiarisce il motivo per il quale il medical drama di Shonda Rhimes - a quasi 12 anni dal suo esordio - continua ancora a mietere emozioni e successo.

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.