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Grey’s Anatomy 12: il commento all’episodio 6, "L'io che nessuno conosce"

Meredith dimostra ancora tutta la sua forza affrontando un'intera giornata accanto a quella Penny che accusa della morte di Derek. La speranza regna sovrana.

Alex e Meredith insieme in chiesa

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L’episodio 6 della stagione 12 di Grey's Anatomy (“L’io che nessuno conosce”, titolo originale: “The Me Nobody Knows”) è un tripudio alla speranza, all’ottimismo, all’idea di essere abbastanza forti da farcela.

Ognuno fa qualcosa per dimostrare che nella vita bisogna crederci per riuscirci.

Sul gradino più alto del podio c’è ovviamente Meredith: Meredith, Meredith, ancora Meredith. È forte abbastanza per avere al suo servizio Penny per tutto il giorno, ma cede nell’essere troppo dura e a volte ingiusta con lei. Il punto non è questo errore che fa, che ci sta tutto ci mancherebbe, ma è la forza con cui mette in discussione il suo comportamento: capisce di non “essere superiore”. E Derek è lì in questa sua presa di coscienza. È così bello vedere ogni tanto come Derek riaffiori nei suoi pensieri anche in modo positivo e non solo per il dolore che il ricordo provoca. Derek le starebbe vicino, la consiglierebbe, le farebbe capire qual è il modo di agire: Derek è ancora lì, accanto a lei… accanto a noi. Che bella quella scena in chiesa con Karev a fare da solido pilastro ai pensieri confusi di Meredith. (Peccato solo per il bizzarro codino con cui Meredith va in giro per tutto il giorno!)

E ancora una volta, Richard si guadagna il ruolo del mentore migliore che si possa volere. Per un attimo Shonda ci fa credere che Webber sia stato egoista e abbia pensato solo all’ospedale portando un elemento valido nell’organico, e invece è una lezione per Meredith, un aiuto per dimostrarle che ha la forza di andare avanti, che ha la forza di essere superiore, proprio come avrebbe voluto Derek.

A Derek Penny era piaciuta… quando era incosciente, a dare indicazioni solo attraverso la sua mente, Derek aveva apprezzato il piglio deciso di Penny, questo non possiamo dimenticarcelo. È vero che abbiamo bisogno di incolpare qualcuno per la morte di Derek e Penny sembra proprio il capro espiatorio milgiore, ma in cuor nostro sappiamo che la colpa non è sua. Lo sapeva Derek, lo sa Meredith.

La speranza regna sovrana anche nell’abbraccio tra April e Jackson dopo il miracolo che hanno fatto alle mani di quel bambino della Giordania. È chiara la metafora con il loro matrimonio: April che ci crede al di là di ogni razionalità, che si impunta, che si fissa, Jackson che si arrabbia per questa presa di posizione che lo esclude dalle decisioni, ma poi… chi ha ragione? Sul bambino aveva ragione la Kepner, ma sul matrimonio?

C’è speranza tra Callie e Penny. C’è speranza tra Richard e Maggie. E poi una domanda: c’è speranza anche tra Meredith e Amelia?

C’è speranza per tutti se affrontiamo a testa alta le situazioni che il destino ci mette davanti. Se lasciamo spazio a “quell’io che nessuno conosce”.

Chiudiamo il nostro commento sulle note della cover di “Oop I did it again” che fanno da cornice all’insegnamento finale di Meredith:

La nostra vergogna ci può soffocare, ci può uccidere, ci può far marcire dall’interno, se decidiamo di permetterglielo. Non lasciate che accada a voi.

PS: Ma su questo Nathan Riggs voi che idea vi siete fatti? Non è che salta fuori che lui e Owen si litigavano il cuore di Teddy ai tempi dell’esercito? Aspetteremo la prossima puntata per capirlo.

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