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Grey’s Anatomy: il commento all’episodio 14

Ed ecco come Amelia Shepherd è diventata leggendaria.

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Possiamo dirlo senza troppi sensazionalismi: l’episodio di Grey’s Anatomy di ieri sera è stato il momento che tutti stavamo aspettando. Dopo averla vista arrivare a Seattle al termine della scorsa stagione, Amelia Shepherd è stato un personaggio costruito (o meglio, ricostruito) pian piano, partendo in sordina sino a raggiungere il suo massimo potenziale narrativo in questi ultimi sviluppi.

Sono stati quaranta minuti nei quali abbiamo trattenuto il fiato, pianto ed esultato insieme alla Shepherd. Era come se fossimo in sala operatoria con lei, come se finalmente a svolgere quell’operazione impossibile ci fosse una nostra cara amica. Per chi già la conosceva in Private Practice, questo episodio è stato la consacrazione di una donna forte, che somatizza, che soffre, ma che alla fine ce la fa, sempre. Per chi ha imparato a conoscerla in Grey’s Anatomy, l’operazione alla Herman è stato l’attimo in cui abbiamo finalmente capito che Amelia non è solo “l’altro Shepherd”, ma un personaggio a tutto tondo con tanto da raccontare.

Amelia è tanto forte quanto fragile: è colei che crolla solo per un attimo in bagno prima di affrontare la sua personale chimera in sala operatoria, ma si ricompone subito perché sa che non può essere altrimenti. Prima di iniziare l’intervento, la Shepherd ci offre assieme alla Edward un momento che farà la storia di Grey’s Anatomy: la posa da supereroe, in grado di farti affrontare qualsiasi cosa. 

Poi si va in scena, si entra nell’arena, e tutti gli occhi sono puntati su Amelia, che ora deve dimostrare che il suo modus operandi non è solo arroganza, ma anche sapiente e visionaria abilità chirurgica. Dopo ore di operazione, Amelia si blocca: è persa nel bosco e non riesce a trovare la via di uscita. In questo momento interviene Richard, il faro del Grey Sloan Memorial Hospital, l’uomo, il mentore, il capo che ha reso tutti I personaggi di Grey’s Anatomy quello che sono oggi. Senza essere invadente, Webber guida Amelia, la fa ragionare anche quando lei sente che l’unica soluzione è quella di chiamare Derek e farlo intervenire. Ma non è questa l’opzione giusta, e alla fine la Shepherd ritorna in carreggiata più forte di prima, talmente convinta del suo potenziale che per inserire i semi radioattivi in grado di debellare per sempre il tumore decide di togliersi i guanti e rischiare la vita sotto gli occhi di un preoccupato (e innamorato?) Owen.

Altra superdonna de “La Distanza” è Arizona Robbins, che nonostante le ingerenze di una Bailey preoccupata senza motivo, riesce a brillare mettendo a frutto tutto ciò che la Herman le ha trasmesso. Il tutto è rievocato grazie a emozionanti flashback che ci fanno capire che sì, Nicole aveva puntato sul cavallo giusto, come dice alla sua protetta dopo essersi risvegliata dall’operazione.

Nonostante una vittoria dolceamara, Amelia ha sconfitto la morte come “una puttana in lacrime”, perché solo i supereroi possono farlo. E questa è la nostra Shepherd, una donna che non ricorda le cose facili, ma ricorda il sangue, e le ossa, e la battaglia lunga e angosciosa per arrivare in cima. Perché è così che diventi una leggenda, e Amelia ce l’ha fatta.

L’appuntamento con Grey’s Anatomy è ogni lunedì alle 21, in prima assoluta su FoxLife.

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