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Grey’s Anatomy 11: il commento all’episodio 13

Una puntata tutta dedicata al personaggio di Amelia Shepherd

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L’episodio 13 di Grey’s Anatomy è il tripudio di Amelia Shepherd. Dopo aver vissuto per anni (e un sacco di puntate) all’ombra del celebre fratello, qui c’è finalmente la riscossa della Shepherd Junior.

La vediamo perfettamente a suo agio sotto i riflettori, dandosi anche un certo tono, a volte un filo eccessivo, per dimostrare a tutti che come neurochirurgo lei non ha nulla da invidiare a nessuno. Quanto c’è di reale e quanto è facciata? Crede davvero di poter gestire completamente l’operazione della Herman oppure si sta sopravvalutando e una mano del fratello da Washington le potrebbe far comodo? Il suo voler fare tutto da sola indica incredibile sicurezza, decisione, professionalità o è solo sintomo di orgoglio, superbia e egocentrismo?

La risposta non può che dipendere da quello che succederà nell’operazione. Se andrà bene, saremo tutti ad osannare Amelia dicendo che lo sapevamo che ce l’avrebbe fatta. Se andrà male, saremo tutti a darle contro dicendo che era ovvio che non ce l’avrebbe fatta da sola.

Per entrare meglio nel vero mood di questa puntata, è bene fare un recap della storia della Shepherd, fin dai tempi di Private Practice, in cui l’abbiamo conosciuta a fondo.

A questo punto possiamo davvero apprezzare meglio il discorso sulla vita che fa Amelia in questa puntata.

“La vita vince. La vita troverà sempre un modo per continuare. La vita vince. Sempre.”

È un concetto chiunque lo esprima, ma se a dirlo è una donna che ha toccato il fondo del fondo a causa di alcol e droga, una donna che si è risvegliata accanto all’uomo che amava trovandolo morto, una donna che ha scoperto di essere incinta di un bambino senza cervello, allora il valore di questa frase aumenta in modo esponenziale.

E quella donna che ha dimostrato di avere davvero tanto coraggio nella sua vita, questa volta si trova a dover affrontare un coraggio senza precedenti perché è costretta a scommettere sulla vita di una donna. Sì, lo fanno tutti i dottori ogni volta che entrano in sala operatoria, ma qui il confine è molto più labile. Non è solo una questione di vita o di morte, ma di come quella vita potrebbe diventare. Perché basta lo sbaglio di un sospiro, il bisturi spostato di un micro millimetro, e la paziente potrebbe cambiare per sempre la sua anima, il suo cuore, il suo carattere. Tutto.

Cos’è dunque peggio? Perdere un paziente o condannarlo ad un’esistenza che non è più la sua? La famosa “scatola dei sogni”, quella che ci permette di immaginare e sognare è ciò che racchiude la nostra completa essenza?

E l’ultima domanda che ci attanaglierà fino alla prossima puntata: Amelia e di conseguenza la Herman ce la faranno? Appuntamento a lunedì alle 21 su FoxLife per scoprirlo.

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